Se abbiamo un sito di streaming film pirata, una delle cose migliori che ci possono capitare è di essere “oscurati” dalle autorità. La popolarità del sito se ne gioverà subito. È il risultato, all’apparenza paradossale, a cui è giunto il primo studio europeo indipendente in materia, a firma di una figura accademica: Giorgio Clemente, professore emerito di ingegneria delle informazioni presso l’Università di Padova.

Ha monitorato il numero di accessi unici sui principali siti di streaming video e aggregatori di link a film pirata (in tutto 24), dal 31 marzo 2014 al 10 aprile 2015, prima e dopo l’oscuramento ordinato da Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). Com’è noto, in Italia è anche Agcom, oltre alla magistratura, a chiedere ai provider di oscurare i siti, cioè renderli inaccessibili agli utenti italiani. Subito dopo l’oscuramento (a volte dopo poche ore), il sito è tornato online su diverso dominio di primo livello (da .tv a .eu, per esempio) o con piccole variazioni nel nome.

“Nella totalità dei casi, per i siti web inibiti dall’Agcom si può affermare dai grafici e dalle statistiche prese in esame che i rispettivi nuovi domini sul quale i siti web si sono trasferiti hanno visto un incremento degli accessi unici da parte dei visitatori (rispetto ai livelli di traffico sui domini oscurati, ndr)”, si legge nello studio.

 

 

Caso emblematico è Cineblog. Cineblog-01.net è stato oscurato a marzo 2014, quando aveva 173 mila utenti unici. Il nuovo dominio, Cineblog01.li, a novembre 2014 aveva 1,355 milioni di visitatori. A febbraio era salito ancora, a 2,294 milioni, secondo dati che lo studio ha elaborato tramite diversi strumenti online (tra cui Alexa.com). Più limitata la crescita di Cb01: quando era .tv aveva 4,7 milioni di visite, tutte dall’Italia (gennaio 2015); il nuovo sito .eu, a maggio 2015, era salito a 4,9 milioni.

Lo studio non può provare oggettivamente che l’oscuramento è causa dell’aumento della popolarità: potrebbero essere casi ricorrenti di correlazione statistica. Certo è che l’oscuramento non ha risolto il problema.

«Ma secondo la mia analisi, lo studio ci dice che l’oscuramento in effetti causa l’aumento di popolarità. Per due motivi – dice Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto d’autore e storico avversario delle regole Agcom sulla pirateria -. Primo: se il sito cambia di dominio, dopo l’oscuramento, balza in testa nei risultati di ricerca di Google». Il motore infatti penalizza i siti su cui ha ricevuto molte richieste di cancellazione link per violazione del copyright. Ma il nuovo dominio ha come una “fedina penale” pulita, a riguardo.

Secondo motivo: «Agcom, a differenza della magistratura, per rispetto del proprio regolamento copyright, deve pubblicare su internet l’elenco delle opere pirata per i siti su cui agisce, con il link completo. Allora sospetto che il sito di Agcom sia diventato un grande e comodo aggregatore di link pirata», dice Sarzana.

Lo studio nota che, anche sotto il nuovo dominio, il link all’opera pirata resta uguale (da http://www.cb01.tv/delivery-man-2014 a http://www.cb01.eu/delivery-man-2014). Abbiamo provato a scrivere su Google “Cb01” e “delivery-man-2014” e in effetti il primo risultato della ricerca è il link al sito .eu con lo streaming.

«Nel valutare l’operato dell’Agcom, bisogna soppesare altri fattori. La magistratura compie un numero di oscuramento quattro volte superiore, nello stesso tempo, e senza costi aggiuntivi. Agcom invece  ha messo in piedi, per le attività di copyright, una struttura di sette persone e ha incaricato una società esterna per gestire gli aspetti tecnici (la Fondazione Ugo Bordoni, ndr)», dice Sarzana. Sono da considerare anche i costi subiti dai provider per adempiere agli oscuramenti (di Agcom e della magistratura): 12,5 milioni di euro l’anno in totale, secondo una stima di Assoprovider.

«Ritengo inoltre più efficace l’opera della magistratura, perché oltre a oscurare i siti indaga sulla catena economica che c’è dietro i siti e quindi riesce a colpire i gestori. Solo così è possibile debellare il fenomeno (è il cosiddetto principio del “follow the money”)».

«Tutto questo al netto di altre considerazioni, che vari sostenitori di diritti civili portano avanti da tempo contro le nuove regole Agcom: solo un’autorità giudiziaria può decidere il blocco all’accesso a contenuti informativi tutelando i diritti costituzionali di espressione. «Motivo per cui si è aperto un procedimento di fronte alla Corte Costituzionale, che si discuterà alla fine di ottobre, riguardo alle regole Agcom sul copyright».