Non sono solo le emissioni comunemente intese, quelle legate alle automobili e al consumo di combustibili fossili, a essere responsabili del cambiamento climatico. C’è una parte non indifferente che deriva dagli effetti della cura delle persone che ogni mattina si alzano e si lavano con detergenti e saponi e si profumano con lozioni e deodoranti, provocando emissioni paragonabili in volume a quelle dei principali componenti della combustione delle auto.

A misurarlo è un nuovo studio effettuato da due centri di ricerca ambientali del Colorado – il Noaa Earth Systems Research Laboratory e il Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences (Cires) – che hanno effettuato rilevazioni sulle emissioni nelle ore di punta a Boulder, in Colorado, e a Toronto. Registrando picchi anomali di emissioni nelle prime ore della mattinata, attribuibili non solamente al benzene.

Il responsabile di questi effetti sono anche i silossani, composti chimici fatti di silicio, ossigeno e alcano, e in particolare uno scioglilingua che corrisponde al nome di decametilciclopentasilossano, sintetizzato con il simbolo D5 che viene utilizzato frequentemente in detergenti, shampoo e saponi, così come in lozioni e deodoranti per dare una sensazione di maggior cremosità e freschezza.

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Una volta applicati i prodotti per la cura personale, questi composti organici volatili evaporano rapidamente. A questo punto la luce solare può provocare una reazione con il monossido di azoto e con altri composti presenti nelle aree urbane formando ozono e particolato, due modalità di inquinamento che vanno a impattare sulla qualità dell’aria e sulla salute umana. Sono stati i picchi di questi elementi a insospettire: a un esame più approfondito dei dati e delle correlazioni con i composti. In particolare l’aumento nella prima fase della giornata coincide con l’uscita delle persone da casa e si va sommare alle emissioni di benzene del traffico. Arrivando in buona sostanza a uguagliare i volumi delle due emissioni.

Ma gli studi sul climate change continuano a individuare cause diversificate alla radice del fenomeno. Un’altra ricerca dell’Università della Danimarca del Sud evidenzia come il circolo stia diventando perverso e circolare. L’attività umana che ha contribuito al riscaldamento globale ha indotto una progressiva erosione del terreno, che a sua volta ha indotto un’esposizione crescente di minerali a elevata conduzione alle correnti di acqua, che siano fiumi o mari. L’aumento delle particelle conduttrici avrebbe l’effetto di abilitare anomale attività elettriche tra microbi provocando emissioni supplementari di metano. Che è un potente gas serra e che, a sua volta, va ad alimentare il cambiamento climatico.

Tante le cause che accentuano un fenomeno che dispiega i suoi effetti in maniera violenta, come hanno confermato anche la scorsa settimana le drammatiche devastazioni in India provocate da tempeste di sabbia e di fulmini del tutto anomale. Tanto che le Nazioni Unite sono tornate a ribadire che ora più che mai è impellente intensificare gli sforzi per contenere il climate change. A farlo è stata la responsabile climatica dell’Onu, Patricia Espinosa, all’avvio degli incontri di Bonn convocati per fare il punto tecnico dei progressi degli accordi di Parigi: “La finestra per affrontare il cambiamento climatico si sta chiudendo rapidamente”, ha ammonito senza mezzi termini.