Una scrivania piena di sensori, microchip e altre diavolerie hi-tech, capace di riconoscere e dare il benvenuto a chi la utilizza. Una sedia che si adatta automaticamente al peso e alla seduta di chiunque si accomodi. Un sistema che mette in rete le varie postazioni e offre la possibilità di organizzare meeting e videoconferenze senza che nessuno si muova dal proprio posto. Su ogni tavolo, infine, il grado di illuminazione preferita e una serie di optional personalizzati. Benvenuti nell’ufficio intelligente messo a punto da Tecno, azienda di Mariano Comense, nel cuore della Brianza, che ha fatto la storia dell’arredamento nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro.

«Del resto – spiega il presidente e amministratore delegato Giuliano Mosconi – l’innovazione fa parte del nostro Dna fin dalla nascita, più di sessanta anni fa. Per quanto riguarda il design, basterebbe ricordare il Compasso d’oro vinto nel 2016 dalla famiglia di sedie Vela. L’attenzione alla tecnologia, poi, è contenuta persino nel nostro nome. Un paio d’anni fa, la grande svolta. Il futuro è nella connessione di persone e di cose. Una rivoluzione a 360 gradi. Che, tra l’altro, sta radicalmente cambiando il modo di lavorare. Ergo, dobbiamo cambiare anche noi».

Detto, fatto. Dopo decine di interventi prestigiosi, tra i quali il Parlamento europeo di Bruxelles, il British museum dell’archistar Norman Foster, le stazioni ferroviarie francesi, ecco allora l’ufficio digitale. Frutto del progetto The intelligence of Tecno, al quale hanno collaborato lo Studio Gtp di Torino, colossi come Tim e StMicroelectronics, e un pool di imprese specializzate. Alla base, un’idea molto chiara: l’Internet of Things, l’internet delle cose, non è un tema da convegno, ma qualcosa che deve tradursi in prodotti concreti ad alto valore aggiunto. In ogni settore, mobile-arredo in testa. Risultato: Tecno, 32 milioni di fatturato nel 2016 (destinati a raddoppiare grazie alla recente acquisizione di Zanotta, altro marchio storico del design italiano), ha deciso di investire nel digitale e in particolare nell’universo IoT «qualche milione di euro, tra il 4 e il 5 per cento del fatturato». Nella convinzione che il mercato, specie il contract internazionale, vada esattamente in questa direzione.

Insomma, non è un gioco, ma qualità del lavoro e in generale della vita. I vantaggi dell’ufficio iperconnesso sono evidenti: efficienza, ottimizzazione dei tempi, sicurezza (si pensi all’identificazione e all’anti-intrusione) coniugati con il comfort. Ancora, massima personalizzazione dei layout, impiego dei più moderni sistemi di comunicazione per call che abbattono distanze e fusi orari, possibilità di integrare tavoli, sedie e computer con il building in modo da ottenere risparmio energetico e luminoso. Si potrebbe continuare a lungo. Sullo sfondo, però, rimane la vera sfida, non solo per Tecno, ma per l’intero settore del mobile-arredo italiano: «Più il digitale avanza e pervade la nostra vita – sostiene Mosconi -, più ci sarà la necessità di dare ai prodotti un’identità, di legarli a una storia, a una tradizione, a un luogo di nascita». Ovvero, Industria 4.0 e storytelling come due facce della stessa medaglia. È così che si conquista il mondo.