Molta forma e poca sostanza. Il team polacco Madmind Studio per passare indenne dalla classificazione deve rivedere più volte al ribasso l’horror del suo attesissimo Agony. Pare che l’inferno prima di uscire in forma commerciale fosse più carogna e tremendo che mai. Dobbiamo quindi accontentarci di questa forma formato famiglia. Che però non fa sconti. Scordatevi l’orrore psicologico e simbolista, l’inferno di Agony è carne, buio, sofferenza, urla e orgasmi. E tanti errori. Tanto bello esteticamente quanto pieno di piccoli difetti. Bisogna quindi accontentarsi della violenza, di quel gusto dissacrante di guardare al male e sperare che l’estasi malefica compensi un codice forse un po’ troppo superficiale.
Cosa ci è piaciuto. Le citazioni sacre, il sangue e l’erotismo. La vocazione artistica di questo gioco può piacere o non piacere ma è da apprezzare il coraggio di volersi muovere a tutti i costi in un terreno che poteva apparire fin troppo scivoloso e banale. Bella la colonna sonora e i suoni. Forse più i suoni che le musiche.
Cosa non ci è piaciuto. E’ un survival horror un po’ sporchino. Vuole essere un gioco punitivo ma non ci riesce. Il gameplay sembra arduo all’inizio ma si scopre presto il trucco per avanzare con più facilità.