A Corsico il tetto di un’aula dava segni di cedimento e in una classe andava riparato il pavimento in linoleum. Così i genitori si sono inventati una lotteria e in dieci giorni hanno raccolto 9.200 euro”. Nella traballante situazione della scuola italiana, i racconti di Carlotta Jesi, fondatrice di Radiomamma (un network milanese da quasi 11mila genitori partecipanti) fanno ben sperare. Perché mettono in luce le energie migliori, la voglia di fare, la creatività. Due anni fa Carlotta Jesi, imprenditrice sociale, ha intuito che i genitori sentivano il bisogno di organizzarsi meglio, di avere competenze maggiori per cercare fondi e per realizzare progetti utili per le scuole. Così ha organizzato corsi di fundraising per circa 200 genitori, in collaborazione con la Bcc di Sesto San Giovanni e la Fondazione Lang Italia. Tutte le informazioni sono state raccolte in una guida scaricabile online.

Conciliazione famiglia-lavoro

Altra questione irrisolta per molti genitori: conciliare i tempi del lavoro con la famiglia. Con domande tanto semplici quanto urgenti. “Con chi stanno i bambini quando vado al colloquio coi docenti?”, “Chi li va prendere da scuola, se ho una lavoro full-time?”. “A chi posso lasciare la delega per l’assemblea?”. Basti pensare che 5mila mamme lombarde hanno lasciato il lavoro entro l’anno di età del figlio (anno 2010).  Radiomamma così ha lanciato il progetto “Io concilio”, finanziato dal Comune di Milano.  L’anno scorso cinque scuole dei Navigli  hanno aperto Spazi di conciliazione pomeridiani: in pratica nelle scuole i genitori, i nonni e le babysitter si sono dati da fare per organizzare servizi comuni. Per esempio, in questi giorni,  nella scuola di via  Vigevano, 22 famiglie hanno usufruito del baby-sitting organizzato  per bambini di nove classi mentre i genitori erano riuniti in assemblea. Superando anche un ostacolo burocratico diffuso: l’impossibilità di far entrare i bambini negli edifici scolastici in orario pomeridiano per motivi assicurarativi. Ora il progetto è stato esteso ad altre scuole (quartiere Barona) ed entro febbraio partiranno corsi di community organizing: “Non si può insegnare ai genitori l’attivismo – spiega Jesi –  ma possiamo dare degli stimoli e degli strumenti: competenze organizzative come le mailing list, di comunicazione come l’uso dei social media, di collaborazione”.

A scuola di social network

A Bologna, invece, i genitori si impegnano per entrare assieme ai figli, nel mondo complesso e talvolta controverso dei social media. “I genitori di ragazzi adolescenti hanno tra i 40 e i 50 anni in media. E spesso non hanno mai usato Facebook. Ma, allo stesso tempo, hanno regalato il computer o il tablet al figlio. Per cui sentono forte il bisogno di imparare a usare i social media e a capire che regole dare ai figli” spiega Francesca Sanzo, blogger di successo, che lavora alla web agency Studio Lost. La prossima settimana lancerà un progetto rivolto a genitori e adolescenti per colmare il digital divide. Generazione Internet – così si chiama il suo progetto – è tra i vincitori del bando Iperbole 20-20 dedicato ai temi dell’Agenda digitale.  A marzo partirà il corso gratuito che coinvolgerà genitori e ragazzi tra gli 11 e i 16 anni; verrà co-costruito un decalogo di buone pratiche sull’uso delle tecnologie. “E’ un’occasione non solo per i ragazzi che impareranno un uso responsabile, consapevole dei network – aggiunge Sanzo -. Si vuole favorire il dialogo tra le generazioni. E’ anche un’opportunità per quei genitori che, con il web, vogliono eventualmente  reinventarsi professionalmente”.  Il secondo step del progetto sarà la creazione di un blog intergenerazionale su Bologna.