A Barcellona le ha portate l’Italian Trade Agency, divisione dell’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero delle imprese della Penisola. E quale migliore occasione per mettersi in mostra se non quella del Mobile World Congress edizione 2018, nell’ambito della rassegna 4YFN, che quest’anno ha fatto il pieno di visitatori (circa 20mila in quattro giorni) e visto presenziare decine di grandi aziende tecnologiche e investitori istituzionali? Fra le 600 startup in passerella, le italiane erano una quindicina. Ne abbiamo incontrata qualcuna, ecco la loro storia. Smarts nasce nel luglio del 2014 come spin-off dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e appena costituita partecipa a un bando della Regione ottenendo un finanziamento di circa 120mila euro per il progetto “Smart Agent”. Di cosa si tratta? Di una soluzione software che consente di monitorare su larga scala i livelli di esperienza d’uso delle reti di telecomunicazione durante l’utilizzo delle più diffuse applicazioni (YouTube, Facebook, WhatsApp, web browsing). Il sistema misura in altre parole la reale percezione della qualità del servizio recepita dal singolo cliente servendosi di smartphone commerciali, su cui è installato l’agente intelligente, senza ricorrere a strumentazione sofisticata e con l’obiettivo dichiarato di estendere l’analisi delle performance ai sistemi 5G. Il modello di business della startup è di tipo B2B e i diretti interlocutori sono gli operatori telefonici mobili e virtuali e, in generale, le aziende telco, cui Smarts rivolge anche BeMyTester”, applicazione che rileva le prestazioni e la customer experience di una rete ed è distribuita in modalità crowdsourcing tra selezionati clienti “tester”. La nuova scommessa si chiama ora internazionalizzazione, come ci conferma il co-founder e Ceo, Silverio Carlo Spinella: “stiamo coinvolgendo, oltre agli operatori italiani, anche altri attori attivi in Europa e in Africa e cerchiamo partnership che ci consentano di aumentare know-how industriale e struttura operativa per poter aggredire un mercato attualmente di nicchia e controllato da grandi player internazionali”.

Prende invece corpo nel 2015 l’avventura di New Generation Sensors, spin-off della Scuola Sant’Anna e del Cnit di Pisa. L’idea di partenza era quella di ingegnerizzare il prototipo sviluppato nel progetto di ricerca accademica e tale ipotesi si è concretizzata ufficialmente con una commessa ricevuta da Enel. Sostenutasi inizialmente con contributi regionali ed europei, la startup è prossima a chiudere un nuovo round di finanziamento per un nuovo progetto Horizon 2020 nell’ambito del framework Mobility for the Growth. La componente innovativa che ha convinto Enel, come spiega Claudio Salvadori, Ceo e Cto della società, “è un sistema di sensori wireless per il monitoraggio di ambienti industriali, interoperabile con applicazioni di terze parti e basato sulle tecnologie dell’Internet delle cose. Le nostre soluzioni sono completamente proprietarie a livello hardware e software e riflettono un approccio di edge computing, in cui la logica di gestione della comunicazione, della trasmissione sicura dei dati e delle algoritmiche è distribuita e non centralizzata”. Il sistema, questa l’altra sua prerogativa, è semplice da installare e da configurare e si accompagna a un’offerta di servizi a pagamento in cloud per lo storage ed il post-processing dei dati. Il primo prodotto portato sul mercato italiano si chiama PlantOne ed è rivolto al monitoraggio dei motori elettrici in un’ottica di manutenzione predittiva. L’obiettivo a medio termine, conclude Salvadori, è invece quello di “raggiungere mercati manifatturieri più importanti sia in Europa, e in particolare in Germania, che in Asia. In Cina stiamo pensando di aprire una sede commerciale con un duplice scopo: trovare canali di vendita e abbassare i costi di produzione”.