In principio, correva l’anno 1997, fu il classico www.cosberg.it. Subito dopo venne il .com, indispensabile compagno di viaggio verso la conquista dei mercati internazionali. Poi, uno alla volta, di pari passo con la crescita dell’azienda, sono arrivati i vari .eu, .asia, .br.com, .de, .es, .fr, .uk, .net.org. In totale, undici domini. Con un obiettivo molto semplice: «Consolidare la nostra presenza sul mercato mondiale e assicurarci maggiore visibilità possibile».

Michele Viscardi, business development director della Cosberg di Terno d’Isola (Bergamo), azienda che produce macchine per l’automazione e l’assemblaggio – 22 milioni di euro di fatturato a livello di gruppo, il 65 per cento dei quali all’estero, 95 addetti -, conosce perfettamente l’importanza di internet. Anche per chi opera in un settore particolare come la meccanica fine e che progetta e realizza impianti con metodo sartoriale, su misura per i clienti (e si parla anche di colossi del calibro di Luxottica, Brembo, Würth). «Abbiamo 25mila visite annuali e 16mila utenti unici – continua -. Niente male per un’impresa fortemente specializzata. E noi teniamo monitorati gli accessi e le pagine viste esattamente come farebbe una qualsiasi azienda del made in Italy».

Viscardi non ha dubbi: «Internet è un potente strumento per aprire le porte dei nuovi mercati e per consolidare la nostra posizione sulle piazze in cui siamo già presenti. Attraverso il web, i diversi siti come del resto i social network e le campagne pay-per-click, altri canali sui quali stiamo investendo, abbiamo la possibilità di mostrare ciò che produciamo, ma anche il metodo e la filosofia aziendale. Insomma, non c’è modo migliore per mettere in evidenza gli aspetti che ci differenziano dalla concorrenza».

Proprio così. Le regole dello storytelling digitale sono sempre le stesse. Indipendentemente dal settore e dalla grandezza dell’azienda. A ogni latitudine e longitudine la platea dei potenziali clienti vuole avere tutti gli strumenti per capire, pesare le differenze e alla fine scegliere il produttore e il prodotto «giusti». Bene, Cosberg ha da tempo accettato la sfida, raccontando una storia fatta di alta tecnologia, di innovazione (una ventina di brevetti in portafoglio, il 12 per cento del fatturato investito in ricerca 6 sviluppo), di partnership con multinazionali, università e centri di ricerca. L’alta meccanica a portata di clic.