Il mondo dei maker parla italiano non solo grazie ad Arduino. C’è anche UDOO. Uscita nel 2013, è una scheda ibrida che unisce una CPU ARM Cortex-A9 da 1GHz e un Arduino DUE per un prezzo tra i 73 e i 99 euro a seconda delle versioni. La sua forza è stata unire la più famosa piattaforma di sviluppo dei maker a un computer capace di far girare Linux e Android, estendendo quindi la portata dei progetti. Ma oltre alla scheda, UDOO dimostra che è ancora possibile uscire dalla nostra crisi grazie all’unione di creatività, startup e piccole e medie imprese. La prima tappa della nascita è nel 2010 quando Daniele Conti incontra Maurizio Caporali e Antonio Rizzo. Il primo è il proprietario di SECO, media impresa di elettronica aretina dedicata alle soluzioni embedded, Rizzo e Caporali, invece insegnano Interaction design all’Univeristà di Siena e hanno fondato l’AIDILAB, startup dedicata all’interazione uomo macchina. Stando nel campo gli ultimi due utilizzano molto Arduino ma per i progetti loro e dei propri studenti hanno bisogno di qualcosa in più. “Molti prodotti di interaction prevedevano Arduino unito a un mini PC, un aggregato che dovevamo creare noi stessi ma poi era difficile inserirlo nel prototipo”, racconta Rizzo, “così abbiamo deciso di ideare una single board a partire da una delle architetture emergenti in quel momento, i processori ARM che muovevano i cellulari”. Dopo due anni di sviluppo ecco un’altra idea: Android. Google nel 2012 aveva reso disponibile l’ADK 2012, ovvero il protocollo per produrre hardware del robottino verde. Era ciò che mancava e nel 2013 UDOO è pronta per presentarsi al pubblico e lo fa scegliendo Kickstarter. “Avevamo chiesto 27mila dollari, giusto una cifra simbolica per capire se la nostra scheda poteva incontrare i gusti del pubblico”, ricorda Antonio Rizzo. Bé, ci riescono. Dopo i tre mesi canonici di finanziamento, a giugno 2013, il trio raccoglie ben 641.614 dollari da oltre quattromila persone e va anche a finire sulla CNN. Ma per loro il crowdfunding significa anche qualcosa in più. “Gli utenti di Kickstarter non ci hanno solo finanziato, ci hanno anche aiutato a sviluppare la scheda”, spiega Caporali, “In molti casi abbiamo seguito i loro suggerimenti per migliorarla, come nel caso dei connettori e delle porte, e li abbiamo ringraziati facendo uscire la scheda nella data prevista, a ottobre 2013”. Un evento più unico che raro, ricorda Caporali, “tanto che Kickstarter ci aveva definiti l’unica delle aziende hardware che avevano rispettato i tempi di consegna”. Da lì è tutto in discesa, le fiere dei maker diventano il loro pane quotidiano, collaborano con Freescale, partecipano all’Embedded World di Norimberga. UDOO inizia a girare il mondo e a far nascere prodotti interessanti. Al momento il mercato di riferimento sono gli Stati Uniti con circa il 40 per cento degli ordini, ci sono poi Italia, Germania, Francia, Inghilterra ma anche la patria dell’hardware, Taiwan, e la nuova Silicon Valley, l’India. Non male per un’impresa toscana. Oltre che tra i maker poi UDOO fa breccia anche nel programma spaziale della Carnegie Mellon University per alimentare Andy, il robottino motorizzato che parteciperà al Google Lunar XPrize (GLXP), il premio indetto da Google che mette in palio 20 milioni di dollari per chi riesce a costruire un veicolo capace di atterrare sul satellite e inviare foto sulla Terra in alta definizione. Insomma, UDOO ha funzionato e potrebbe rappresentare un caso di studio per una rinascita dell’industria italiana. L’imprenditore del trio, Daniele Conti, ne è convinto. “Le startup del nostro Paese sono innovative ma non hanno fondi, le PMI invece sono il cuore della nostra industria ma una volta che si sono strutturate diventano meno flessibili e iniziano a incancrenirsi, diventano meno creative”, afferma e poi dà la sua ricetta per il successo. “Credo che sia sbagliato inglobare le startup perché diventando parte del sistema perdono ogni spinta innovativa, meglio lasciarle vivere per conto proprio e creare dei collegamenti con l’azienda così da creare magari anche altre startup e altre collaborazioni con altre PMI. È così che nasce un ecosistema. Il nostro territorio è pieno di piccole e medie imprese in buona salute, ciò che manca sono proprio le dinamiche integrate tra di esse”, continua. “Il nostro obiettivo è creare un modello che convinca gli imprenditori e il sistema finanziario a rinnovarsi”. Con UDOO ha funzionato. Prendetene esempio.