Che cosa pensano i cittadini europei del futuro di Internet? In attesa dei risultati dell’indagine REIsearch un’indicazione arriva dalla sentiment analysis condotta da H-ER, il centro di ricerca lanciato da Salvatore Iaconesi per dare senso ai big-data prodotti dalla rete e trarne indicazioni di policy. L’analisi ha passato al setaccio con tecniche di machine learning, analisi del linguaggio naturale, dei network e analisi emozionale quasi 600mila messaggi e post su Facebook, Twitter e Instagram, generati da 328mila utenti in 54 diverse lingue da febbraio alla fine di marzo.  Il risultato della ricerca, che ha anonimizzato tutti i dati secondo le norme europee, è una serie di visualizzazioni che permettono di meglio comprendere non solo le aspettative, ma anche quali sono i timori e chi ne parla di più.

La prima indicazione è che la rete parla inglese, ma meno di quanto si pensi perché, spagnolo e italiano sommati superano di gran lunga la lingua di Shakespeare.

 

L’indicazione più interessante è però che la rete, in fondo, non parla così tanto di se stessa e non sembra così preoccupata del suo futuro. Le discussioni sul futuro di Internet sono infatti di poco inferiori per volume a quelle sulla Brexit, ma di diversi ordini di grandezza inferiori rispetto alle conversazioni sul calcio che nello stesso periodo hanno sfiorato i 30 milioni.

 

Ma di cosa parliamo quando parliamo di Internet? A farla da padrone sono i temi più legati al business come l’Internet delle cose, l’intelligenza artificiale e i big data ma spiccano anche il cybercrime e l’occupazione.

 

L’indicazione più interessante arriva però dalla mappa emozionale prodotta con tecniche di machine learning che mostra come ci sia grande nervosismo intorno a temi come Iot, Big Data e cybercryme, mentre i temi scientifici sono neutrali e chi sta in rete è molto a suo agio quando si parla di fintech, Facebook e algoritmi.

 

 

Un’altra caratteristica delle reti social è che, anche se gli umani prevalgono e sono per la maggior parte ottimisti o impegnati (solo un terzo sono “exploiter” cioè in rete per un ritorno diretto), una quota crescente delle voci arriva dalle macchine, e in particolare dai bot, già molto presenti su Twitter, ma in espansione ovunque.