A breve, non appena arriva l’ultimo via libera burocratico, è pronto ad aprire quello che potrebbe essere il primo negozio all’interno di una scuola scolastica. Non sarà effetto di una sponsorizzazione da parte di un privato pronto a sfruttare nuove opportunità, ma il frutto di un coraggioso progetto didattico che viene da lontano. Sugli scaffali della bottega che aprirà all’interno dell’Iiss Leopoldo Pilla di Campobasso saranno messi in vendita i prodotti dei terreni alla periferia del capoluogo che servono da laboratorio per i ragazzi dell’istituto agrario, tra cui spiccano quelli di un ettaro di terra affidati ai detenuti della vicina casa circondariale. Ci sono le bottiglie del Tintilia doc molisano e i prodotti a chilometro zero della coltivazione, ma anche il miele di due ex detenuti che alla fine di vent’anni di pena sono diventati apicoltori a tutti gli effetti dopo aver seguito i corsi dell’istituto agrario.

Il terzo si è perso per strada all’uscita dal carcere, ma non è questo a frenare la dirigente Rossella Gianfagna che non sembra fermarsi davanti a nulla: “A volte penso di aver forse esagerato nel prendermi responsabilità personali senza seguire le lungaggini burocratiche: oggi mi dico che alla fine ne è valsa la pena perché abbiamo stravolto la scuola ma abbiamo dato vita a un progetto inclusivo di integrazione tra scuola e territorio”. Per un “fallimento” ci sono tanti altri obiettivi raggiunti: a partire dai due detenuti che tra un mese affronteranno l’esame di diploma in ragioneria.

Sono i primi che arrivano a completare il percorso scolastico messo a punto con il carcere, nato quattro anni fa dall’intuizione di Gianfagna che, come tantissime scuole in tutta Italia mal ridotte, si è trovata a dover affrontare una struttura scolastica cadente con aule che perdevano i pezzi e pareti scrostate. La risposta degli enti locali era la solita litania: fondi inesistenti e personale insufficiente per la manutenzione. Come fare? La dirigente non si è persa d’animo e ha affrontato la situazione di petto, proponendo al carcere quasi confinante uno scambio tra prestazione d’opera e formazione a 360 gradi a favore dei detenuti.

Detta così potrebbe alimentare polemiche a non finire. Ma alla fine la soluzione innovativa nata allora e messa nero su bianco con una miriade di protocolli d’intesa è andata affinandosi – e arricchendosi – in questi quattro anni producendo consapevolezza comune e inclusività. Arrivando a superare il ginepraio di regole e codicilli che, per esempio, impediscono ai detenuti di poter accedere a internet o di stare in classe insieme agli altri compagni, anche se poi finiscono per vivere negli stessi ambienti. Per le lezioni i docenti da organico potenziato, quelli derivanti dalla legge della “Buona scuola” che nel resto d’Italia hanno avuto enormi difficoltà di inserimento, qui sono stati mandati in carcere a insegnare.

Mentre i detenuti ammessi al regime di permesso straordinario per lavori socialmente utili alla mattina si prendono cura dei lavori di manutenzione dell’edificio. Ma non si tratta solo di manutenzione straordinaria, perché Gianfagna ha coinvolto l’istituto in una destrutturazione degli ambienti scolastici per adottare una didattica flessibile e aperta che ha rivoluzionato la classica aula scolastica. Con il risultato che entrare nell’istituto sembra quasi di accedere in un albergo. I collaboratori scolastici sono pienamente coinvolti nel progetto e sono responsabilizzati diventando tutor-formatori del piano personalizzato fatto sui singoli detenuti. Tra questi c’è anche il ragazzino che aveva commosso l’Italia qualche anno fa quando aveva attraversato il paese attaccato sotto il fondo di un tir: oggi è in carcere per un furto ed è ammesso al piano di formazione concordato con il Pilla.

Ma Gianfagna non si è fermata qui: “Non abbiamo avuto nessuna criticità con le famiglie, che anzi hanno compreso da subito la portata educativa del progetto e non hanno frapposto ostacoli: i ragazzi dell’istituto hanno imparato a conoscere la realtà carceraria  e ho potuto assistere a momenti in cui i detenuti stessi riprendevano i ragazzi che non rispettavano le regole all’interno dell’istituto”. L’alternanza scuola-lavoro prevede così che i ragazzi dell’agrario vadano in carcere per mettere a punto un giardino interno che “diventa scopo di vita per gli ergastolani, i detenuti che non hanno alcuna speranza di uscire”.

D’altra parte Gianfagna è abituata alle “missioni impossibile”. Prima di arrivare al Pilla era dirigente di una scuola media in uno dei quartieri più critici di Campobasso, recuperata da un centro sportivo abbandonato: allora la piscina abbandonata era stata riutilizzata come centro telematico dove i ragazzi andavano a fare informatica. La creatività della dirigente ha sempre saputo integrare incisività e innovazione didattica in un processo che appare davvero “win-win” da qualsiasi parte lo si guardi. C’è da scommettere che non si fermerà alla bottega scolastica o ai primi diplomi di detenuti. D’altra parte ribadisce più volte che “ne è valsa la pena”.