I millennials si identificano con il loro cellulare e le app sono gli strumenti che caratterizzano la loro vita in mobilità, siano esse strumenti di conoscenza, di relazione o di acquisto. Ma i nativi digitali riservano comunque qualche sorpresa. Nel suo rapporto annuo sulla app economy Usa comScore stila la classifica delle app più utilizzate o, meglio, quelle di cui i millennials non possono fare a meno: quella a cui sono più attaccati non si trova, come ci si potrebbe immaginare, tra le classiche Whatsapp o Facebook oppure nell’emergente Instagram. Più di un terzo di giovani tra 18 e 34 anni dice di non poter fare a meno di Amazon.

Alla richiesta di segnalare le tre app essenziali per loro, i millennials a sorpresa ne segnalano tra le prime due che hanno un valore più funzionale, come Amazon (35%) e Gmail (30%), piuttosto che quelle tradizionali più social e di divertimento: Facebook è solo terza con il 29%, mentre per trovare Whatsapp bisogna arrivare al nono posto (11%), seguita di poco da Instagram. Prima di loro ci sono altre app più funzionali come Google Maps, Google Search o l’App Store.

Eppure sono proprio i millennials, la generazione che vive in mobilità, a guidare usi e tendenze della app economy. Arrivano a passare nel mondo delle applicazioni su smartphone ben due terzi – oltre tre ore al giorno in media – del loro tempo dedicato ai media digitali. In ogni caso le app mobili assorbono quasi la metà del tempo dedicato ai media digitali per il totale degli utenti di smartphone. Mentre i più avanti con l’età devono usare il cellulare con due mani, i più giovani sono ormai abituati a destreggiarsi con una sola mano all’interno dell’universo delle applicazioni scaricate, organizzandole in cartelle in modo da renderle più facilmente accessibili: con questo sistema più della metà dei giovani della fascia 18-34 anni ha tutte le sue app nelle prime due schermate del cellulare.

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La passione rischia di diventare addiction, dal momento che quasi i due terzi di questa fascia d’età accettano senza condizioni le notifiche push delle app, sia pur denunciando, con una percentuale ancora maggiore, di essere decisamente disturbato dall’invadenza delle notifiche stesse. Ma a prevalere, nell’interpretazione di comScore, è la paura di perdersi qualcosa quando non sono connessi con l’app: hanno il bisogno quasi fisico di rimanere agganciato a quel mondo, che è poi quello in cui si svolge la loro vita.

Allo stesso tempo, pur non avendo spesso grandi disponibilità economiche, sono disposti a pagare molto più degli altri: quasi due terzi hanno scaricato almeno una app a pagamento nel corso dell’ultimo anno e quasi uno su cinque lo fa in media ogni mese. Quasi la metà dei millennial ha speso almeno 5 dollari per una app nell’ultimo anno e il 17% è arrivato a spenderne 20. Anche tra le applicazioni che stanno crescendo a ritmo più rapido, nel totale, svettano quelle che si concentrano sulla funzionalità: in particolare quelle per risolvere i problemi di mobilità, come Uber e Lyft, e quelle di reselling, come Letgo e OfferUp. Anche se quella che segna la crescita più effervescente è senza dubbio Bitmoji, la app di Snap per la creazione di avatar personalizzati, cresciuta di oltre il 2mila per cento in termini di utenti dal giugno 2015

Ma, a dispetto della rilevanza della funzionalità, le generazioni più giovani hanno anche un forte senso estetico che condiziona le loro scelte. Tanto da arrivare a cancellare applicazioni già scaricate – in misura pari al 21% – solo perché non gradiscono il design del logo, che non si sposa bene con la schermata del loro smartphone. Che è un po’ il loro biglietto da visita. In effetti questa tendenza è un peculiarità specifica dei più giovani: nelle altre fasce d’età non supera il tre per cento.

“I millennial si identificano strettamente con il loro smartphone e quasi ogni aspetto della loro vita è integrato con esso”, conferma Adam Lella, senior maketing analyst di comScore: “Proprio per questo le app sul loro cellulare rappresentano chi sono: anche se una app può essere di una quache utilità pratica, sono in molti a non volerla vedere sulla loro schermata se non gradiscono il modo in cui essa si presenta e li rappresenta”.