Volvo ha aperto la strada con una scommessa che ha sorpreso l’intero settore: a partire dal 2019 il produttore svedese darà l’addio ai combustibili fossili e tutti i modelli lanciati sul mercato saranno solo elettrici o ibridi. Ma non è da sola. Il giorno dopo il Governo francese ha annunciato un ambizioso piano per bloccare le vendite di tutte le vetture diesel e a gas entro il 2040. E nelle ultime settimane l’India ha adottato un piano per ripulire l’aria delle congestionate metropoli del Subcontinente, obbligando le case produttrici a vendere solamente automobili elettriche a partire dal 2030. Nel tentativo di porre un freno all’inquinamento che provoca 1,2 milioni di morti l’anno.

Le previsioni di vendita di veicoli elettrici per mercato
Le previsioni di vendita di veicoli elettrici per mercato

C’è già chi brinda. Secondo le stime di Bloomberg New Energy Finance (Bnef) le vendite di nuove macchine elettriche arriveranno al 54% del mercato rispetto alla frazione da prefisso telefonico attuale: per il 2040 si stima che i due milioni di vetture elettriche che oggi circolano sulle strade in tutto il mondo lieviteranno fino a circa 530 milioni. In totale le auto elettriche arriveranno a rappresentare circa un terzo del parco circolante, risparmiando così di bruciare otto milioni di barili di combustibili fossi al giorno. Oltre agli impegni strategici presi dai singoli produttori, a mettere le ali al mercato elettrico contribuiscono anche i costi in flessione delle batterie: quelle a ioni litio stanno calando molto più rapidamente del previsto grazie all’innovazione tecnologica e all’aumento dell’offerta.

La suddivisione del mercato auto tra combustione interna ed elettrico
La suddivisione del mercato auto tra combustione interna ed elettrico

L’esiguità del mercato dei veicoli elettrici è stato recentemente sottolineato dall’Agenzia internazionale dell’energia, che si è ovviamente limitata a fare la fotografia della situazione attuale. L’Aie ha infatti enfatizzato la forte crescita del mercato che ha superato i due milioni di vetture elettriche nel 2016, anno in cui si sono aggiunte oltre 750mila automobili, con una crescita sostenuta trainata soprattutto dalla Cina. Ma si tratta pur sempre di un mercato dio nicchia: le immatricolazioni di vetture elettriche rappresentano circa l’un per cento del mercato totale, mentre l’Aie puntualizza che i due milioni di vetture rappresentano un misero 0,2% dei veicoli leggeri a livello globale.

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Ma è chiaro che anche le politiche pubbliche devono cambiare se si vogliono rispettare queste stime di crescita. Anche perché le grandi economie continuano a sussidiare in maniera massiccia i combustibili fossili, fino a quattro volte tanto il valore dei sostegni finanziari per le energie rinnovabili. A fare i conti è un rapporto stilato da alcune Ong globali – Oil Change International, Friends of the Earth Us, Sierra Club e Wwf Europe – alla vigilia della riunione del G20 dei giorni scorsi, che aveva proprio nelle questioni legate alle emissioni e all’Accordi Parigi uno dei temi centrali: il rapporto stima in 71,8 miliardi di dollari i sussidi pubblici annui tra il 2013 e il 2015, rispetto ai 18,7 miliardi per le energie rinnovabili. Il Giappone da solo ha investito 16,5 in supporti, sei volte di più di quanto destinato alle rinnovabili. Anche un colosso come la Cina, che si candida in maniera evidente a guidare la lotta al climate change, ha finanziato le fonti fossili per 13,5 miliardi di dollari rispetti a miseri 85 milioni per le rinnovabili. Più equilibrata la Germania: 3,5 miliardi contro 2,4. Mentre l’Italia non spicca per investimenti sull’energia pulita a dispetto delle polemiche sugli incentivi in bolletta: pur spendendosi nell’ambito della presidenza del G7 per riequilibrare i finanziamenti alla luce degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ancora oggi il nostro Paese privilegia le fonti fossili a elevate emissioni in ragione di 2,1 miliardi di dollari contro 123 milioni.

E’ evidente che il G20 e il G7 hanno parecchie difficoltà a rispettare gli impegni presi. Nel 2009 il G20 si era impegnato a a eliminare tutti i sussidi ai fossili, sottolineando che se fosse riuscito ad arrivarci entro il 2020, l’azione avrebbe ridotto del 10% le emissioni di gas serra per il 2050. Ma l’obiettivo appare irraggiungibile.