Lo schermo su cui l’industria televisiva spera di avere successo è quello della realtà virtuale: il tema è stato molto caldo al MipTV, la fiera dei contenuti di Cannes appena conclusa, anche perché il 2018 promette di smuovere le acque un po’ stagnanti dell’hardware con l’arrivo di Oculus Go, Vive Focus e Lenovo Mirage Solo, tre visori in grado di offrire una qualità visiva assimilabile ai modelli di alta gamma ad un prezzo molto più contenuto. Ne è convinto Rick Rey, cofondatore di Surreal, società impegnata con la VR che fa parte della media company STX Entertainment, già dietro film come Molly’s Game e vari show tv per MTV e NBC. “Il motivo per cui ancora la narrazione in realtà virtuale non è esplosa”, spiega “è legato alla qualità dei contenuti. Per questo abbiamo deciso di lanciare nel 2018 la serie The Limit”. Lo spettacolo sarà diretto da Robert Rodriguez, già regista di Dal tramonto all’alba e del prossimo atteso Alita: Angelo della Battaglia, che ha dell’uso della realtà virtuale un’idea ben precisa: “Abbiamo cercato di sfruttare a nostro vantaggio le limitazioni della realtà virtuale, che è strettamente legata al punto di vista dello spettatore, per girare una storia in cui chiunque si possa sentire parte della storia, saltando da un elicottero, partecipando a una sparatoria e diventando un eroe del cinema d’azione. L’inquadratura in soggettiva che non funziona granché bene sul grande schermo, è perfetta per la realtà virtuale”.

Il formato in cui però questo telefilm interpretato da Michelle Rodriguez sarà disponibile non sarà quello a 360 gradi che distingue la realtà virtuale da ogni altra esperienza visiva, “ma uno nuovo a 180 gradi”, spiega Rey “che assomiglia a una specie di visione in una sala Imax però molto più coinvolgente, ed è il risultato di anni di esperienza: l’immersione totale in un ambiente forse va bene per i documentari, ma fatica con le storie a soggetto, perché gli spettatori non sanno mai dove guardare per seguire la trama e i registi perdono il controllo sullo storytelling”. Sarà forse per questo che dei moltissimi progetti presenti al MipTv, la maggior parte avevano un taglio documentaristico, come Volcanos e Gladiators che portano lo spettatore in mezzo alle eruzioni o alle battaglie del Colosseo, o come Smart Secrets of Great Paintings VR, in grado di far muovere lo spettatore in mezzo ai dipinti di Velazquez e Veronese.

Non che in questi anni siano mancati contenuti narrativi, come la serie Invisible per Samsung VR diretta da Doug Liman (Bourne Identity), ma spesso, come spiega Marco Delvai, direttore per le partnership sui contenuti dell’azienda specializzata in realtà virtuale Jaunt, “i produttori o i distributori utilizzano la VR come strumento di marketing per attirare pubblico verso media più tradizionali”, in attesa magari di capirci un po’ di più sugli show pensati per i caschetti da indossare. La medesima strategia viene usata con la promettente realtà aumentata, che ha dalla sua non solo la smisurata quantità di smartphone distribuiti sul pianeta, ma anche i recenti software di sviluppo avanzati per applicazioni creati ad hoc da Apple e Google. “Le opportunità di business tra l’altro sono molto interessanti”, spiega Taco Ketelaar dell’olandese Dffrnt Media, società che ha realizzato un’applicazione di realtà virtuale e una di realtà aumentata legata allo show musicale The Voice. Nella prima ha ricreato lo studio dell’edizione televisiva americana, dando l’opportunità agli spettatori di sedersi sulla poltrona dei giudici insieme a Christina Aguilera e Will.i.am, mentre con la seconda ha realizzato un portale visibile in qualsiasi ambiente attraverso il display del telefono, camminando attraverso il quale si può entrare nello studio della trasmissione. “Questo vuol dire poter dare accesso a qualsiasi location su ogni smartphone in ogni luogo del mondo”, dice Ketelaar “e costruire delle partnership con sponsor per attirare il pubblico appassionato di una trasmissione verso un determinato brand”. Questo però è, nei piani di Dffrnt Media, solo l’inizio: “Molti produttori di format tv sono interessati a come si potrà utilizzare la realtà aumentata per interagire con ciò che passa in diretta sul piccolo schermo di casa: la tecnologia attuale permette di individuare immagini in movimento in modo tale da aggiungere contenuti extra per chi inquadri la tv col telefono, consentendo così un coinvolgimento ancor maggiore del pubblico”. Proprio di recente è stata lanciata negli Usa la app We are TV, che permette di “interagire” con alcuni personaggi cartoon creati per comparire mentre sullo schermo televisivo passa un determinato programma.

Marco Consoli