Il cambiamento globale sta provocando un’accelerazione nel ritmo di scioglimento dei ghiacci in tutto il mondo, soprattutto i grandi bacini della Groenlandia a Nord e dell’Antartico a Sud. Si tratta di un dato di fatto ormai incontestabile, se tralasciamo Donald Trump. Così come è inevitabile che la conseguenza di questo fenomeno sia l’innalzamento futuro (ma neanche tanto) del livello dei mari e quindi un deterioramento delle zone costiere. Ma non tutte le città a rischio per l’aumento del livello delle acque saranno colpite allo stesso modo. Una nuova ricerca della Nasa sottolinea che i diversi ecosistemi ghiacciati avranno conseguenze diverse sulle differenti regioni a seconda di quanto e come i ghiacci andranno ad aumentare le masse oceaniche e di come si muovono le correnti, a loro volta condizionate dal cambiamento dell’ecosistema climatico globale.

A corredo della ricerca i ricercatori dell’Agenzia spaziale americana hanno creato uno strumento interattivo per permettere di controllare in maniera intuitiva il modo in cui quasi trecento città costiere saranno impattate dallo scioglimento delle masse ghiacciate. Si scopre così che New York si dovrà preoccupare in maniera particolare di tre ghiacciai nella regione settentrionale della Groenlandia, mentre Londra dovrà osservare con maggior attenzione l’andamento dello strato gelate nel nord-ovest della stessa Groenlandia. All’altro capo del mondo, a causa della circolazione oceanica, Sydney dovrà temere di più lo stato dei ghiacci più lontani che non quelli più prossimi alle coste australiane. E si scopre anche che il Mediterraneo dovrà guardare a Nord, non tanto ai ghiaccia alpini in liquefazione quanto ai ghiacci della Groenlandia, soprattutto sulla costa occidentale perché le correnti atlantiche portaranno l’eccesso d’acqua all’interno del bacino mediterraneo, comprese le tre città italiane considerate, Trieste, Napoli e Siracusa: cliccando su di loro nella mappa le coste della Groenlandia diventano rosso fuoco.

I ricercatori hanno pensato al tool come strumento per aumentare la consapevolezza dei cittadini, ma anche perché possa essere utile agli amministratori delle città costiere per renderli consapevoli su come le città dovranno adattarsi al meglio al climate change. Se le città e i paesi vogliono mettere a punto piani per contrastare gli effetti dell’innalzamento delle acque, devono pensare già da subito nell’ottica dei prossimi cent’anni e devono cercare di valutare i rischi nello stesso modo delle compagnie assicurative”, ha commentato alla Bbc Erik Ivins, senior scientist della Nasa.

Sempre gli scienziati della Nasa hanno ideato una visualizzazione per mostrare l’andamento della Terra vista dallo spazio: in un video si possono vedere vent’anni di stagioni – dal settembre 1997 allo scorso settembre – che si alternano in poco più di due minuti. Il bianco della neve si espande e si contrae a partire dai poli, mentre gli oceani variano dal blu al viola per mostrare la varietà – o la carenza – della vita sottomarina. Anche in questo caso la visualizzazione dei dati punta a fornire elementi nuovi ai policymaker per prendere decisioni adeguate per il futuro. “E’ come vedere la Terra che respira”, ha commentato l’oceanografo della Nasa Jeremy Werdell. E in effetti è così!