Tutto nasce dal bando Torino Living Lab, promosso dalla Città di Torino in collaborazione con la Fondazione Torino Smart City e la Circoscrizione IV: l’idea è quella di mettere a disposizione un quartiere della periferia torinese per una serie di sperimentazioni tecnologiche. Il Comune non fornisce un contributo bensì facilitazioni allo sviluppo delle tecnologie che poi le aziende potranno commercializzare. Una delle aziende che risponde all’invito è Planet, società che – come racconta il presidente Gianni Savio – ha due anime, “da una parte attiva in Brasile con progetti di social housing, realizzando piccole città (o quartieri) dalle infrastrutture smart. A Fortaleza, per esempio, si tra realizzando una prima social smart city per 25.000 abitanti; e dall’altra Planet Idea che lavora su Torino per un progetto ambizioso di riunire le diverse tematiche smart city, aggregando progetti e potenzialità.” Il concetto – approfondisce Francesco Tresso, direttore tecnico di Planet – è quello di avere una visione integrata e non specifica, tanto che stiamo lavorando a un indice di smartness assieme ad Arup.”

Piazza Risorgimento nel quartiere periferico di Borgo Campidoglio diventa così un progetto open air dove far confluire diverse sperimentazioni, sia tecnologiche che sociali. L’esigenza è quella di riportare la piazza al suo significato di centro di scambi, di socializzazione e di punto di incontro, non come fiera per esporre tecnologie ma “come luogo in cui far crescere community offrendo strumenti”, come ci spiega Marco Savio, communication manager di Planet. Al centro c’è la app, un vero e proprio cruscotto in mano ad amministratori e cittadini. Scaricata dopo due mesi da circa 500 utenti, è il cuore pulsante per amministrare eventi, incontri, dibattiti e iniziative. Come gli orti urbani (con irrigazione smart automatizzata): progetto che ha favorito la costituzione di una community particolarmente attiva sia sui social (con l’immancabile gruppo WhatsApp) che, soprattutto, direttamente nella piazza. Legata ideologicamente agli orti urbani è nata anche l’iniziativa del Gas, il Gruppo di acquisto solidale e, per il prossimo futuro, persino un progetto di idroponica che unisce in un’unica filiera sostenibile e virtuosa un acquario che fertilizza l’acqua che ritorna nell’orto.

Ma chi frequenta la piazza, prima quasi abbandonata e ora davvero rinvigorita dalla presenza di diverse persone, può anche usare la palestra outdoor che produce energia attraverso lo sforzo prodotto dai suoi utilizzatori.  O servirsi della panchina intelligente che “rileva dati ambientali e statistici, riproduce musica e, allo stesso tempo, offre un supporto tecnologicamente avanzato a chi la utilizza”. Inoltre il risparmio elettrico è garantito da “un servizio completo di gestione energetica che permette di controllare quanto, come e quando l’energia è utilizzata dai diversi sistemi, al fine di ridurre i consumi e i costi e dalle mattonelle di vetro pedonabile fotovoltaiche.” A tutto questo va aggiunto anche l’uso di “vernici particolari, termoisolanti ed eco-attive, in grado di normalizzare ed equalizzare la temperatura degli ambienti.”

Mentre su un totem interattivo sono visualizzabili le informazioni inerenti la piazza  e una colonnina di telesoccorso e videovigilanza offre un servizio di sicurezza pubblica e privata oltre a funzionare come stazione di ricarica per veicoli e biciclette elettriche. Inoltre il 100% del fabbisogno elettrico per l’illuminazione dell’Infopoint al centro della piazza è garantito da un sistema fotovoltaico unito all’inverter e al sistema di accumulo. Va poi segnalato un sistema di depurazione dell’aria completamente ecologico.  Ma è proprio il legame tra strumenti e comunità a funzionare… come il bookcrossing che è stato un felice progetto di inclusività, partito con trenta libri e arrivato a 160 in due mesi, con una partecipazione davvero inaspettata.

La piazza si presenta così come un centro di aggregazione che rinasce nel momento in cui vengono proposti strumenti organizzati attorno a un cruscotto tecnologico: dall’informazione sui big data alla videosorveglianza fino alla calendarizzazione degli eventi, il tutto con l’utilizzo di materiali e sistemi smart. La risposta della cittadinanza è significativa: il successo degli orti, la rinascita della piazza come luogo di incontro e di gioco (dalla palestra al campo di bocce), l’affluenza alle attività proposte (circa 2 alla settimana tra incontri, seminari e dibattiti aperti). Va sottolineato come il sistema appare virtuoso soprattutto nel momento in cui fa emergere un desiderio di socializzazione e scambio sopito. Le infrastrutture hanno così il compito di costruire un’architettura sociale. Fuori dai faraonici impianti di smart city avveniristiche o dalla domotica per ricchi, il modello della piazza abbraccia un’esigenza antica e rinnovabile attraverso le tecnologie, quello di stare assieme e migliorare la qualità della propria vita. E intanto a Fortaleza, in Brasile, entro la metà del 2017 verrà inaugurata una piazza gemella di quella torinese.