Scordiamoci innanzitutto un preconcetto, ancora nella mente di molti. In Cina non si copia, o quantomeno non si copia e basta. Lo dimostra l’attenzione che questo grande Paese ha verso una delle hit tecnologiche su cui si sta investendo maggiormente in tutto il mondo: l’intelligenza artificiale. E non stiamo parlando di laboratori di ricerca o di oscure aule universitarie da cui escono paper di 150 pagine illeggibili a chiunque non abbia un master, ma di prodotti, a giorni disponibili al grande pubblico.
Scendiamo nel particolare. Il prossimo smartphone di punta della gamma business di Huawei, il Mate10, che verrà presentato fra qualche giorno in Germania, utilizza nel suo cuore il processore Kirin 970, progettato dalla stessa Huawei e fabbricato congiuntamente con la taiwanese Tsmc. Oltre a numeri freddi ma significativi –tecnologia 10 nm, 5,5 miliardi di transistor presenti su una superficie di circa 1 centimetro quadrato con Cpu octa-core, Gpu 12 core, doppio image signal processor, modem da 1,2 Gbps Cat. 18- la vera novità del Kirin 970 è che integra al proprio interno una Npu (Neural network Processing Unit) espressamente dedicata ai compiti di intelligenza artificiale (AI).
Ma questo che significa? Quali sono i reali vantaggi di un chip con una parte dedicata all’AI? Innanzitutto, l’intelligenza artificiale già è presente nel cloud. Chi usa i servizi Google intensamente sa di cosa parliamo: per esempio, non rimaniamo più stupiti (anche se forse restiamo un po’ inquieti) quando vediamo che su Google Maps sono presenti ed evidenziati negozi e ristoranti in cui ci siamo recati, magari senza chiedere esplicitamente a Google dove si trovassero. In questo caso, per offrirci questo “servizio”, ha lavorato l’intelligenza artificiale presente nei server di BigG, che elabora i dettagli dei nostri spostamenti quando abbiamo la geolocalizzazione attiva sul nostro telefono. L’intelligenza artificiale “onboard” amplia, integra e migliora quella del cloud, secondo una formula che Huawei sintetizza in questo modo:

Mobile AI = On-Device AI + Cloud AI
Ma scendiamo nei dettagli.

Il Kirin 970 è il nuovo processore progettato da Huawei che contiene all’interno una Npu (Neural network processing unit), in grado di eseguire compiti di intelligenza artificiale
Il Kirin 970 è il nuovo processore progettato da Huawei che contiene all’interno una Npu (Neural network processing unit), in grado di eseguire compiti di intelligenza artificiale

Come lavora l’AI Huawei
L’intelligenza artificiale lavora, allo stato attuale dello sviluppo, su quattro aree diverse:
– Percezione, cioè la capacità di un device di “percepire”, attraverso i propri sensori (fotocamera, Gps, bussola…), la realtà.
– Cognizione, cioè la capacità di operare delle scelte in base a quanto viene percepito. Qui, Il Ceo di della divisione Consumer di Huawei, Richard Yu, ci ha portato un esempio concreto: senza l’apporto dell’AI è estremamente difficile per la fotocamera di un cellulare riconoscere come “separati” due oggetti che in una immagine presentano dei punti di contatto, compito che invece viene svolto molto più facilmente tramite l’AI.
– Sicurezza. La possibilità di elaborare informazioni velocemente di una Npu consente di “staccare” il telefono da alcun servizi cloud che altrimenti lavorerebbero con i nostri dati e di utilizzare invece l’AI on board, a tutto vantaggio della privacy e della sicurezza.
– Risparmio energetico. Grazie alla potenzialità dell’AI, si piò ottenere anche un risparmio nei consumi, per esempio fermando in modo “intelligente” alcuni servizi, molti dei quali drenano molta potenza dalla batteria, quando questi non vengono utilizzati, e riattivandoli quando servono realmente.
Estendendo il principio che abbiamo citato con la formula riportata nel paragrafo precedente, i tecnici di Huawei spiegano come l’intelligenza artificiale on-device presente sul chip Kirin 970 sia in grado di lavorare insieme con quella presente nei servizi cloud, secondo una metafora che si avvicina a quella utilizzata in psicologia: il cloud è proprietario dell’”intelligenza collettiva”, mentre il singolo device della “intelligenza individuale”.

Dalla teoria alla pratica
Questa, l’intelligenza artificiale nella teoria. Ma come ciò apporta dei vantaggi reali a chi usa quotidianamente uno smartphone?
I vantaggi sono molteplici. Iniziamo da quello più evidente, che verrà già utilizzato sui Mate10 di prossima uscita, nella parte fotografica. La parte Npu del Kirin 970 è in grado di scegliere in autonomia il tipo di soggetto che intendiamo fotografare col nostro telefono, e di selezionare i parametri di scatto più adatti per quel determinato soggetto. Di più: se per esempio su certi soggetti noi siamo abituati a modificare e personalizzare gli scatti base, il telefono è in grado di “ricordare” le nostre preferenze.

Modi_immagine

 

Facciamo un esempio pratico, utile per capire meglio questo concetto se ci si diletta di fotografia. Non amiamo gli incarnati bluastri che a volte la selezione automatica del bilanciamento del bianco ci impone quando eseguiamo dei ritratti: preferiamo un tono leggermente più caldo, con quello le nostre foro hanno più atmosfera. Il telefono si occupa di riconoscere che il soggetto che stiamo ritraendo è una persona, e ricorda che in passato abbiamo modificato il bilanciamento del bianco in modo da ottenere una tonalità leggermente più calda. Il nostro scatto verrà già quindi al meglio, senza dover intervenire ogni volta manualmente per modificare i parametri di scatto.
Questo esempio è solo il primo che verrà messo in pratica nel nuovo telefono Huawei che verrà presentato ufficialmente fra pochissimi giorni. Ma le Api (Application Programming Interface, cioè le specifiche che consentono ai programmatori di utilizzare le funzionalità di un sistema all’interno del software da loro sviluppato) sono ovviamente pubbliche. E qui ci sarà ampio spazio alla fantasia.