Possiamo vederla anche in questo modo: con Nokia ormai frammentata in mille pezzi, Apple che non molla l’osso e continua a crescere e l’avanzata dei produttori di smartphone cinesi che altro avrebbe potuto fare Google, proprietario di Android, il più diffuso sistema operativo mobile, se non buttarsi sui telefonini? E così ha fatto. Il gigante dalle mille teste ha speso 1,1 miliardi di dollari per portarsi a casa più di metà del personale di Htc, produttore taiwanese già da diversi anni in crisi. Gli oltre 2mila impiegati che passeranno a Google sono tra coloro che progettano telefonini. E sono anche piuttosto bravi perché gli Htc hanno sempre prodotto ottimi telefoni. Quello che a loro è mancata è la potenza di marketing e commerciale che hanno Apple e Samsung. O il budget di Huawei. In ogni caso Google non ci ha pensato due volte. A giorni presenterà a Londra Pixel 2 e Pixel 2 XL prodotti rispettivamente da Lg e Htc. Probabilmente, si legge sulla stampa internazionale, avrebbe preferito prendere tutto il pacchetto e quindi non accontentarsi solo di metà della ricerca e sviluppo, di qualche brevetto e della proprietà intellettuale. Come qualcuno ha scritto forse avrebbe avuto più senso mettere anche le mani su Htc Vive, il sistema di realtà virtuale consumer più avanzato (e costoso) in questo momento. Anche solo per pareggiare l’offerta di Facebook che sta puntando moltissimo sull’acquisizione di Oculus. O forse ha pesato il ricordo di Motorola.

Per Google, ricordiamo appunto, questo è il secondo grande esperimento per rafforzare la propria presenza nel settore degli smartphone. Il primo tentativo risale al 2011, quando Google decise di acquisire Motorola Mobility per 12,5 miliardi di dollari. L’affare non andò bene. Ma la ratio era quella di produrre smartphone in modo più efficiente e sul modello di Apple ottimizzare il proprio software con hardware dedicato.  L’integrazione con Motorola Mobility non funzionò e tre anni dopo Motorola passò di mano diventando un brand di Lenovo (a un quarto della cifra pagata da Mountain View).

L’operazione di Htc non è un ritornare indietro sui propri passi. E non è neppure l’espressioni di giocare un ruolo più importante come produttore di smartphone. Per Google semmai la sfida è quella di progettare hardware adatto a interpretare al meglio i desiderata dell’intelligenza artificiale. Per far girare su smartphone e device mobile algoritmi di machine learning applicazioni che utilizzano reti neurali serve un hardware di diversa concezione. Che fa fatto in casa, gomito a gomito con chi scrive il software. L’operazione di Htc e quindi la scelta dei progettisti di smartphone va in questa direzione. Google non si sta trasformando in una hardware company. Ma in un produttore di dispositivi intelligenti di nuova generazione.