Per molti anni, alla guida della mia automobile, per cambiare marcia, ho seguito il consiglio di mio padre: senti il motore. Poi le auto sono cambiate, i motori pure e così la guida. Ora per cambiare marcia più che alle orecchie, mi affido agli occhi e alla freccia che appare sul display del cruscotto. All’inizio non mi fidavo, ma poi ho capito che se voglio tenere bassi i consumi, mi conviene seguirla.

Sempre mentre sono alla guida, mi capita di incontrare i pannelli luminosi che misurano la velocità e che segnalano baluginando in modo concitato che sto superando il limite. Spesso guardo il contachilometri incredula: non pensavo di andare così veloce. Alla vista del cartello decelero, grata al dissuasore di non essere un autovelox.

La freccia cambia marcia e il dissuasore di velocità sono dei pungoli che ci suggeriscono di orientare il nostro comportamento verso una guida più economica o più sicura. Non sono divieti e non sono obblighi, sono consigli che possiamo seguire o ignorare senza che nessuno si offenda. Essi sono elementi di design, che per ovviare alle nostre debolezze percettive e cognitive, ci richiamano all’attenzione. Esistono perché, anche se sappiamo come guidare in modo corretto e sicuro, spesso nella pratica siamo distratti e fallaci.

Anche Gmail ha una funzione molto utile per prevenire un errore comune di distrazione: se nel testo del messaggio nomino un allegato, ad esempio scrivo vedi in allegato, ma poi dimentico di allegarlo, quando premo invio, l’email non viene inviata e compare il messaggio: Hai scritto vedi in allegato nel tuo messaggio ma non ci sono file allegati. Inviare comunque?  Dimenticare l’allegato è fastidioso e imbarazzante, ma non solo. Nel caso di una candidatura per un lavoro o per un concorso, omettere i documenti o il curriculum può essere fatale.   Immaginate ora lo stesso tipo di controllo finalizzato a bloccare le email il cui contenuto risultasse scurrile, offensivo o aggressivo. Potrebbe servire per frenare le risposte impulsive di cui per la maggior parte delle volte poi ci pentiamo.

Prevenire gli errori è uno scopo del buon design, che può essere perseguito imprimendo alle azioni dell’utente, una spinta gentile verso la direzione giusta. Esiste, a tal proposito, anche un lato oscuro del design che, a differenza di quanto detto finora, non ha l’intenzione di guidare correttamente gli utenti, ma di avvantaggiare le aziende che lo utilizzano. Queste pratiche, che nel design delle interfacce sono chiamate dark patterns, approfittano delle pecche umane come la disattenzione o la pigrizia per influenzare i comportamenti delle persone. Una tecnica comune è di inserire di default, cioè come impostazione predefinita, l’opzione che fa più comodo al proprietario del business e renderne difficile la modifica intenzionale. È ciò che avviene con gli abbonamenti ai servizi online, in cui il rinnovo automatico è sempre fissato come opzione predefinita, in genere dopo un periodo di prova gratuito, mentre l’idea della disdetta, con gli strumenti per realizzarla, sono tenuti lontano dall’attenzione e dalla memoria degli utenti. E così, mentre l’abbonamento si rinnova silenziosamente – niente email, niente sms, nessun promemoria – molte persone pagano senza accorgersi, per servizi che nemmeno sfruttano.