Negli USA una delle più interessanti nuove tendenze Social è quella delle app o servizi per la conversazione anonima, modalità di cyber-relazioni che fa quindi il suo ritorno in scena potenziata, grazie ai device mobili connessi. Quelli che bazzicano il web già da qualche annetto, e soprattutto prima del boom mondiale di Facebook, ricordano bene che l’anonimia delle chat era la regola sull’internet pre 2.0, con servizi e siti che offrivano a milioni di utenti chat room dove comunicare usando i nickname. Da qui si era passati ai Forum, anch’essi per lo più anonimi, dove per altro abbondavano problemi di netiquette insieme alle prime orde di troll, i cyber-molestatori. Poi Facebook ha invertito la tendenza, ideando un servizio per far comunicare le persone mettendoci la faccia e il nome-cognome veri. Adesso le cose stanno cambiando, e lo dimostrano alcune app viste al recente SXSW Festival di Austin, come “FlashChat”, pronte a fare il botto di utenti: il servizio funziona sfruttando le potenzialità delle reti wi-fi, e mette a punto una modalità di comunicazione che combina la vicinanza geografica con la possibilità di avviare la reciproca conoscenza senza esporre subito la vera identità personale, in maniera protetta. Se vi trovate in un ufficio, allo stadio, a un internet caffè, all’ospedale o in qualsiasi altro luogo che offra una connessione wi-fi aperta, tramite l’app di FlashChat (disponibile per Android e iOS) potete rompere il ghiaccio e lanciarvi nella instant community hyperlocal per cercare di fare nuovi amici ma anche ottenere semplici informazioni. Il modello Social che si delinea, è quello della “comunità cyber-liquida”, senza confini e sempre aperta, a cui aderire con un mordi e fuggi: unico requisito, suscitare l’interesse degli altri con le parole e sapersi mettere bene in mostra. Il servizio è interessante perché sembra arginare quella che oggi viene chiamata “cyber-solitudine”, ovvero la modalità di socievolezza depotenziata dei vecchi Social, con le persone che si accontentano di intrattenere relazioni virtuali sterili e autoreferenziali, gestite tramite le loro identità ufficiali. Con FlashChat e le altre app del genere le cose stanno diversamente, perché invogliano a cercarsi, e a comunicare, persone che si trovano vicini in tempo reale, e l’anonimia è solo il modo per facilitare la conoscenza, per avvicinarsi. La cosa è interessante perché la prossimità fisica sembra essere di nuovo un valore cruciale nell’epoca del web post 2.0 per avviare una relazione in cui virtualità e fisicità siano di nuovo convergenti. Ovviamente è anche roba da startuppari, ad alto tasso di sperimentazione: sempre all’SXSW 2015, tra le app Social finaliste, simile a FlashChat s’è vista “Reveal”, altro sistema di messaggistica che recupera l’anonimia abbinandola alla prossimità fisica, ma con in più anche la possibilità di chattare per temi con chiunque nel mondo. In fin dei conti già il recente successo di app come SnapChat (il servizio di messaggistica a tempo che ha fatto furore tra gli adolescenti americani perché consente di fare tutto, anche sexting, in maniera sicura visto che il messaggio si autodistrugge poco dopo la consegna), oggi valutata miliardi di dollari, aveva fatto capire che i nativi digitali hanno bisogno di nuove forme e strumenti di comunicazione sempre più liquidi, e capaci di aggregare in tempo reale, istantaneamente, le persone, in base a qualche comune interesse di partenza, anche piccolo, come posizione o TAG. Ma il modo per capire come nelle chat anonime in ballo ci sia qualcosa di grosso per il futuro, e che, guarda caso, arriva ancora dal mondo universitario americano (come Facebook), è il servizio “Campus Anonymous”, creato da due studenti della Ivy League – la lega delle otto maggiori università americane, tra cui Princeton, Harvard e Yale -, che consente di mettere in contatto pari età che frequentano i college senza esporsi. Il meccanismo è tanto semplice quanto geniale: il sistema connette anonimamente due studenti della stessa università e li aiuta a conoscersi con alcune domande su interessi e altro. Se, alla fine della conversazione la relazione anonima è stata positiva il cicerone virtuale chiede a entrambi se vogliono passare alla conoscenza reale rivelandosi l’identità a vicenda. Nelle parole dei founder ci sono le potenzialità e i pericoli dell’iniziativa: “Quando c’è l’anonimia le persone cambiano radicalmente il loro modo di comunicare: alcuni diventano troll e si comportano orribilmente, ma altri, e sono la maggioranza, finiscono per aprirsi, e diventano anche molto più vulnerabili”. Ma il fenomeno non interessa solo gli USA, come dimostra “Reach”, app mobile creata da una startup israeliana per ora disponibile solo su iOS, che combina identità nascosta e, in questo caso, reali interessi personali: il sistema si basa su un algoritmo di ricerca che scandaglia tra profili di testo autoprodotti dagli utenti, con TAG e parole chiave, mettendoli in contatto grazie a un motore che matcha i risultati affini: tanto per capire, due parole possono essere “studente” e “Manchester”, in modo da far entrare in contatto due persone che abbiano i requisiti (autodichiarati, attenzione.). La scommessa è che ne nasca una community in base a geopresenza, gusti e interessi: ovviamente si tratta sempre di relazioni super-liquide, ma che possa essere questa la prossima frontiera del marketing (instant marketing) sono già tanti gli addetti ai lavori pronti a scommetterlo.