La risposta sostenibile al turismo diffuso, veicolato dalla rete, sta prendendo forma. FairBnB è il primo progetto capofila in un ecosistema turistico in fermento. Se da una parte Montreal, New York, Berlino hanno cominciato a regolamentare il settore in maniera restrittiva, con lo scopo di recuperare tasse e migliorare la sicurezza del servizio offerto, il mercato e le comunità locali stanno cominciando a organizzarsi dal basso, sviluppando progetti alternativi.

FairBnB, nato ad Amsterdam, dopo mesi di elaborazioni, sta per dar vita a una fondazione, con lo scopo di aggregare un network di soggetti economici del turismo locale internazionale e far nascere alcuni progetti pilota, con i quali testare la piattaforma tecnologica federativa. Tra i primi a partire potrebbe esserci Venezia, grazie alla partecipazione di partner quali Reset Venezia, movimento di opinione nato per promuovere un turismo sostenibile, già associati al network della nuova piattaforma e coinvolti nella fase preliminare del progetto. Nelle scorse settimane, la comunità di attivisti, ricercatori e sviluppatori che si raccoglie intorno a FairBnB ha pubblicato un manifesto, per definire i margini della sfida lanciata ad AirBnB e alle altre piattaforme del turismo digitale e aggregare nuovi soggetti, oltre a far conoscere il progetto.

L’obiettivo è tornare ai principi guida dell’economia della condivisione: integrare il reddito del locatore e permettere ai turisti di vivere la cultura e le usanze del posto, rispondendo a un mercato del turismo che privilegia l’esperienza da persona del posto, non di massa. La nuova piattaforma vuole offrire una alternativa reale rispetto a quanto oggi disponibile online, consentire un incontro di domanda e offerta, facilitando uno scambio interculturale vero tra i soggetti partecipanti, riducendo al minimo gli effetti negativi sulla comunità dei residenti.

Una regolamentazione che penalizzi i grandi proprietari immobiliari è ben vista quindi da questo movimento, perché chi ne fa parte vuole favorire l’economia locale. Rispetto agli attuali modelli, FairBnB vuole reinvestire le risorse raccolte dalla piattaforma sul territorio, coinvolgendo allo stesso tempo i cittadini, chiamati a dare un contributo attivo nella distribuzione delle risorse disponibili. Le amministrazioni locali sono viste come alleate, nel promuovere regolamenti dove la trasparenza, la sostenibilità e la responsabilità sociale vengono incentivate, con misure di controllo, di repressione e di coinvolgimento dei locatari per riportare il fenomeno a una dimensione sostenibile per tutti. Non è un caso se tra i primi soggetti interessati al progetto FairBnB ci siano esattamente Amsterdam, Barcellona, New York, città che, tra le prime, si trovano oggi a subire gli effetti negativi dell’affitto a breve termine selvaggio.

Quale sarà la risposta di turisti e locatori a questa nuova piattaforma? AirBnB non ha da preoccuparsi, almeno nel medio termine, rispetto all’impatto sul  business. La sfida di FairBnB infatti non è di creare una piattaforma, seppur federativa, concorrente, ma di stimolare i consumatori e il mercato nel suo insieme, ad acquisire valori e pratiche sostenibili, nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti, dell’ambiente e dell’economia locale. In questo senso, anche l’avvio di alcuni progetti pilota sulle città dove il fenomeno è più diffuso, sarà un primo passo nella direzione di un’economia della condivisione più equa e sostenibile, a prescindere dal successo commerciale della piattaforma nel breve termine.