Immaginate di entrare in un fast food, ordinare alla cassa il tradizionale panino con hamburger e sentirvi dire che se lo volete subito dovete sborsare 26 dollari (o anche euro, poco importa: l’ordine di grandezza è quello…). Se no pazientate un poco, un quarto d’ora almeno. Cosa resta del fast food, rapido ed economico?

La prova l’ha fatta Burger King che in un video pubblicitario ha messo la sua clientela alla prova e le reazioni non sono state delle migliori. La “candid camera” non era solo per divertimento, ma con un obiettivo che con l’hamburger non c’entra niente: spiegare in termini semplici che cos’è la net neutrality, il traffico paritario e non discriminatorio dei diversi file su internet. Una caratteristica insita nell’essenza del web come lo abbiamo conosciuto finora, a cui forse un domani saremo costretti a rinunciare dopo che la Federal Communications Commission americana, sotto impulso della Casa Bianca, ha chiesto di modificarla aprendo la strada a un traffico differenziato, forse anche a pagamento.

Per il momento è solo la neutralità del Whopper, il Big Mac di Burger King, a essere messa in discussione, misurata in mbps, cioè in “making burgers per second”, come la velocità della rete è in Mbps (Megabits per second). Alla perplessità del cliente gli attori-inservienti spiegano che è una disposizione che “è stata votata”. Il costo dell’hamburger dipende dalla velocità di consegna: con i soliti 4,99 dollari bisognerà aspettare tra 15 e 20 minuti, se no c’è una soluzione “fast mbps” da 12,99 dollari e una “hyperfast” da 25,99 per la consegna immediata.

“Mi stai prendendo in giro? Hai pagato 26 dollari per un Whopper?”, chiede una donna a un vicino – forse un attore anche lui? – che ha scelto l’opzione superveloce. In generale tra i clienti prevale sorpresa, sconcerto, incredulità, condite anche con cenni di aggressività.

“L’abrogazione della net neutrality è un tema molto caldo in America, ma può essere molto difficile da comprendere. E’ per questo che Burger King ha creato la Whopper Neutrality, un esperimento sociale che spiega gli effetti che potrà avere la sua cancellazione in termini che possano essere compresi da tutti: un Whopper”, spiega Burger King senza rinunciare a un intento chiaramente promozionale.

Non è detto che nella realtà finisca così, con un aumento dei prezzi a seconda dei servizi e della loro velocità, ma è uno degli scenari che si aprono se sarà confermata la modifica approvata dalla Fcc. Per esempio un Isp potrebbe richiedere una tariffa più alta agli utenti di Netflix se vogliono un risoluzione a 4K, che richiede un’ampiezza di banda maggiore. In effetti il dibattito sulle neutralità della rete si limitato alla semplificazione delle corsie veloci e lente per il traffico internet.

Ma il video di Burger King è più profondo di quanto sembri a prima vista, andando a spiegare i motivi per cui un Isp potrebbe scegliere di adottare velocità diverse: non solo per guadagnare di più dalla vendita del Whopper, perché se lo facciamo di più è probabile che le vendite si riducano. Una cassiera spiega al cliente che “Burger King ritiene di poter vendere di più e fare più soldi vendendo panini al pollo e pollo fritto, quindi hanno scelto di contenere gli acquisti del Whopper”. Alla stessa stregua possono fare gli Isp, enfatizzando però un chiaro conflitto d’interesse: possono infatti scegliere di dirottare il traffico verso i contenuti che garantiscono loro maggiori guadagni.

Il dibattito prosegue in Usa: una trentina di senatori vuole bloccare il provvedimento e alcuni governatori hanno già messo in campo iniziative che possano bloccare gli effetti dell’abrogazione. Ma intanto Burger King non lascia dubbi sulla sua posizione,, sulla neutralità come sull’hamburger: “L’obiettivo di questa azione è aiutare le persone a comprendere come l’abrogazione della net neutrality potrà avere effetto sulle loro vite. Burger King crede che internet debba essere come il panino Whopper: lo stesso per tutti”.