Oggi alcune mietitrebbie nel mondo si vendono anche grazie ad un team di sviluppatori italiani di realtà virtuale. Perché ai contadini potenziali acquirenti i commerciali del colosso Agco – terzo gruppo mondiale per fatturato nella produzione di trattori e macchine agricole – presentano cataloghi digitalizzati immersivi prodotti in Italia. Al bando il pesante e polveroso dépliant su carta patinata. Di fatto la multinazionale statunitense ha sostituito ai supporti cartacei prodotti multimediali con una firma nostrana.

Benvenuti nella nuova era del video. Che coinvolge, emoziona, fa vendere. In questa nuova fase Experenti – startup tecnologica italo-americana nata tre anni fa con un team di una decina di talenti, età compresa dai 25 ai 40 anni – sta scalando interesse e fatturato. Entrando in contatto anche con gli studenti dell’Università di Padova. «Molti dei giovani tecnici con i quali lavoriamo arrivano dalle facoltà di ingegneria e informatica», racconta Amir Baldissera, 42enne veneziano ceo di Experenti, una laurea in intelligenza artificiale nell’ateneo padovano e svariate esperienze tra Italia e Inghilterra.

Approccio anglosassone, flessibilità estrema, visione internazionale, orientamento alla ricerca: per questa realtà il core business è la mixed reality, ovvero l’insieme di soluzioni tra realtà virtuale e aumentata.

L’headquarter italiano è a Massanzago, seimila anime a pochi chilometri da Padova. Ma col nuovo anno ci si trasferirà in uno spazio di oltre 400 metri quadrati con tecnologie all’avanguardia: un laboratorio con visori e caschi di realtà virtuale, sistemi di tracciamento facciale e di riconoscimento di oggetti 3D, avatar in realtà aumentata. «Contiamo di raddoppiare il personale. Ci stiamo orientato su profili tecnici con competenze di sviluppo software soprattutto per il mobile».

Con la realtà virtuale Volkswagen presenta al meglio le sedi produttive, Acqua San Benedetto promuove i suoi spazi, Caminetti Montegrappa aggiorna gli strumenti operativi per la vendita, Siemens telecontrolla da remoto la manutenzione degli impianti industriali. «Il manutentore si muove nella fabbrica indossando i visori, inquadra la macchina e monitora i vari livelli, dalle prestazioni alle temperature. È come se avesse un cruscotto a disposizione aggiornato e in tempo reale».

Nascono anche nuovi modelli di vendita. Uno dei primi brand a sperimentare queste tecnologie è stata Ikea con la sua app Ikea Place. Ma il vantaggio è anche per le Pmi. Ad esempio con la realtà virtuale il Colorificio San Marco consente ai suoi clienti di applicare una miriade di colori alle pareti di casa. «Con un visore sulla testa si entra fisicamente nel proprio appartamento, pur stando all’interno dello show room. Si ha così un catalogo potenzialmente illimitato», conclude Baldissera.

Imprese made in Italy video-centriche

Immersiva, coinvolgente, emozionale, in una parola virtuale o aumentata. Ecco la realtà che ci aspetta per come la stanno disegnando programmatori e creativi. Aziende di diversa dimensione stanno già sperimentando, entrando di fatto nell’agone digitale. Perché su una cosa gli analisti concordano: la virtual reality nelle sue varie declinazioni scardinerà le tradizionali esperienze di acquisto. D’altronde il futurologo danese Rolf Jensen lo ha predetto da tempo: vivremo in una cultura del consumo che racconterà storie attraverso i prodotti che acquistiamo.

Anche di questo si parlerà all’università di Bologna mercoledì 13 dicembre, durante la premiazione dei Teletopi, gli oscar del video online giunti alla decima edizione e quest’anno dedicati al futuro della comunicazione video-centrica, con storie di successo di una via tutta italiana al video online.

Perché oggi si moltiplicano questi nuovi distretti dell’audiovisivo. L’ecosistema si arricchisce, scommettendo su scrittura e tecnologie totalizzanti. E la filiera si segmenta, si parcellizza, evolve con le nuove piattaforme, arrivando a dialogare con una pluralità di attori, pubblici e privati.

Il fronte del video online made in Italy è terreno fertile per eccellenze del territorio, anche lontane dai contesti metropolitani. Negli ultimi anni a distinguersi è stata Mosaicoon, realtà innovativa fondata nel 2010 da Ugo Parodi Giusino, un centinaio di dipendenti tra Europa e Asia e la sede nella splendida Isola delle femmine, nel palermitano. Poi ci sono le strutture distaccate di Milano, Roma, Londra, Singapore, Seoul e New Delhi. La startup siciliana ha chiuso lo scorso anno un terzo round di investimento da 8 milioni di euro. Ottenendo anche il titolo internazionale di società più innovativa d’Europa.

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Sempre nel 2010 tra Reggio Emilia e Novara è nata Tiwi, che oggi dà lavoro a una trentina di persone. «Siamo riusciti ad innovare il processo di produzione con due aziende in una: c’è la casa di produzione che crea idee di serie e le vende e c’è la società che sviluppa contenuti delle aziende», racconta Nicola Bigi, fondatore e presidente.

Per Bigi il segreto del successo è legato alla possibilità di presidiare tutta la filiera internamente. «Ciò che ci permette di crescere anno dopo anno è il mantenimento di tutte le competenze interne. Oggi viviamo una situazione in cui la domanda di video è così alta che è necessario inventarsi format che possano essere produttivamente veloci. Questo tipo di ragionamento puoi farlo solo se hai registi, animatori, illustratori, autori, programmatori che lavorano insieme».

La società opera per editori come Sky Arte o per realtà come Bper Banca. Per Bigi uno dei trend in crescita è quello dei video personalizzati. «Stiamo sperimentando alcune tecnologie che potrebbero permettere di costruire un video che però ha in sé diverse possibilità di costruzione: in base a determinati dati il video cambierà e si configurerà automaticamente, potendo fornire una storia diversa per ogni utente», conclude Bigi.

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In Emilia da diciassette anni opera anche Melazeta, società specializzata in gamification. Team di tredici persone, fatturato da oltre un milione di euro e un headquarter suddiviso in due grandi open space con uffici e produzione. «Sviluppatori e creativi convivono, operando su progetti legati al marketing, alla formazione, alla comunicazione interna o a quella sociale», racconta Lara Oliveti, 48enne emiliana a capo di Melazeta. Tra i grandi clienti ci sono Lottomatica, Disney, Ferrero, l’associazione Airc.

«Siamo specializzati nella realtà virtuale e interattiva, con mondi ricostruiti tridimensionalmente. Credo che in questo segmento ci siano spazi per noi player di piccola e media dimensione perché di fatto realizziamo un prodotto autoriale, disegnato su misura».

La via italiana alla realtà virtuale

C’è da dire che lo sviluppo sta virando verso una narrazione, frammentata e multimediale. D’altronde proprio l’Economist pochi mesi fa aveva titolato Story Time per descrivere questa rivoluzione: «Se il 2016 è stato l’anno del gaming nella realtà virtuale questo 2017 segnerà il passaggio verso una narrazione per multinazionali e aziende», aveva scritto Leo Mirani.

Intanto il ConsumerLab di Ericsson ha presentato i risultati di uno studio che ha indagato le aspettative dei consumatori in merito all’integrazione della realtà virtuale e aumentata con il mondo fisico. L’indagine è stata svolta in 8 Paesi tra cui l’Italia e ha preso in esame le considerazioni degli early adopter, ovvero gli utenti che utilizzano più volte a settimana visori, e consumatori che intendono dotarsene in futuro.

Dalla fotografia del campione italiano emerge che sei consumatori su dieci ritengono che nel prossimo futuro la realtà virtuale e aumentata modificheranno profondamente la quotidianità nei media, nella formazione, nel lavoro, nelle interazioni sociali, nel turismo e nel retail. Aspettative che si spera non resteranno disattese. Perché se è vero che le tecnologie non sempre vanno di pari passo con la consapevolezza degli utenti, c’è pure da dire che la partita è appena iniziata. Ed è ancora tutta da giocare.