Centinaia di migliaia di download, star in visibilio e colossi che duellano per fare breccia nel cuore del pubblico. La nuova moda dell’hi-tech si chiama live streaming e ha i suoi alfieri in app come Periscope, Streamago Social e Meerkat (ma ci sono anche Stre.am, Tarsii, Kik…) che permettono di inviare in diretta ciò che viene ripreso dalla fotocamera di smartphone, tablet e computer. Non ci sono filtri: basta avviare l’applicazione e il filmato va in Rete, l’unica cosa che si può fare è fermarlo. Ma vediamole in breve: Periscope, nata da Twitter, è la più celebre e da noi è tra le dieci applicazioni più scaricate della settimana. Disponibile solo per iOS, consente di mandare in diretta filmati all’interno dell’app dedicata e notifiche push ai nostri amici. Meerkat, sempre per iOS, posta su Twitter un link per seguire lo streaming in corso, Streamago Social di Tiscali invece trasmette su Facebook da iOS e PC. Stre.am e Tarsii sono le alternative per Android. Vista la giovane età delle applicazioni, non più di tre settimane di vita, è lecito chiedersi a cosa servano. I filoni principali sono tre: c’è il giornalismo (e il citizen journalism), le star e i comuni mortali. Sul primo fronte The Verge, Guardian, Sky News e BBC sono subito salite alla ribalta, offrendo notizie dal vivo, recensioni e coperture di eventi impensabili fino a qualche giorno fa. Non serve più una troupe, un collegamento via satellite o una Rete veloce per condividere un fatto, bastano un cellulare e il 3G. La qualità non sarà eccelsa ma il valore documentaristico è ai massimi livelli: due pressioni sul display e si è online. Nel caso di eventi scottanti poi non c’è tutore dell’ordine che possa fermare la diretta: qui va tutto online subito e non c’è memory card che possa essere cancellata. Oltre ai big della notizia, il live streming può essere una risorsa inesauribile anche per le piccole testate, che ora possono competere con i colossi puntando sulla presenza capillare sul territorio dei propri collaboratori. E porpio quest’ultimo aspetto ci porta al citizen journalism: il caso clou è stato il rogo di New York della settimana scorsa, che numerosi utenti hanno documentato con Periscope, mentre da noi ha spopolato il duplice omicidio al Tribunale di Milano. Non c’è stato giornalista più tempestivo delle persone che erano nel luogo giusto al momento giusto (o meglio sbagliato) e la possibilità di vedere il replay del video ha fornito molto materiale a chi voleva confezionare servizi più meditati sull’evento. Immaginare queste app durante la primavera araba o al G8 di Genova ne scatena la portata rivoluzionaria e da oggi i grandi eventi potranno avere tutto un altro sapore, nel bene come nel male. Dal serio al (molto) faceto, eccoci alle star. Fiorello e Jovanotti sono tra le personalità italiane più attive del settore: mostrano backstage, prove degli spettacoli e vita privata. È un’idea simpatica per continuare quella via intrapresa anni fa con Twitter, ovvero mostrarsi vicini ai fan condividendo una porzione (limitata) della propria intimità. Il problema però è che si rischia di far finire tutto alla Maria De Filippi, come quando Aurora Ramazzotti, figlia del più noto Eros, ha condiviso un video in cui imitava Belén Rodriguez e si lasciava andare a una battuta infelice sul figlio della stessa. Allo scalpore mariadefilippesco è stato subito posto rimedio con scuse spammate in ogni dove e un intervento salvifico di papà (“Ragazzi, Auri ha commesso un’ingenuità di cui si è pentita amaramente”). Una prova che non tutti sono pronti alla rivoluzione, la vita senza filtro è diversa dalle luci della ribalta. Arriviamo ora a noi comuni mortali. Tralasciando i genietti della comunicazione che hanno iniziato a fare del live streaming una piattaforma di lancio simil YouTube, nella maggior parte dobbiamo ammettere di essere noiosi. Al momento ci sono migliaia di video di pochi secondi del tutto inutili ma ci sta, sono coloro che hanno aperto l’app, l’hanno provata e poi spento tutto (Alzi la mano chi non l’ha fatto). Basta però consultare uno qualsiasi dei tanti profili attivi per ritrovarsi immersi in una noia siderale. Ci sono bordate di bambini, gattini e cagnolini alla deriva, gli immancabili pervertiti e camere fisse che riprendono muri, porte e finestre con relativa musichetta di sottofondo. Non mancano nonne che cucinano, zie che si esprimono in incomprensibili dialetti e professori alle prese con bande di ignoranti. La vita senza filtro in questo caso mostra tutta la sua banalità ma gli utenti migliori (pardon, peggiori) però sono coloro che mettono lo smartphone sul parabrezza dell’auto e danno vita a piani sequenza fatti di asfalto e vetture in coda. Non siete Jean Luc Godard, il vostro Week End è ben diverso da quello del genio francese e avete perso una buona opportunità per risparmiare la batteria. Usare in questo modo dei mezzi così potenti e rivoluzionari non va bene. Se proprio dovete farlo almeno dite qualcosa. Non necessariamente di sinistra, eh.