In attesa che anche l’Italia adotti un Foia, un Freedom of information act, e i cittadini possano imparare a esercitare al meglio il loro diritto all’accesso civico, su tutte le informazioni della Pubblica Amministrazione, non mancano campagne e strumenti rivolti a sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta alla corruzione e a favorirne un ruolo attivo.

Da “Riparte il futuro” promossa da Libera, Gruppo Abele, Avviso Pubblico e  oltre 500mila cittadini, all’attività di Trasparency Italia che presto lancerà un centralino anticorruzione,  fino a Diritto di Sapere che ha promosso la seconda edizione di Legaleaks, manuale per diritto all’accesso per cittadini e giornalisti, primo passo verso il controllo della cosa pubblica e la trasparenza.

Ma un ruolo decisivo, in questo processo, può essere svolto dalle piattaforme di investigazione ed inchieste giornalistiche che utilizzano le segnalazioni anonime attraverso il whisteblowing. Istituto che non è ancora davvero regolamentato nel nostro Paese, diversamente da quanto accade negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, sebbene la Legge Severino ne abbia previsto l’introduzione nell’ordinamento, con disposizioni sulla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti. Ma come Trasparency International evidenzia, siamo ancora lontani da meccanismi che possano davvero proteggere chi, nell’ambito del proprio lavoro all’interno della PA, voglia denunciare fenomeni di corruzione, così come manca ogni regolamentazione nel settore privato.

 

Intanto, però, in risposta a un bisogno evidente, è nato, proprio in Italia, GlobaLeaks, software libero a supporto del whisteblowing anonimo. Progettato dal centro studi Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, associazione non profit impegnata sui temi della trasparenza e della difesa dei diritti umani digitali, è stato adottato da Irpi (Investigative Report Project Italy), team fondato da giovani giornalisti indipendenti, che nel giro di un anno ha lanciato due portali dedicati alle segnalazioni anonime come IRPILeaks, e  nelle scorse settimane, ExpoLeaks.

“Abbiamo cercato di unire giornalismo alla tecnologia, proprio nell’ottica di poter tutelare chi decide di poter segnalare in modo completamente anonimo e sicuro informazione su possibili irregolarità e forme di illecito, legate ai lavori per la realizzazione di Expo 2015″, racconta Alessia Cerantola.  Il progetto sta raccogliendo, sempre dalla rete, fondi per il suo sostegno attraverso il crowfunding: “Un buon segno che risponde alla richiesta di trasparenza dei cittadini” conclude la giornalista.

Così come ToxicLeaks,  curato dai giornalisti Andrea Palladino e Andrea Tornago, che oltre a raccogliere inchieste e progetti di data journalism “sulle rotte dei veleni: dalle navi alla terra dei fuochi” e seguire, passo passo, la desecretazione dei documenti riservati avviata dalla Presidenza della Camera sul caso Ilaria Alpi- Miran Hrovatin, ha anch’esso uno spazio dedicato al whisteblowing. “Un portale che ci permette di documentare il nostro lavoro e al contempo raccogliere segnalazioni in modo anonimo attraverso la tecnologia Tor” conferma Andrea Palladino.

Intanto il Consiglio Comunale di Milano, primo in Italia, ha approvato lo scorso 17 marzo una mozione presentata dal consigliere e presidente della Commissione Antimafia David Gentili per l’introduzione del whistleblowing nella macchina comunale.  Un primo passo verso l’adozione di una procedura specifica che purtroppo, però, a un anno di distanza non c’è ancora.