Metti una Tac 3D al servizio dell’alta moda. In particolare della pelletteria. Sempre di diagnosi scientifiche si tratta. Solo che in questo caso a essere individuate sono le «malattie» delle pelli, destinate all’automotive o al fashion: soffiature, venature, variazioni nella densità o alterazioni dell’elasticità. Problemi che ne inficiano la qualità o la resistenza al tempo e all’usura. E che nessuno a occhio nudo, nemmeno il più esperto artigiano, riuscirebbe a individuare. Ci vuole una Tac, appunto.

Il progetto, denominato «Computer tomography 3D nell’industria manifatturiera della pelle», vede in prima fila gli allievi dell’Its Mita (Made in Italy Tuscany Academy) di Scandicci, insieme con tre aziende private, sempre dell’hinterland fiorentino: la Imaginalis, specializzata nella realizzazione di apparecchiature sanitarie hi-tech per impieghi veterinari (cani, gatti e cavalli, per questi ultimi è stata messa a punto la Tac più grande del mondo), la Del Vecchia, produttrice di macchinari per la cucitura, e il gruppo Tivoli, pelletteria che lavora con brand del lusso. Un bel circolo virtuoso tra universo scolastico e sistema delle imprese.

«Un giorno – racconta Damiano Fortuna, fondatore della Imaginalis – siamo entrati in contatto con i tecnici della Del Vecchia, che a loro volta ci hanno fatto incontrare i responsabili dei reparti pelletteria di alcune prestigiose case automobilistiche. Così abbiamo scoperto il loro grande cruccio: riuscire a selezionare la migliore pelle possibile per gli interni delle vetture, in modo da evitare le sorprese a posteriori e magari le rimostranze della clientela. Immediatamente ci si è accesa la lampadina. Perché non sottoporre i rotoli di materia prima alle nostre Tac?». Da qui, a poco a poco, la collaborazione con l’Its Mita e l’avvio del progetto, inserito dal Miur nei programmi sperimentali di formazione 4.0.

Per cominciare, i ragazzi hanno seguito appositi stage nella sede della Imaginalis per imparare il corretto uso delle Tac. In concreto, le pelli vengono introdotte nei macchinari e attraversate dalle radiazioni ionizzanti. Le immagini che ne risultano, grazie a una risoluzione che raggiunge i cento micron, presentano una diversa densità a seconda della qualità del materiale. Insomma, i difetti occulti sono chiaramente evidenziati. Non finisce qui. L’Its Mita mette a disposizione le proprie strumentazioni e si avvale anche della collaborazione con il Poteco (Polo tecnologico conciario) di Santa Croce sull’Arno. In poche parole, le pelli, tanto più quelle dove sono stati individuati problemi, vengono sottoposte a ulteriori accertamenti al microscopio elettronico o attraverso una serie di analisi chimico-fisiche, in modo da trovare riscontri a quanto evidenziato dalla Tac.

Se qualcuno avesse qualche dubbio, è servito. La sperimentazione fiorentina è la prova provata della duttilità e della trasversalità dell’alta tecnologia, capace di abbattere i confini fra i settori. «Noi ci siamo subito mostrati interessati» sottolinea Stefano Giacomelli, amministratore delegato di Tivoli Group «e abbiamo messo a disposizione, per essere esaminati, vari rotoloni di materia prima, di diversa natura e specie. Per un’azienda come la nostra, che opera nella fascia alta e altissima del mercato, individuare con certezza, a monte, le caratteristiche del pellame, magari mettendo fianco a fianco un esperto artigiano e un macchinario hi-tech, beh, sarebbe straordinario». Già. Significherebbe prezzi ancorati all’effettiva qualità, azzeramento degli scarti di lavorazione, garanzia assoluta per la clientela finale.

Chissà che non si arrivi esattamente a questo: una Tac in ogni conceria, nelle maison della moda, e persino alla Ferrari e alla Lamborghini, dove si cuciono a mano le pelli per i sedili. Domani, poi, potrebbe avvenire la stessa cosa per la seta e il cashmere. È il famoso artigianato digitale alla base del Nuovo Rinascimento del made in Italy. Le vie della tecnologia sono infinite.