Oggi è in fase prototipale, fra un paio di mesi diventerà un prodotto commerciale che sul mercato si potrà acquistare con meno di 5mila euro. Le caratteristiche che la descrivono sono le seguenti: connessa, gestibile e monitorabile da remoto, pronta per sposare il modello dell’hardware “as a service”. Non stiamo parlando di un supercomputer ma di una stampante molto particolare, quella che Olivetti ha presentato in occasione del recente Technology Hub svoltosi presso MiCo Fieramilanocity. Perché particolare? Perché alla peculiarità di macchina 3D questo apparecchio aggiunge quella di essere un device “IoT ready”, pronto cioè ad entrare nel sempre più variegato ecosistema dell’Internet of Things italiano. Un fenomeno, lo dicono i dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano, che presenta segni di grande dinamicità, con un fatturato 2016 in crescita del 40% a quota 2,8 miliardi di euro (spinto in particolare dalle applicazioni che sfruttano la connettività cellulare, dagli smart meter alle auto connesse) e ritenuto ormai prossimo al salto di maturità, per andare oltre il livello attuale di connessione degli oggetti, spostando l’attenzione verso i servizi.

 

In questo solco, e in quello tracciato dal piano Industria 4.0 incluso nella Legge di Stabilità 2017, si può inserire l’annuncio della nuova stampante di Olivetti, sviluppata (a livello di elettronica e circuiteria) in collaborazione con due aziende italiane, Gimax3D e GH Enterprise, e StMicroelectronics. Ma perchè è giusto parlare di una macchina innovativa? Per tante ragioni. La prima, come conferma Fabrizio Grattarola, Responsabile Operational Management di Olivetti, appare banale ma non lo è: “ci sono molte stampanti dotate di connettività Wi-Fi e molte meno, anzi pochissime se guardiamo nel campo delle printer 3D, che sfruttano oltre alla tecnologia wireless una Sim telefonica di tipo Machine to Machine integrata di serie per l’accesso e il controllo del dispositivo da remoto, anche a distanze enormi”.

 

Il “segreto” di questa stampante è infatti un software che, attraverso la scheda Sim M2M (di TIM), dotata di una capacità di banda trasmissiva tale da bypassare gli eventuali limiti di copertura del segnale in particolari ambienti, invia i dati in modo indipendente dalla rete aziendale, senza cioè dover interagire con il sistema di chi fruisce del servizio di stampa. Il processo si interrompe perché viene a mancare la corrente? Non c’è problema, un sistema Ups entra in azione e la macchina salva i dati e invia un messaggio di alert del malfunzionamento intercorso. L’idea di un apparecchio 3D Iot, precisa ancora Grattarola, nasce con l’obiettivo di rendere la stampante un vero e proprio oggetto connesso, in grado di ricevere comandi da app mobile o da una console via pc e di trasmettere le informazioni relative alla stampa in corso e al funzionamento complessivo. I vantaggi di un dispositivo del genere sono facilmente intuibili e quello di poter lanciare stampe a distanza è il più banale. Semplificare l’intero processo e monitorarlo passo dopo passo, controllare il livello dei consumabili e dei materiali, effettuare la diagnosi a distanza delle eventuali anomalie di funzionamento: tutte funzioni che nel campo della stampa 3D diventano una necessità se si vuol fare efficienza e innovazione non solo incrementale. Il prototipo combina elettronica e connettività, un sistema di controllo a distanza e una piattaforma di gestione in cloud dei dati trasmessi per poter rendere la stampa 3D qualcosa di facile da usare ma soprattutto una soluzione “as a service” di ampio respiro, un oggetto intelligente che si presta ad un uso in modalità “in sharing”. Da una logica di puro hardware ci si muove cioè verso un modello di servizio a cui in molti possono accedere e da qualsiasi luogo.

 

L’idea di fondo di questo progetto di Olivetti è quello di guardare a un’utenza non più composta da pochi intimi e confinata in ambito industriale, ma estesa ad ampio spettro dal mondo del manufacturing a quello dell’education, nelle grandi come nelle piccole imprese. “L’evoluzione del mondo printing verso il mondo digitale – conclude Grattarola – deve coincidere con il portare la tecnologia di prototipazione fuori da una logica di nicchia, superando i limiti tecnici e di utilizzo legati alla stampa in tre dimensioni”.

 

 

 

aasasa