I beni sequestrati e confiscati alle mafie sono circa 13.000, quasi il 90% sono beni immobili e il resto aziende. Un enorme patrimonio che dà conto sia della forza della mafia, sia delle azioni di contrasto alla criminalità organizzata  e alla corruzione. Una politica di efficace gestione di questi beni deve  favorirne al massimo il riuso e la valorizzazione,  e pertanto è necessario che le informazioni correlate siano aperte e accessibili. I dati pubblicati sul sito dell’”Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” (Anbsc), che provvede all’amministrazione e alla destinazione dei beni, non sono completi, primari, tempestivi e riutilizzabili.

E’ anche per questo che il 29 marzo scorso, nel raduno della comunità Spaghetti Open Data, si è tenuta un’hackathon dal titolo “Gli OpenData per liberare l’Energia Potenziale dei beni confiscati alle mafie”. E’ stata una maratona in cui un gruppo di civic hacker (tra cui l’autore di questo articolo, ndr) – donne e uomini che si impegnano nell’affrontare sfide civiche da superare creativamente – ha speso un pomeriggio per estrarre i dati pubblicati dal sito dell’Anbsc, ristrutturarli, pulirli, renderli accessibili in modo organico  e aperto e documentarli.

Questa è stata un’azione mirata con un obiettivo preciso e circoscritto, che ha permesso di pubblicare delle informazioni che consentono a cittadini, giornalisti e decisori di avere un quadro d’insieme prima non disponibile, e che rende tutti un po’ più forti nella lotta alla corruzione.

Ci siamo infilati in un solco aperto da tempo e con forza da associazioni come Libera, che promuove l’effettiva applicazione della legge n. 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie e svolge un’importante azione di animazione territoriale, attivando percorsi di conoscenza e sensibilizzazione sul tema. E con noi c’era anche l’esperienza di Monithon – un progetto di monitoraggio civico sui fondi europei delle politiche di coesione – che proprio insieme a Libera e alla Anbsc ha già iniziato un lavoro per rendere più efficace la diffusione di queste informazioni, e quella di OpenPompei  che promuove la cultura della trasparenza e valorizza i nuovi protagonisti dello sviluppo in Campania.

Da allora sono passati tre mesi il progetto è andato avanti, è cresciuta la voglia di fare di più e meglio e abbiamo creato la prima versione del sito dedicato: http://www.confiscatibene.it. Dentro ci trovate il manifesto, una griglia dinamica per sfogliare i dati estratti, delle mappe interattive  che danno conto del numero di beni per unità territoriale (regioni, province e comuni), i dati grezzi da scaricare, analizzare e visualizzare, l’elenco degli strumenti (quasi tutti open source) che abbiamo usato e le facce di chi lo ha realizzato.

E’ importante che dati come questi sui beni confiscati alle mafie siano facilmente accessibili e ricchi, perché la lotta alla corruzione deve essere molto visibile nelle modalità e nei risultati: a chi la teme, a chi la fa, a chi pensa sia inutile e a chi ne ignora l’esistenza. Sapere che un importante patrimonio non solo è stato tolto a un delinquente, ma è diventato la sede di un’associazione culturale che fa formazione per i ragazzi di un quartiere “difficile” è una gran bella soddisfazione, che da forza a chi combatte la criminalità a ogni livello. Che tutto questo abbia visibilità, contribuisce infine a creare cultura, che è l’arma più tagliente e definitiva contro le mafie.

Siamo soltanto all’inizio e c’è ancora molto da fare e in queste settimane insieme a Monithon, ai giornalisti di dataninja.it, agli sviluppatori di twinbit e a degli splendidi civic hackers, stiamo progettando e dando vita a una seconda fase di #confiscatibene.  Vogliamo “aumentare” i dati, perché sono ancora poveri, e quindi meno utili. Vogliamo creare un catalogo di dati, in cui centralizzare la distribuzione e l’accesso, anche a quelli già prodotti e raccolti in questi anni da diverse realtà associative e dalle pubbliche amministrazioni. Vogliamo creare una comunità intorno a tutto a questo e useremo il monitoraggio civico per documentare e raccontare come si libera l’energia potenziale di un bene confiscato.

Il nesso tra legalità, lavoro e sviluppo è forte, e fare bene #confiscatibene è per noi una gran bella sfida.