Una storia nata in un garage. Lo sfondo non però è la California, un paesone della Silicon Valley, ma un piccolo centro in Toscana, la terra di Leonardo da Vinci: Foiano della Chiana, antico borgo tra Sinalunga e Cortona. Qui, un gruppo di amici, una manciata di anni fa tra la voglia di ingegnarsi e l’abitudine di trovarsi alla sera dopo il lavoro, a un certo punto decide di costruire un aereo. Così, per hobby.

La passione per il volo

“La mia passione vera è sempre stata la meccanica per il volo”, racconta Marco Sbragi , titolare della Orf, storica azienda aretina di oreficeria. “La Orf è una delle più vecchie società del settore. Fondata dal mio babbo Giuseppe, classe 1918, che iniziò a fare l’orafo a 7 anni”. Una quarantina di dipendenti, gran parte della produzione destinata all’export, collane, bracciali e orecchini. “In azienda – spiega Sbragi – è sempre stato presente un reparto di meccanica che seguiva la produzione dei macchinari per la produzione orafa”. Reparto che richiede una meccanica di estrema precisione, considerando il valore della materia prima con cui si lavora nell’industria orafa, dove niente va sprecato.

Alla fine degli anni Ottanta con un gruppo di amici, molti dei quali facevano parte dell’azienda, all’imprenditore toscano viene la voglia di cimentarsi, dopo il lavoro, nella costruzione di un aereo vero e funzionante. “Doveva essere un ultraleggero, alla fine la costruzione è durata 14 anni e ne è uscito un aereo sperimentale che è un gioiellino, costruito con materiali compositi ed elettronica avanzata”. L’aereo nato nel garage della Silicon Valley aretina pian piano ha preso forma, fino al primo volo.

Dall’aereo alle bici

“Quando abbiamo finito di costruirlo ci siamo domandati: ora che facciamo? Il mio socio Enos Polvanesi, che è l’anima vera della meccanica in azienda, era appassionato di ciclismo. Nel 2004 tirò fuori la prima idea post-aereo. Il progetto di una pedivella “easy crank” che riesce attraverso un meccanismo di leveraggio ad alta precisione, a trasmettere più potenza a parità di frequenza di pedalata. Ancora oggi questo sistema è rivoluzionario. Da quella prima idea decidemmo di creare la Gobat, come ramo d’azienda della Orf”. Gobat è l’acronimo di “Gold bike and technology”, tecnologia per la bici nata nella fabbrica dell’oro. La pedivella riceve tanti applausi, ma nessuna fattura.

“Andammo avanti per un po’ ma poi ci fermammo. Ci siamo mantenuti a galla facendo studi sul ciclismo, progettammo ad esempio le prime corone ovali. Fino a quando – racconta l’imprenditore toscano – ci chiesero di progettare un rullo di nuova generazione per allenarsi con la bici indoor, che doveva avere come caratteristiche quella di essere leggero e silenzioso. Da quel primo lavoro, intravedemmo la possibilità di farlo diventare qualcosa d’altro abbinando alla precisione meccanica che ci apparteneva, le enormi possibilità offerte dall’elettronica e dalle tecnologie digitali”.

MagneticDays

Enos, il socio-genio della meccanica, si mise subito al lavoro e progettò, o meglio inventò, MagneticDays. Ma non chiamatelo rullo. Il sistema offre un’esperienza di allenamento nuova attraverso un sistema cloud che consente di collegare lo strumento a dispositivi fissi o mobile, per monitorare in tempo reale la sessione di allenamento, fornendo indicazioni dettagliate sui parametri come forza, potenza, frequenza della pedalata, frequenza cardiaca. “Il MagneticDays Jarvis è uno strumento evoluto di allenamento, qualcosa di unico nel suo genere”, spiega Sbragi. “Cinque anni di ricerca e sviluppo per creare la prima piattaforma interattiva per l’allenamento indoor con un approccio scientifico e una meccanica di altissima precisione”. Il principio fisico sono le correnti di Lorentz, “la bestia nera dei motori elettrici, un sistema di resistenza non meccanica che ci ha permesso di eliminare il rumore attraverso la potenza del campo magnetico”.

Il disco metallico viene immerso in un campo magnetico che modula una resistenza allo scorrimento. Il software gestisce la pinza, il “freno” del campo magnetico. La meccanica permette di modulare la resistenza alle pedalate in maniera estremamente fine: “Due decimi di millimetro di tolleranza nella pinza che contiene i magneti che bloccano il disco possono dare una differenza in termini di potenza frenante nell’ordine del 7%. La differenza rispetto ad altri sistemi di allenamento è nell’estrema precisione meccanica e nel software che permette allenamenti personalizzati, tagliati su misura come un abito sartoriale. “La produzione – continua Sbragi – la facciamo tutta qui, nel nostro stabilimento orafo, per avere la sicurezza della precisione dello strumento. I sistemi dei concorrenti hanno una precisione nella regolazione che è come quella di una macchina da giardino. Noi siamo stati i primi a proporre una cosa del genere e lo siamo ancora, nonostante le copie. La nostra grande difficoltà è far capire ai potenziali clienti la differenza in termini di prestazioni del MagneticDays. In un mondo di persone abituate ad andare in auto abbiamo proposto un aereo”.

Allenamenti su misura via cloud

Il sistema di allenamento in bicicletta made in Tuscany è composto da due parti: lo strumento, il MagneticDays, e la parte degli allenamenti personalizzati su misura del ciclista chiamati Htt, che sta per “hi-tech training”. Anima della parte “servizi” è Simone Buracchi, padre della filosofia di allenamento Htt. “Questo sistema – spiega Buracchi – permette di personalizzare i lavori di allenamento per migliorare le prestazioni. Si lavora in un ambiente fisico particolare perché sei fermo, non c’è la resistenza dell’aria e la forza di gravità che all’esterno varia le condizioni di allenamento. Dentro ho una condizione stabile. Quello che il freno magnetico mi va a simulare è la resistenza dell’aria nelle condizioni grosso modo di una pianura senza vento. E’ l’allenatore che attraverso il software programma allenamenti personalizzati per i clienti, a seconda del livello e di dove si vuole arrivare. Ti guida un professionista attraverso la macchina”.

Il primo passo che viene effettuato su ogni cliente è la valutazione personalizzata e l’erogazione dei carichi di lavoro. La valutazione viene fatta attraverso un test che mette in luce dove un atleta è carente e dove può arrivare. Sulla base di questo primo test, la seconda fase è quella dove vengono costruiti allenamenti “su misura”. Continue verifiche si alternano agli allenamenti personalizzati, con l’obiettivo di adeguarli continuamente ai nuovi valori fisiologici che l’atleta sviluppa in quel preciso momento in cui decide di allenarsi. “Tutto ciò è possibile perché MagneticDays – spiega Buracchi – va oltre il concetto dei watt, scomponendoli nelle sue due componenti fondamentali: forza (Newton metro) e velocità (Rpm). Diventa quindi possibile andare a cercare quei watt aggiuntivi lì dove si è più deboli. Il nostro sistema non è chiaramente un sostituto delle uscite in bici ma rappresenta un’integrazione e un modo di allenarsi qualitativamente superiore che permette di raccogliere dei risultati altrimenti irraggiungibili”.

Sistema aperto

Il sistema è aperto. Libero sia nell’essere gestito attraverso la piattaforma Htt, che attraverso altre app di allenamento come Zwift, la app che ti permette di fare una gara virtuale con ciclisti dall’altra parte del mondo, come la Playstation Sony, attraverso la rete, “ma siamo a livello di gioco”, o altre come Training Peaks. “Quello che consigliamo noi – conclude l’allenatore – la strada maestra, è usare il MagneticDays in maniera scientifica secondo la nostra piattaforma per migliorare le prestazioni. Con il sistema Htt ho il potere di scindere tutte le parti che generano una prestazione per ogni singola sessione di training, e per ogni parte posso decidere di far fare un lavoro per andare a migliorare la performance del ciclista. La novità è questa: indoor scientifico per migliorare quando si va in strada”.

L’imprenditore toscano ha deciso di non brevettare il sistema MagneticDays. “La nostra forza – dice ancora Sbragi – nasce dal continuo sviluppo, per offrire un prodotto che si rinnova costantemente, che si pone filosoficamente all’avanguardia rispetto ai prodotti dei competitors. Questa nostra forza, rappresenta però anche la debolezza data dalla necessità di comunicare sempre qualcosa di nuovo, che rompe gli schemi di pensiero. Abbiamo deciso di costruirlo e di tararlo qui proprio per questo motivo. E poi i concorrenti non riescono ad offrire i nostri stessi servizi, anch’essi continuamente innovati al pari della parte hardware. Il bacino di utenza potenziale è talmente grande che i competitor che provano a copiarci in realtà ci fanno un favore. Perché il fatto di essere più di uno a proporre un concetto nuovo è propedeutico a farlo comprendere più facilmente al pubblico dei potenziali clienti e quindi a venderne di più tutti. La ricerca è un investimento più redditizio rispetto a spendere soldi e tempo per battaglie legali. Non posso comunque competere con il mister Chang di turno sulle quantità. L’importante dunque è poter offrire un servizio che diventa sistema. Il problema per noi è solo farci conoscere. Se uno sperimenta questo sistema di allenamento e quanto si può migliorare in termini di performance, non torna più indietro”.