Il più popolare e amato universo fantascientifico di sempre, lo Star Wars che pochi giorni fa, ogni 4 maggio dal 2007 in poi, è stato festeggiato in tutto il mondo attraverso lo Star Wars Day (La cui origine è decisamente bislacca: si basa sull’assonanza della frase del personaggio di Sir Alec Guinness “Che la Forza sia con te”, in inglese May the force be with you, con May the fourth be with you, ovvero “che il 4 maggio sia con te”), non ha mai avuto un buon rapporto con i giudici dell’Academy che ogni anno assegnano gli Oscar. Eccetto il primo film della serie (A New Hope del 1977), in grado di portarsi a casa sei premi su dieci nomination, tutti gli altri episodi, inclusi i più recenti, si sono dovuti accontentare soltanto di qualche riconoscimento minore, se non di rimanere totalmente a bocca asciutta. Sebbene non esista un premio analogo per i videogiochi, è qui che la saga ideata da George Lucas ha continuato ininterrottamente a stupire gli appassionati dal 1983, anno di uscita dell’avveniristico gioco a gettoni Atari, ad oggi, attraverso la sontuosa grafica degli action game Electronic Arts. In questo lungo lasso di tempo si possono contare oltre cento prodotti interattivi legati a Star Wars: tra questi c’è naturalmente molta spazzatura e giochi particolari come educativi o flipper, ma anche e soprattutto imperituri capolavori in grado di stupire prima di tutto tecnicamente, e poi con la loro straordinaria giocabilità. Il numero di classici è decisamente alto perché a differenza di altre importanti licenze, dal 1992 in poi quella di Star Wars verrà gestita in esclusiva dalla LucasArts, la software house con il quale George Lucas produrrà tra i migliori videogiochi di sempre, e non soltanto legati all’universo di Guerre Stellari. Ecco i più importanti.

STAR WARS ARCADE – Atari, 1983

Impossibile negli ’80 rimanere indifferenti davanti a uno di questi rumorosissimi cabinati Atari. Con la sua avveniristica grafica tridimensionale in wire-frame (molto simile a quella dei computer presenti nel film), il sonoro eccezionalmente potente e la cloche fedelissima a quella impugnata da Luke Skywalker, lo Star Wars di Atari rimane ancora oggi uno dei videogiochi più affascinante di sempre, nonché uno dei più ricercati dai collezionisti: difficilissimo trovarne una funzionante a meno di 5.000 Euro, senza considerare il costo del trasporto.

 

STAR WARS: REBEL ASSAULT – LucasArts, 1993

Dei giochi citati, Rebel Assault è senza dubbio quello invecchiato peggio, ma nel 1993 era tra i prodotti più caldi in circolazione. Il merito di questa popolarità non va certo al gioco, bensì al suo spettacolare impianto audiovisivo reso possibile dall’avvento dei CD-Rom. Rebel Assault fu uno dei primi prodotti a supportare in esclusiva questo nuovo formato ma come in quasi tutti i “film interattivi” dell’epoca, chiamati così perché composti da filmati creati con grafica prerenderizzata e non disegnata in tempo reale dalla scheda video, da giocare alquanto debole. Rimane un prodotto seminale, ma invecchiato senza quell’aura magica che pervade invece l’arcade di Atari.

 

STAR WARS: TIE-FIGHTER – LucasArts, 1994

Dimenticata l’approssimazione dei giochi spaziali della precedente decade, LucasArts dà il via a una nuova serie per personal computer del quale Tie-Fighter è il secondo episodio. La particolarità di questi giochi (alla fine saranno tre, l’ultimo dei quali incentrato su una tecnologicamente avanzata  modalità multiplayer) si nasconde nella fisica che gestisce la manovrabilità delle astronavi e nella profondità tattica delle battaglie. Proprio come nei film, per avere la meglio il giocatore è chiamato anche a gestire in tempo reale l’energia della navicella pilotata, dirottandola a piacimento sui tre sistemi principali: motori, scudi e armi. Dei tre, Tie-Fighter si rivelerà il più amato grazie a una originale trama ambientata tra le misteriose gerarchie dell’Impero.

 

DARK FORCES – LucasArts, 1995

Un classico istantaneo nato all’ombra del successo di Doom, ma di gran lunga più complesso dell’originale, Dark Forces è un action ambientato nell’universo di Guerre Stellati che portò avanti il concetto di FPS (first person shooter, o sparatutto in prima persona) di parecchi anni. Grazie a un motore grafico di alto livello, chiamato non a caso “Jedi Engine”, il gioco si snodava attraverso livelli molto più elaborati di quelli visti in giochi analoghi, inoltre poteva contare su una trama che per una volta non sembrava la solita roba apocrifa di quart’ordine, ma una sceneggiatura di alto livello e di grandi personaggi che non avrebbe sfigurato nemmeno sul grande schermo.

 

KNIGHTS OF THE OLD REPUBLIC – Bioware, 2003

Scavallato il millennio, gli appassionati di Star Wars e di videogiochi (esistono fan di solo una delle due cose?) avevano già visto realizzare un po’ tutte le loro fantasie, tranne una: un gioco di ruolo, di quelli con trama a bivi e dialoghi da scegliere con cura, che gli permettesse di vivere la loro personale avventura nell’amata galassia lontana lontana. Ad esaudire questo ultimo (?) desiderio ci pensò Bioware con i due insuperati Knights of the old Republic. Trama meravigliosa, profondità impensabile, la possibilità di scegliere tra lato chiaro e scuro con conseguenze pesantissime a livello narrativo, rendono questi giochi degli indiscussi capolavori. Dal 2017, il primo capitolo è disponibile anche su iOS e piattaforme Android.

 

STAR WARS: GALAXIES – Sony Online Entertainment, 2003

Nello stesso anno di Knights of the Old Republic arriva su personal computer anche Star Wars: Galaxies, un altro gioco di ruolo ma questa volta totalmente online. Anche se venne spazzato via dal ben più popolare World of Warcraft, Galaxies è ancora oggi ricordato come una delle esperienze più avveniristiche nella oramai lunga storia dei videogiochi, l’unico in grado di offrire agli utenti la possibilità di vivere una vera e propria esistenza alternativa, insieme a milioni di altri giocatori, nel mondo di Guerre Stellari. C’era chi commerciava in pellame, e chi da quel pellame creava e vendeva abbigliamento, chi studiava per diventare Jedi (senza nemmeno avere la certezza di poterlo diventare davvero) e chi lavorava alacremente per aumentare i propri ranghi tra i ribelli o l’impero. E la sera? Tutti in locanda ad ascoltare le storie di chi preferiva suonare uno strumento narrando leggende, piuttosto che lucidare le armi per andare costantemente in cerca di guai.