La produzione di energia dai rifiuti è un tema che, soprattutto nel nostro Paese, produce reazioni contrastanti, come dimostrano le polemiche che accompagnano puntualmente i progetti per la costruzione dei termovalorizzatori e, in misura inferiore, degli impianti di biogas. Proprio sul fronte della termovalorizzazione dei rifiuti, dopo anni di sostanziale stallo, potrebbe essere vicina una svolta: nelle scorse settimane la Conferenza Stato-Regioni ha detto sì alle norme dell’articolo 35 dello Sblocca Italia, che prevede la realizzazione di una rete nazionale di termovalorizzatori capace di coprire il fabbisogno delle Regioni ancora scoperte. Concretamente questa decisione dovrebbe comportare nei prossimi anni la costruzione di circa otto impianti per l’incenerimento dei rifiuti, in buona parte collocati nel Sud e nelle isole. Le Regioni dovranno comunque impegnarsi a fondo per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa, in particolare quello di arrivare a una percentuale del 65% di raccolta differenziata.

In attesa di vedere se queste opere saranno effettivamente portate a termine, c’è da notare come il discorso termovalorizzazione non esaurisca certo il tema più complessivo della produzione di energia da rifiuti.  In particolare esiste l’attesa di una rinnovata spinta nel mondo del biogas, ossia gas combustibile prodotto dalla fermentazione di materiale organico. Soprattutto negli anni scorsi, grazie alla presenza di un generoso sistema di incentivazione, nelle regioni del Centro Nord sono stati costruiti numerosi impianti di taglia medio grande.

Lo sviluppo è stato invece notevolmente inferiore nel Mezzogiorno, che pure potrebbe contare su una notevole disponibilità di sottoprodotti e residui agro-industriali. Grazie al recente via libera del Governo al decreto sul biometano (che non è altro che biogas ulteriormente raffinato, tanto da poter essere persino immesso nella tradizionale rete gas), l’aspettativa del Comitato Italiano Biogas (Cib) è che il Sud possa beneficiare, da qui al 2030, di investimenti compresi tra i 3,8 miliardi di euro e i 5,6 miliardi di euro, che garantirebbero la creazione di 8mila nuovi posti di lavoro stabili.

Un investimento di questo tipo, da circa 13 milioni di euro, ha consentito di inaugurare recentemente, in Liguria, il biodigestore di Cairo Montenotte, che ha la potenzialità per gestire 30mila tonnellate di rifiuti umidi e 15 mila di verde all’anno. L’impianto trasforma i rifiuti organici provenienti da raccolta differenziata in compost ed energia elettrica e termica.

La produzione di energia dai rifiuti non è però soltanto un affare da grandi investimenti pubblici. Ma anche di idee innovative dei privati: lo dimostra il caso della “pirolisi lenta, umida, catalitica e modulare”, meglio conosciuta con la sigla RH2INO, una tecnica messa a punto dalla Maim Engineering di Cagliari. In buona sostanza si tratta di un processo che consente di produrre energia pulita da qualunque matrice organica (rifiuti solidi urbani, rifiuti organici da attività produttive, deiezioni, biomasse ma persino pneumatici fuori uso e plastiche), attraverso la decomposizione termochimica del materiale, ottenuta fornendo calore a temperature comprese tra i 400° e gli 650°C in assenza di ossigeno e in presenza di acqua. In questo modo si ottengono gas di sintesi utilizzabili per la generazione di energia elettrica e termica (Syngas), nonché carbone solido inerte che può essere impiegato come ammendante in agricoltura (Biochar).  Una tecnica brevettata che è già stata esportata con successo in Brasile, dove sarà utilizzata in un impianto da 1 MW per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani della città di Boa Esperanza, nello Stato del Minas Gerais.

Ancora su più piccola scala lavora la soluzione HomeBiogas, messa a punto da una start up israeliana, che permette di trasformare i rifiuti alimentari di casa in gas e fertilizzanti. Il sistema può infatti trattare fino a 6 litri di rifiuti alimentari o 15 litri di deiezioni animali al giorno, da cui è in grado di ricavare circa tre ore di gas da cucina (utile per tre pasti) e circa 10 litri di fertilizzante liquido ogni giorno. La società, inoltre, stima che il dispositivo consenta di eliminare una tonnellata di rifiuti organici l’anno e ridurre l’equivalente di sei tonnellate di anidride carbonica. Il progetto HomeBiogas è stato protagonista di una raccolta fondi sulla piattaforma Indiegogo, che ha permesso di raccogliere oltre 211 mila dollari. A testimonianza di come, sullo smaltimento dei rifiuti, esista un’attenzione notevole anche da parte dei semplici cittadini.