Il 2016 sarà l’anno della realtà virtuale. In campo tutti i big, Oculus, Microsoft, Htc e Samsung. Playstation, tornata a essere la regina del videogioco grazie al successo di Ps4, ha già un prototipo a uno stadio già avanzato, ha messo al lavoro più di 200 sviluppatori e ha pronti più di dieci titoli tra giochi e demo. A Parigi però non si è spinta ad azzardare prezzo del caschetto e una data di lancio (sappiamo solo che uscirà entro la prima metà del 2016).

“Vogliamo essere sicuri di avere tutto pronto per il lancio di una piattaforma come Playstation Vr. Sia in termini di prodotto che di distribuzione”, si giustifica con il sorriso Andrew House. Il numero uno di Sony Computer Entertainment sa perfettamente che la partita sulla realtà virtuale non ammette errori, anche perché le variabili da tenere sotto controllo quando si lancia una nuova tecnologia sono moltissime. “E’ un medium nuovo e un nuovo mercato e per Playstation rappresenta un investimento di lungo termine come  lo è stato Playstation Now (il servizio di game streaming ndr)”, precisa House suggerendo che l’interessa non è e non sarà turistico. “Esistono differenti approcci alla realtà virtuale. Per noi Playstation VR è una estensione dell’esistente Playstation. Non è quindi una periferica e neppure un gadget ma qualcosa di molto più serio. Sono due i segnali positivi che abbiamo registrato in questi mesi. Primo, gli sviluppatori hanno imparato a lavorare con la realtà virtuale più velocemente del previsto. Secondo, per i piccoli sviluppatori indipendenti si aprono nuove opportunità”. House indica in poche centinaia di migliaia di dollari il budget per realizzare una breve esperienza (short form content) in Vr. Immagina un mercato composto sia da titolo tripla A che da applicazioni più piccole.

Finora l’indicazione dall’altro per chi sviluppa per Playstation è stata quella di rendere “virtuali” i titoli storici che meglio si prestano al nuovo strumento (vedi la serie di simulazione automobilistica Gran Turismo). Ma in questa fase l’attenzione è spostata sugli sviluppatori che hanno ricevuto il prototipo da subito e quindi hanno potuto praticare la realtà virtuale da più di un anno. Per gli indipendenti invece l’invito è quello di studiare e progettare brevi esperienze da distribuire online attraverso il network Playstation. La strategia, come spesso accade, è quindi quella di affidarsi alla creatività dell’industria nel suo complesso. Quanto al contenuto House è laico. Non esclude esperienze non ludiche, come nel caso del progetto Walk, realizzata da Sony Picture che vi vede proiettati su un grattacielo a centinaia di metri d’altezza. Ma la convinzione sembra quella di voler comunque giocare in casa.

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Se da Oculus, che ricordiamo essere la piattaforma più avanzata, ci si aspettano applicazioni didattiche, tutorial, app mediche e progetti legati all’intrattenimento in senso lato, da Playstation la vocazione non potrà che essere ludica. Proprio per questo, e anche per mettere le mani avanti, il numero uno di Playstation tiene fissa la barra sul gaming e sulla propria comunità di giocatori. “La console è sempre al centro – precisa -. La nostra idea di gioco immersivo e completo è al centro. In questo senso, la nuova Apple Tv o Amazon Fire per noi rappresentano console a basso costo, a cui guardiamo con attenzione ma il nostro posizionamento è diverso”.  Come dire, con queste condizioni di mercato Playstation deve rischiare a giocare una partita diversa, e non può rinunciare a guardare più da vicino i grandi ecosistemi come Apple, Google e Facebook. Da qui forse la scelta di aprire la piattaforma a Spotify e a Netflix rinunciando in qualche modo a valorizzare film e musica. Tutti contenuti prodotti “in casa” da Sony. “Io non penso che stiamo perdendo soldi. Abbiamo 76 milioni di utenti attivi al mese connessi, siamo anche noi un grande ecosistema. Certo che è stata una decisione non facile quando abbiamo rinunciato a Playstation Music Unlimited ma i benefici legati all’accordo con Spotify (il più popolare servizio di musica in streaming Ndr)  sono superiori. Dobbiamo ragionare in termini di piattaforma e di servizio. Daniel (Daniel Ek, il fondatore di Spotify Ndr) è un gamer, quando abbiamo lanciato la musica di Spotify su Playstation mi ha chiamato per esprimermi la sua soddisfazione. Con loro stiamo lavorando insieme per lanciare nuove playlist ma anche giochi che utilizzano la loro musica. E’ una partnership creativa oltre che commerciale. Anche con Netflix siamo in sintonia. Ricordo che Ps3 è la prima piattaforma negli Stati Uniti. Certo abbiamo anche noi un servizio di movie on demand ma sono offerte diverse e possono convivere”.