Quando ha deciso di cancellarsi da Instagram forse neppure lei si sarebbe aspettata queste conseguenze mediatiche. Ma la scelta di Kendall Nicole Jenner, modella ventunenne statunitense nata a Los Angeles e ormai conosciuta in tutto il mondo, ha generato una vera e propria sindrome di abbandono collettiva tra i suoi fan virtuali. Perché è proprio sul social network fotografico di casa Zuckerberg che Jenner gode di un fortissimo seguito: oltre 61 milioni di follower. «Volevo solo disintossicarmi, passavo troppo tempo su quel social», si è giustificata la star delle passerelle, sorella minore di Kim Kardashian. Salvo poi tornare presto ad affollare gli stream sociali.

Ciò che è successo a Jenner si replica per centinaia di altre modelle, influencer e brand in ogni angolo del mondo e che su Instagram hanno trovato una chiave vincente di conversazione. Non si tratta solo di multinazionali del lusso e del fashion, ma anche di una filiera molto più nutrita di case di moda e marchi di design che stanno appassionando milioni di individui.

Ecco allora che – tra foto virate e cancelletti di ogni sorta – trovano spazio designer, artisti, imprenditori legati al social-commerce e al luxury. Così dalla modella superpagata si approda alla “coda lunga” di Instagram: si impongono fenomeni italiani che trionfano sul social anche all’estero perché declinano la creatività con il coinvolgimento degli utenti. Esplodono in rete le collezioni di Alessandro Dell’Acqua per N21 o le immagini di Fausto Pugli o ancora il brand Paula Cademartori acquisito recentemente da OTB di Renzo Rosso. Ma si distinguono anche le creazioni di Stella Jean o di Damir Doma.

D’altronde Instagram è passato da 300 milioni di persone attive a fine 2014 a 500 milioni in soli diciotto mesi. E oggi sono circa 11 milioni gli italiani che lo usano almeno una volta al mese, stando ad un’analisi condotta da Vincenzo Cosenza, strategist dell’agenzia di social media intelligence BlogMeter.

Instagram in Italia, numeri in crescita

Se la rivoluzione di questi anni liquidi si misura in contenuti condivisi, allora l’elemento fotografico domina su tutti. E i numeri sono in costante crescita. Così la ricerca BlogMeter ha setacciato oltre 1.400 profili e oltre 1,2 miliardi di interazioni per ben 27 settori merceologici e di servizi.

Instagram di fatto diventa il luogo dove avvengono le maggiori interazioni. E la prima evidenza emersa dal report è che in termini di engagement il settore più performante in assoluto è lo sport, che conquista mensilmente in media 2,4 milioni di interazioni. A seguire il fashion con poco più di 600mila interazioni medie mensili.

Dai contenuti alle community, ovvero quelle tribù che consentono di moltiplicare esponenzialmente il valore dei contributi fotografici: a trionfare è il mondo del beauty (3,8 milioni di seguaci), mentre sport e fashion seguono al secondo e terzo posto (rispettivamente 1,6 e 1,3 milioni). «Instagram si conferma uno strumento in grado di generare alti tassi di coinvolgimento e di conseguenza è importante realizzare una strategia data-driven: in questa fase di competizione diventa fondamentale presidiare con una strategia di social media marketing guidata dai dati», precisa Cosenza.

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Così i numeri servono come chiave per comprendere il boom del social fotografico. Che però di fatto diventa di valore quando le interazioni veicolano emozioni e persone. «In generale i risultati che emergono ci dicono che Instagram si conferma una grande opportunità per le aziende, soprattutto per gli alti tassi di engagement che riesce a generare rispetto agli altri canali social», conclude Cosenza.

Dai follower al coinvolgimento: la forza degli influencer

Dai settori merceologici e dai brand agli influencer che di questi brand ne parlano, fotografano, scrivono. E in questo caso altro che follower: ciò che conta sono altre metriche di coinvolgimento. Sempre BlogMeter le ha messo a fuoco, mappando il mondo degli influencer, ovvero coloro che impattano anche sulla reputazione e sempre più spesso sulle strategie dei brand. L’agenzia ha registrato proprio questo ruolo attivo per 20 fashion blogger più influenti secondo la piattaforma Fashionista.com. «Con Instagram siamo di fronte ad una piattaforma che cresce in termini di community e di engagement. Ecco perché oggi gli influencer non si possono valutare solo dai follower, ma conta altro», afferma Paola Nannelli di BlogMeter. Emergono così ancora grandi opportunità. «Tutto ciò che è lifestyle oggi sta comprendendo che Instagram è the place to be, perché la qualità delle immagini la fa da padrona e molti settori sono ancora poco rappresentati. Oggi poi i contenuti che hanno la meglio sono quelli che esprimono coerenza, autenticità, emozionalità, empatia».

Social-consigli per la navigazione

Le persone insomma al centro: si parla con il codice visivo, ma si entra in relazione grazie ad hashtag e contenuti. «Come utente posso dare la mia preferenza iniziando a seguire un profilo, e quello è il momento zero. Poi però sta al brand o all’influencer continuare a interessare e appassionare la propria community», precisa Nannelli.

 

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Ci sono ancora degli elementi in trasformazione legati alla call-to-action, come il fatto di non poter cliccare e fare una azione diretta anche di vendita. «Anche se in molti – tra brand e influencer – si stanno organizzando con link in bio». Anche perché quella è l’unica area con l’inserimento di link diretti per uscire dal walled garden, ovvero dal “giardino chiuso” di Instagram.

«Oggi i dati e le perfomance ci guidano per capire ciò che funziona e ciò che non funziona.  E quello che stiamo osservando è un social network centrato sulle persone.

Siamo nell’epoca del people-storytelling ed è fondamentale riconoscersi in persone. E poi hanno la meglio brand e individui che dimostrano una identità, si propongono con uno stile personale». Una parte rilevante è data dal copy che accompagna le immagini: perché alcune foto parlano da sole, mentre altre vanno guidate nella comprensione, vanno fatte parlare. «Trionfano i racconti di backstage, il dietro le quinte come chiave di narrazione, il provare a mostrare un evento con gli occhi di chi lo vive in prima persona». Insomma, per imporsi su questo social fotografico non basta soltanto condividere una foto. In fondo occorre puntare anche in questo caso sull’empatia.