Per descriverla bastano tre “esse”, prese in prestito dall’inglese. “Safety, sustainibility, saving”: sicurezza, sostenibilità, risparmio. Si presenta così Greenrail, la traversa ferroviaria fatta di plastica e pneumatici fuori uso che abbatte vibrazioni, rumori e spese di manutenzione. Brevettato dall’omonima start up di Palermo, il progetto ha incassato i 100mila euro in palio per l’ultima edizione di Edison Start, il premio per neoimprenditori indetto dal gigante dell’energia. Metri in più, su una traccia che si annuncia ambiziosa: scalare un mercato mondiale da 70 milioni di traverse l’anno, rimpiazzare il calcestruzzo che domina il 90% della produzione e trasformare le rotaie in una best practice di energia rinnovabile. Cosa c’entrano le rinnovabili con i binari delle “ferrovie verdi”? C’entrano: il sistema piezoelettrico installato nel sottorotaia genera energia elettrica pulita, a un ritmo che può raggiungere i 120 kwh all’ora.

Il fondatore di Greenrail, Giovanni Maria De Lisi, ha iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia di manutenzione ferroviaria quando aveva poco più di 18 anni. La prima scintilla è scattata da un dubbio, più pratico che commerciale: perché non esistono traverse ecosostenibili? E se esistono, perché si limitano a circuiti di nicchia quando potrebbero allungarsi sui binari di tutta Europa?  «A un certo punto sono venuto a conoscenza del fatto che, nel mondo, avevano iniziato a produrre traverse ferroviarie in plastica riciclata – spiega De Lisi – L’innovazione mi colpisce, mi documento ma cosa scopro? Queste traverse erano impossibili da sostituire a quelle in calcestruzzo perché non avevano il peso e la tipologia di attacco per le linee con velocità superiore agli 80 chilometri orari». Cioè, quasi 200 chilometri orari in meno rispetto al tetto minimo fissato in Europa per l’alta velocità.

Da lì l’ipotesi di una traversa green, con tutte le carte in tavola per insidiare il primato del calcestruzzo. In ballo, spiega De Lisi, c’era un mercato da 70 milioni di pezzi l’anno e un giro d’affari che vale l’equivalente di 4 miliardi di euro. Numeri che impongono proposte chiare, come quelle annunciate dal Greenrail. La “traversa ecosostenibile”, secondo De Lisi, garantisce costi minori (spese di manutenzione giù del 50%), maggior durata (50 anni, contro i “30 o al massimo 40 del calcestruzzo”) e un tasso più ridotto di vibrazioni e inquinamento acustico. Senza contare un doppio risvolto di sostenibilità, ambientale ed economica. Da un lato la composizione delle traverse permette di smaltire 50 tonnellate di plastica in un solo chilometro di linea; dall’altro, i sistemi piezolettrici inseriti sotto le rotaie fanno sì che ogni chilometro di binario produca una media di 120 kwh di energia per ogni transito di 10-15 treni all’ora.

Il costo si aggira sui 70 euro a traversa, contri i 98 di media per quelle in calcestruzzo. L’offerta è elastica, a seconda delle linea da supportare:  metropolitane, treni locali con velocità fino ai 190 chilometri orari, linee ad alta velocità che non scendono sotto il minimo dei 250… Il marchio, brevettato in 147 paesi, sta già richiamando l’attenzione di partner da Regno Unito, Giappone, Brasile e alcuni paesi del Golfo Persico. E le proiezioni di crescita, da qui al 2034, viaggiano a un ritmo che  pochi assocerebbero alle “traversione” strette fra i binari del treno: «Secondo le nostre proiezioni, il margine sviluppabile nei prossimi 20 anni è pari a 15 miliardi di utili. E può aggiungere green value ai paesi che lo scelgono».