«Ho un nipote al quale ho dato alcuni limiti. Per esempio non voglio che usi i social media. Non credo nell’abuso della tecnologia, non avrà successo chi la utilizza continuamente». A tuonare contro l’utilizzo eccessivo degli strumenti digitali è il capo dell’azienda tecnologica più capitalizzata al mondo. Così Tim Cook, Ceo di Apple, è intervenuto pochi giorni fa parlando agli studenti dell’Harlow College di Essex, una delle scuole britanniche inserite nel programma computazionale “Everyone can code” promosso dalla stessa Apple e che porterà dispositivi mobili nelle scuole anglosassoni.
Ma l’esortazione è stata accompagnata anche da una scommessa sull’importanza dell’informatica. «Oggi imparare le basi della programmazione potrebbe essere considerato più strategico che conoscere le lingue straniere», ha precisato Cook.
Che il mondo della scuola si stia interrogando sulla contemporaneità dell’offerta didattica è sotto gli occhi di tutti. Anche perché gli analisti sono concordi nel prospettare uno scenario in grande trasformazione. Il 65% degli studenti di oggi farà un domani lavori che ancora non esistono: così fotografa la ricerca Tomorrow Jobs di Microsoft. Va quindi ripensata la formazione al lavoro. In un’ottica molto più digitale.
«Il coding è uno strumento ottimo per semplificarci la vita e stiamo cercando di aiutare gli studenti a diventare “problem solver”, permettendo loro di risolvere problemi e ragionando per passi, in un’ottica computazionale. Ma non vedo un mondo fatto esclusivamente di ragazzi che programmano il computer», ha dichiarato Giorgio Ventre, direttore del Dipartimento di ingegneria elettrica e delle tecnologie dell’informazione all’Università Federico II di Napoli e direttore scientifico della Apple Academy. Ventre da qualche giorno è anche membro del comitato scientifico nazionale per l’attuazione delle indicazioni nazionali e il miglioramento dell’insegnamento. «Il pensiero computazionale ci aiuta a leggere la contemporaneità. Ecco perché stiamo cercando di far entrare il coding a scuola dalla porta principale, non più esclusivamente nelle ore extracurriculari», precisa Ventre.
 
Il latino in un war game
«Permette di essere ovunque, raggiungendo posti lontanissimi, impensabili da visitare anche durante una gita scolastica». È entusiasta Alessandro Bencivenni, 38enne  di Montevarchi, insegnante di francese al liceo Giovanni da San Giovanni di San Giovanni Valdarno, diciassettemila anime nella provincia di Arezzo. Fare lezione ai suoi studenti in virtual reality si è rivelata un’esperienza immersiva, coinvolgente, appassionante: «Grazie ai visori di cartone a basso costo realizzati da Google sono riuscito a far viaggiare le mie classi in Francia, le ho portate a nuotare tra i delfini delle Galapagos o ancora le ho accompagnate fino alle vette del Machu Picchu». Alessandro insegna le lingue utilizzando anche i podcast: «Diventano molto utili e soprattutto comodi per gli studenti che studiano letteratura».
La sua esperienza è stata presentata a Bologna in occasione della tre giorni di “Futura”, l’evento in cui il Miur ha voluto fare il punto dell’innovazione a due anni dall’introduzione del Piano nazionale scuola digitale. Come tante altre, a partire dalla Puglia, dove un’insegnante di italiano e latino che ha iniziato a spiegare il latino attraverso un “war game”, puntando sui giochi di ruolo. «Direttamente dalla Russia ho ordinato centinaia di soldatini per ricreare ciò che accadeva nelle guerre galliche. Perché la difficoltà spesso è di non vedere il significato del significante che sta dietro agli episodi da studiare nei libri di storia. Invece dobbiamo rendere i ragazzi protagonisti di un percorso della costruzione del sapere», dice Paola Lisimberti, 51enne nata a Verbania, sul Lago Maggiore, e docente al liceo scientifico Pepe di Ostuni. Intanto Lisimberti nella sua scuola ha allestito un’aula di robotica, portando gli studenti a costruire le macchine, a programmare e a verificare: «Si tratta di un’aula di Lego Education che ospita ogni volta 25 studenti, allestita con kit Lego. In questo modo la robotica è diventata un percorso curriculare», precisa Lisimberti, che ha anche iniziato a insegnare agli studenti ad adottare il social network professionale LinkedIn.
 
La verdura in 3D
C’è chi poi scommette sulla sicurezza hi-tech: all’Istituto Volta di Pescara gli studenti si sono alleati con il Nucleo Artificieri del Comando Carabinieri di Chieti. Grazie a questa sinergia è nato un robot controllato a distanza per la ricerca di ordigni sotto i veicoli: si tratta di un umanoide di altezza contenuta per essere pilotato meglio e che trasmette immagini e foto. La gestione delle operazioni avviene tramite un browser indipendentemente dal sistema operativo utilizzato. Di fatto si ricevono in tempo reale il segnale audio e quello video e il robot si guida tramite touch screen.
Intanto all’Istituto Comprensivo 5 di Bologna le verdure si coltivano anche in 3D.  La buona pratica è il primo atelier digitale “Semi di Futuro” dedicato al cibo e alla sua filiera. In questo luogo innovativo gli alunni dalla primaria alla secondaria possono fare esperienza diretta di cosa significhi creare cibo partendo dal seme fino ad arrivare alla creazione di un prodotto pronto per la vendita. La produzione è visibile attraverso serre con sensori, la distribuzione del cibo avviene con robot programmabili, la trasformazione delle materie prime in cibo è realizzata con una stampante 3D per alimenti e poi c’è la termoformatrice per il confezionamento. Insomma, vengono garantite tutte le fasi, dalla produzione all’acquisto utilizzando piattaforme digitali e di e-commerce. «L’obiettivo del laboratorio è quello di avvicinare i partecipanti ad un’idea differente e innovativa del cibo. Di fatto l’esperienza diretta con la trasformazione permette di superare alcune barriere tipiche che i bambini presentano nei confronti della frutta e verdura», raccontano i docenti dell’istituto Comprensivo 5 di Bologna.
 
Omero in web-serie
C’è chi poi prova a utilizzare il video e la narrazione in web-serie per raccontare Omero e le sue gesta. Siamo ai Licei di Bra, in provincia di Cuneo. Qui si realizzano cortometraggi ispirati all’Iliade. Gli studenti, divisi in gruppi distinti ma interdipendenti, elaborano le sceneggiature e realizzano i video attraverso la camera di scrittura con l’utilizzo di un software per sceneggiature, la produzione, il casting, il lavoro sul set con attrezzatura professionale, la post produzione con l’impiego di software dedicati.
Intanto a Uggiano La Chiesa, seimila abitanti in provincia di Lecce, nel Salento orientale, gli studenti imparano la lingua inglese puntando sul coding. Una sintesi perfetta di due competenze strategiche. Così all’Istituto Comprensivo nasce “Codenglish”, progetto con un’innovativa modalità di insegnamento della lingua inglese rivolto agli alunni della scuola secondaria di primo grado: con il programma Scratch vengono realizzati giochi didattici interattivi in modalità peer-to-peer. Perché il gioco appassiona. E se passa per codici di programmazione allena al calcolo computazionale.