La California ha ufficialmente dichiarato la fine della “grande siccità”. Era dal 2014 che lo stato più popoloso dell’Unione doveva fare i conti con una situazione di emergenza per la carenza di acqua che ha devastato intere aree dello Stato. Ora il governatore Jerry Brown ha sancito il ritorno della normalità, ma ha invitato tutti a non abbassare la guardia: “La prossima ondata di siccità potrebbe essere dietro l’angolo. L’attenzione a non disperdere le risorse deve rimanere prioritaria”.

Anche i californiani hanno dovuto fare i conti sulla loro pelle con gli effetti del climate change. Ora c’è uno strumento in più per monitorare l’evoluzione dell’impatto del cambiamento climatico, con l’obiettivo di trovarsi preparati e, al meglio, di cercare di fare il possibile per muoversi in anticipo. Il Climate Explorer messo punto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration americana (Noaa) permette di visualizzare in modo semplice e immediato gli effetti del fenomeno e le potenziali evoluzioni, in termini di temperature e di conseguenze. E lo fa nei minimi dettagli, città per città, area per area, comune per comune, in modo da aiutare i singoli cittadini a realizzare che il problema coinvolge tutti.

Il dato di fatto è che ormai la coscienza del climate change è condivisa in gran parte dell’opinione pubblica del mondo sviluppato, e non solo. La conseguente preoccupazione per i potenziali effetti continua a crescere. Ma allo stesso tempo però ciascuno pensa che l’impatto coinvolgerà altri. La rilevazione dello Yale Program on Climate Change Communication indica che il 70% degli americani è convinto che il climate change sia un fenomeno in atto (solo il 12% nega fermamente), ma solo il 40% ritiene che il riscaldamento avrà effetti diretti su di sé. Forse è perché si parla troppo di emissioni e di atmosfera e meno di quello che può succedere sulla Terra, anche se in realtà, come dimostra la California, sono sempre di più le regioni che sperimentano direttamente l’effetto del cambiamento climatico.

Ecco allora che viene in soccorso Climate Explorer che permette a ciascuno di capire quello che succede – e succederà – direttamente in casa sua. Per ogni singolo comune è possibile così capire come le temperature sono cambiate tra il 1950 e il 2010, ma soprattutto visualizzare come evolveranno da qui a fine secolo. E il sistema lo mostra sulla base di due differenti scenari: uno più ottimista in cui le emissioni toccano il picco nel 2040 per poi iniziare a diminuire e un altro, più preoccupante, in cui le emissioni continuano a crescere senza limiti. Le aree più colpite sono le stesse, l’Arizona, la parte centrale della California, il sud del Texas e la Florida. Ma le differenze tra i due scenari sono evidenti dall’intensità del rosso, sulla base, per esempio, dei giorni l’anno in cui le temperature saliranno sopra i 95 gradi Farenheit (35° C), che dove il rosso è più intenso arrivano fino a 225. Ma non solo: i dati permettono di evidenziare una serie di variabili diverse, dalla piovosità alle temperature invernali.

Di fatto la piattaforma permette senz’altro di aumentare la consapevolezza dell’impatto glocal del fenomeno, pur senza arrivare a prevedere quando arriverà la prossima ondata di siccità in California. Anche perché molto dipenderà dalla capacità delle persone di salvaguardare una risorsa vitale come l’acqua. E in questo Climate Explorer potrà dare il suo contributo. Peccato, però, che sia limitata ai soli Stati Uniti.