“Jobmetoo”: un lavoro anche a me. Si chiama così il portale di recruiting nato nel 2014 da un’intuizione di Daniele Regolo, imprenditore e disabile uditivo grave dalla prima infanzia, per favorire ricerca e offerta di lavoro dei candidati che appartengono alle categorie protette. Il sito ricalca il meccanismo dei tanti browser del settore, ma si concentra esclusivamente sui profili che possono essere assunti ai sensi della legge 68/99: il testo che promuove inserimento e integrazione delle persone disabili nel mondo lavorativo.

Come? Alla risorsa basta registrarsi per ricevere proposte via email o sfogliare, in autonomia, gli annunci che si susseguono sul portale. Il resto è affidato in parte alla scelta automatica di un algoritmo e in parte al team assemblato da Regolo per filtrare i contenuti. Il software seleziona e fa incrociare le offerte compatibili sia con il curriculum che con le condizioni effettive del candidato, evitando il rischio di cliccare su annunci «validi solo a metà». Alle sue spalle, uno staff in carne ed ossa affina i meccanismi selettivi e valuta le offerte che cercano visibilità sul sito. «L’algoritmo di ricerca di Jobmetoo non seleziona soltanto i candidati più idonei a ricoprire una determinata mansione – spiega Regolo – ma anche quelli realmente compatibili con la posizione richiesta sulla base della loro condizione. La tecnologia si unisce poi alle competenze dello staff».

Il progetto di un portale riservato ai candidati con disabilità è frutto dell’esperienza personale del suo fondatore e delle «tante vicissitudini» che hanno accompagnato la sua gavetta dopo gli studi. Negli anni di LinkedIn e dell’enorme offerta di motori di ricerca lavorativi, Regolo si è accorto di un vuoto: l’assenza di uno strumento che restringesse il campo alle esigenze di risorse con problemi di disabilità grave. Da lì è scattata la scintilla che si sarebbe trasformata in una piattaforma con 100mila utenti iscritti e 400 aziende partner, in genere sopra i 50 dipendenti. Mentre scriviamo questo servizio, sulla bacheca delle «aziende che assumono» scorrono i nomi di Barilla, Lamborghini e il brand di moda Desigual. E nelle ultime offerte pubblicate si aprono spazi per figure di medio-alto livello come buyer, ingegneri, european accountant ed esperti di logistica. «Le aziende assumono sempre meno per obbligo di legge e sempre più per reale convinzione – dice Regolo – Segno che il mondo sta cambiando e che l’obbligo di legge non sempre è la leva primaria».

Regolo è consapevole del ruolo giocato da web e tecnologie nella maggiore indipendenza della forza lavoro con disabilità grave. L’iper-connessione ha favorito, anche, la crescita di autonomia di persone (e professionisti) un tempo più vincolate all’assistenza esterna. «Oggi, disabili gravi viaggiano in completa autonomia coi loro smartphone, perché non potrebbero lavorare e occupare posizioni di rilievo? – si chiede Regolo – La vera innovazione è quella di aver esteso tali potenzialità a chi, prima, ne era escluso».