I corti interattivi navigabili da smartphone a 360 gradi sono definiti in inglese con l’espressione più efficace “immersed in movies”. Suona meglio ma non rende bene l’idea. Per toccare con mano, è proprio il caso di dirlo, quanto stiamo raccontando si può cominciare a scaricare su Android e iOs  l’app gratuita Google Spotlight Stories.  Dentro allo smartphone compariranno quattro corti animati (diventeranno otto entro la fine dell’anno) che vengono girati a 360 gradi, ovvero in modo da permettere una navigazione autonoma all’interno del film. In pratica, come avviene per le app di realtà aumentata, si può cambiare il punto di vista. Basta spostare il dito sullo smartphone o muovere direttamente il telefonino. Ci si può quindi ad esempio distrarre per osservare un dettaglio come se fossimo lì, tanto la narrazione si interromperà aspettando di ripartire quando torneremo a dargli retta.

Quelli delle riprese a 360 gradi sono strumenti nuovi, ne abbiamo parlato anche su Nova24 del 4 ottobre.  L’industria dell’audiovideo sembra convinta di poter scommettere su questo tipo di esperienze. Meno chiara è l’applicazione artistica della realtà aumentata nel più grande settore dell’animazione. Per capire meglio le sorti progressive ma sopratutto i “gradi di libertà” di questi strumenti l’appuntamento è a Torino alla VIEW Conference che quest’anno si terrà da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre.

 

 

75

 

Una anticipazione di questo dibattito arriva proprio da Shannon Tindle, regista e vincitore del Primetime Emmy Award . Attualmente è impegnato con Laika Entertainment nel dirigere e sviluppare un proprio progetto. Ed è stato premiato al panel di Google Spotlight al Comc Con per il suo corto On Ice che appunto esplora la realtà aumentata con un cartoon visibile e esplorabile a 360°.

Quando lavori in un ambiente virtuale quello che cerchi è provare a trasportare l’esperienza della visione in quello specifico mondo. Renderli parte di una storia. In un certo senso – racconta a Nòva24 – è come progettare una performance live. Lo spettatore è libero di guardare dove gli pare, quindi ogni dettaglio, ogni angolo deve essere preso in considerazione“. La complessità è quella dei videogiochi in 3D come gli sparatutto. Il regista di questi prodotti, a differenza di quello classico, devo sviluppare l’ambiente tenendo conto della curiosità di esplorazione dello spettatore-utente. In qualche modo deve fare i conti con la “distrazione” e il comportamento non necessariamente lineare di chi è abituato all’interazione attraverso gli schermi e il touch. “Rispetto a un cartone animato tradizionale la sfida più difficile è proprio quella di tenere lo spettatore concentrato sulla storia che si vuole raccontare. Potendo controllare l’inquadratura gli spettatori possono guardare dove gli pare. Come regista il mio lavoro è più che altro quello di rendere il mondo che racconto divertente e accattivante.  E’ qualcosa di completamente nuovo per un regista tradizionale“.