A un mese dal taglio del nastro della Conferenza sul Clima di Parigi, a fine ottobre il Parlamento europeo ha approvato una proposta della Commissione, all’interno del Clean Air Policy Package, processo di revisione della direttiva  National Emissions Ceilings del 2001 (Nec), per ridurre le emissioni degli inquinanti atmosferici in tutta l’Unione europea, nei prossimi 15 anni. Ma secondo l’European Environmental Bureau (Eeb) che ha cercato di realizzare azione di lobby attraverso la mobilitazione dei movimenti civici europei, i deputati hanno evitato il piano più ambizioso proposto dalla Commissione Ambiente del Parlamento nel mese di luglio che avrebbe impedito 42.800 decessi prematuri ogni anno. “Anche se grazie alla nostra mobilitazione sono stati inclusi nella Direttiva i limiti al 2025 sull’ammoniaca, precursore del Pm2.5 e sono stati mantenuti i limiti per il metano, precursore dell’ozono” conferma Anna Gerometta presidente della Onlus italiana Cittadini per l’aria, aderente alla rete rete europea Eeb.

Ma se  le concentrazioni di inquinanti atmosferici sono più basse oggi che 20 anni fa e molti paesi hanno raggiunto gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dalla direttiva Nec e dal  protocollo di Göteborg , una grande percentuale della popolazione urbana della Ue è ancora esposta all’air pollution che nel solo 2010 ha causato 400 mila decessi prematuri. Bisogna poi ricordare che, secondo la stessa Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea), alcuni inquinanti atmosferici agiscono anche come driver, a breve termine, del riscaldamento globale. Proprio per questo le politiche di riduzione e mitigazione possono influire contemporaneamente sia sulle emissioni di gas a effetto serra sia che degli inquinanti atmosferici.

Eppure, si registrano ancora gravi violazioni delle norme relative alla qualità dell’aria: un terzo delle zone messe sotto controllo dalla Ue supera i limiti fissati per il particolato (Pm10) e un quarto quelli per il biossido di azoto (NO2). Valori per cui secondo le proiezioni di  Air-o-Meter elaborato da Eeb, nel 2020 si registreranno, ancora, 340mila morti premature da inquinamento atmosferico.

Dati suffragati dal recente studio Viias (Valutazione Integrata dell’Impatto Ambientale e Sanitario dell’inquinamento atmosferico) finanziato dal Ministero della Salute, che ha permesso di definire, attraverso l’uso di modelli, le concentrazioni di particolato fine (Pm2.5) all’anno di riferimento 2005, al 2010 e al 2020, insieme ai relativi impatti sulla salute a lungo termine. Nel 2005 sono risultati attribuibili all’esposizione della popolazione italiana al Pm2.5 ben 34.552 decessi (il 7% della mortalità per cause naturali osservata in Italia).

Anche alle luce di queste evidenze risultano particolarmente importanti le campagne di monitoraggio civico dal basso, spesso autofinanziate  o sostenute da progetti scientifici ed epidemiologici che applicano la direttiva 2003/35/CE che prevede la partecipazione del pubblico all’elaborazione di piani e programmi in tema ambientale.

Cittadini per l’aria a  Milano

E proprio dagli “Citizens for air” italiani è stato lanciato l’ultimo progetto europeo, in ordine temporale, iSPEX-EU, compreso nelle strategie di Horizon 2020 con Light2015, di monitoraggio civico sulla presenza di inquinanti e di particolato atmosferico. Il tutto attraverso un semplice add-on da applicare sull’iPhone unito a una app per coinvolgere i cittadini nella misura dello ‘spessore ottico atmosferico”, più evidente nei centri urbani. Le rilevazioni nelle dieci città europee, tra cui Milano e Roma, iniziate il primo settembre si sono concluse il 30 ottobre, si basano sugli scatti dei volontari civici di una porzione di cielo catturate attraverso il dispositivo iSPEX. Le elaborazioni permetteranno di ottenere informazioni sulla quantità di radiazione estinta in atmosfera, a causa della presenza di particolato atmosferico.

Guardiani dell’aria a Torino

Un progetto molto interessante, in linea con quelli europei, in cerca però di finanziamenti per rilanciare una nuova campagna di rilevamento, è Everyaware capitanato dalla Fondazione Isi di Torino. “Abbiamo progettato SensorBox,  un dispositivo portatile che misura concentrazioni di inquinanti nell’aria come il black carbon e le particelle ultrafini (Ufp), Ozono (O3), biossido di azoto (NO2), monossido di carbonio (CO)  e li localizza  attraverso un Gps”, racconta Vittorio Loreto, leader di ricerca presso la stessa fondazione e docente di fisica alla Sapienza di Roma. Operazione che viene eseguita una volta al secondo per avere una mappa dettagliata dell’inquinamento mentre si cammina, come hanno realizzato lo scorso inverno i cittadini torinesi diventati “guardiani dell’aria”. Basta uno smartphone con l’app AirProbe, utilizzando una connessione Bluetooth con il SensorBox per vedere la misurazione in tempo reale e l’invio dei dati alla piattaforma web.

Centraline fai da te per il Pm2.5 a Firenze

A Firenze compie due anni il prossimo gennaio il progetto di sorveglianza della qualità dell’aria condotta dai cittadini, patrocinato dalla cooperativa Epidemiologia e prevenzione Giulio A. Maccacaro, con l’obiettivo di rendere la città più vivibile e sana a partire dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico da traffico. Una centralina che misura micro polveri per via ottica. A partire dai campioni di aria prelevati dall’ambiente introdotti in una cella ottica  attraversata  da  un  fascio  di  luce Laser. I dati sono poi leggibili dall’app elaborata per Android con l’accesso rapido al dato corrente del livello di Pm2.5. Le rilevazioni hanno evidenziato i giorni di superamento del valore di 25 µg/m3 nel periodo monitorato, rispetto alla media annuale stabilita dalla normativa europea, superiore al valore guida OMS di 10 µg/m3. Il progetto PM2.5 è inserito nei casi studio monitorati nei progetti del centro europeo Joint Research Center.

La raffineria di Milazzo e la centralina sul tetto della chiesa

E’ passato poco più di un anno dal 27 settembre 2014, quando si scatenò l’incendio  alla raffineria di Milazzo. E’ stata l’occasione per far decidere la popolazione milazzese preoccupata per la propria salute, di autotassarsi e acquistare la centralina per il rilevamento delle micropolveri che ancora oggi sta in cima alla chiesa di Archi, grazie al parroco Peppe Trifirò e alle Associazioni del Coordinamento Ambientale Milazzo-Valle del Mela. Anche qui non un esempio di “fai da te”, a disprezzo delle agenzie di controllo. “Semmai un soccorso al lavoro di Arpa Sicilia che non dispone dei mezzi per misurare la presenza di particolato ultrasottile, e la collaborazione con gli esperti epidemiologi” precisa Giuseppe Maimone, Presidente ADASC.  Anche i dati registrati dalla centralina di Archi, così come a Firenze vengono pubblicati in continuo su un sito web dedicato a cui ogni cittadino può collegarsi..

Zero IPA e Open data a Taranto 

Dall’esperienza delle ecosentinelle di PeaceLink e della start up EuThink intorno all’Ilva di Taranto, è nato, invece, un libro, Zero IPA, che elabora una vera e propria strategia per il controllo e il contenimento dell’inquinamento atmosferico. “E getta le basi per un marchio di qualità dell’aria – spiega Alessandro Marescotti, docente e presidente della storica associazione -. Abbiamo imparato a misurare gli Idrocarburi Policiclici Aromatici, sostanze cancerogene formandoci all’uso dell’analizzatore portatile di IPA Ecochem PAS 2200 CE (il medesimo usato da Arpa Puglia, ndr), così come nella strategia della “citizen science” rientrano ormai il dispositivo di valutazione del particolato atmosferico iSPEX mediante iPhone (lo stesso usato a Milano e Roma), la app WideNoise per smartphone per la misurazione dell’inquinamento acustico e un dispositivo portatile per determinazione del monossido di carbonio espirato”. Non solo, gli agguerriti cittadini tarantini hanno realizzato un Green Tour per documentare l’aria di qualità in Puglia e in altre parti d’Italia.

Monitoraggio civico che si sposa, è il caso di dirlo, con l’attività di civic hacking di Open Data Puglia, che, come racconta Vincenzo Patruno, co-fondatore e coordinatore delle attività legate agli Open Data presso l’Istituto Nazionale di Statistica, è  pensato come “Centro di competenza su Open Data, Trasparenza e Open Government”. “Siamo partiti dai dati che giornalmente Arpa Puglia pubblica sul proprio sito, le medie giornaliere della quantità di inquinante rilevate per ogni singola centralina di rilevamento della Regione”. OpenPuglia raccoglie giornalmente questi dati e li consolida all’interno di un proprio database. Il primo obiettivo è stato quello di armonizzare, arricchire e rendere questi dati fruibili, comprensibili e condivisibili facilmente e allo stesso modo da tutti, amministratori e cittadini, fino al calcolo di  “indice sintetico della qualità dell’aria” sulla base di una metodologia utilizzata dall’Environmental Protection Agency americana.

Esempi non solo di partecipazione e monitoraggio civico, ma “to peer-production – come ha sottolineato Mariachiara Tallacchini, già senior scientist presso il Joint Research Centre della Commissione Europea nel suo intervento al congresso dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, ora docente di Filosofia del diritto -. Tutti (scienziati e cittadini) hanno il diritto di produrre conoscenza e l’Ict consente forme di collaborazione dove il sapere e la fiducia sono connesse per il conseguimento obiettivi e protezione dei beni comuni”.