E se il prossimo vincitore del Pulitzer per la letteratura fosse un software dotato di Intelligenza Artificiale? Scenario non così irrealistico se prendiamo in parola Ray Kurzweil, brillante capo degli ingegneri di Google, secondo cui entro una decina d’anni o poco più, la “singolarità tecnologica” sarà una realtà mainstream e le macchine, o meglio gli algoritmi di ultima generazione, avranno una potenza cognitiva imbattibile da parte degli umani in ogni campo, anche quelli complessi e “artistici”. Lasciando stare per ora il carattere tipicamente profetico delle previsioni del guru di Mountain View, negli ultimi tempi gli esperimenti di ogni genere sulle nuove frontiere e sulle potenzialità dell’intelligenza cibernetica 4.0 proliferano, e cominciano a rendere concreto il concetto di “transumanità” – concetto amato dai futurologi e che sottende a a un miglioramento artificiale delle abilità cognitive dell’uomo. E un esperimento che ha fatto discutere di recente è proprio legato alla letteratura: un team di ricercatori giapponese della Future University Hakodate ha messo a punto un programma di Intelligenza Artificiale per scrivere un racconto breve. Il problema è che il racconto in questione, intitolato beffardamente “Il giorno in cui un computer scrive un racconto”, è arrivato vicino alla vittoria di un importante premio letterario nazionale. Questa volta non ce l’ha fatta ma può anche capitare a stretto giro, e vi lasciamo immaginare con quali conseguenze: chi fa il tour di presentazioni? L’agente umano del computer? E chi firma autografi? E le interviste (e quel che resta dei giornalisti?)? Insomma sono questioni che, se da un lato possono attrarre le case editrici che potrebbero investire in super-computer scrittori, dall’altro vanno a incidere radicalmente, a 360 gradi, sul concetto di umanità a cui eravamo abituati solo fino a pochissimo tempo fa. Ma che dire di un altro esperimento, “AI Duet”, lanciato a partire dal codice open source della piattaforma Magenta Project, che consente di eseguire un duetto al pianoforte col computer? Basta suonare un paio di note e il software risponde alla melodia, insomma la macchina impara e interagisce in tempo reale in modo sorprendente. Anche qui, finirà che andremo ad ascoltare il concerto del miglior software musicale sul palco dell’ex London Symphony Orchestra? Questi scenari sono anche dilemmi (presi ormai di petto dai network di scienziati di cui abbiamo scritto nell’articolo correlato, sui rapporti tra etica e intelligenza artificiale) etico-sociali ma intanto, com’è normale, la ricerca avanza con passi gulliveriani. Un altro esperimento perturbante sul tema è quello sul gaming appena portato avanti dal network “OpenAI” (che ha tra i suoi fondatori Elon Musk): nel gioco di strategia “Dota2”, qualcosa di diverso dagli scacchi o dagli altri giochi da tavola, per la prima volta un algoritmo ha sconfitto i migliori giocatori umani, divertiti ma non troppo per la débacle. Invece, un recente giochetto di machine learning che stressa le capacità dei nuovi network neurali, è quello creato dai ricercatori del Google Lab di AI, “Quick, Draw!”: il computer riconosce il modo di disegnare di un umano e, tentativo dopo tentativo, arriva a completare da solo il disegno apprendendo e indovinando cosa il disegnatore aveva in mente. Un nuovo Picasso digitale è alle porte? Freniamo, per gli ottimisti il nuovo scenario prevede non tanto la sostituzione dell’umanità con le macchine, ma una sempre maggiore capacità di interazione con gli algoritmi, cosa che le renderà molto più facile moltissimi task: di esperimenti di “machine learning” in tal senso ce ne sono ormai parecchi. Uno interessante è “deeplearn.js”, un programma che dà vita a piattaforme automatizzate intelligenti in grado di apprendere dagli umani con semplici gesti invece che con stringhe di codice. Uno dei risultati è un software che rende capace il computer di scattare belle foto in autonomia il più possibile secondo i gusti del proprietario., da cui apprende. Anche qui la morale è almeno duplice: tra un po’, lo smartphone scatterà da solo le foto più belle delle vostre vacanze. Vi divertivate a scattarle voi? Pazienza, potete starvene comodamente seduti a bordo piscina senza dover pensare a nulla. Ma ne sarete capaci?