Quello di Fallout 4 è un futuro arrugginito e puzzolente. E chi scrive ha vissuto sette anni fa l’esperienza di trascorrere diverse ore nelle terre contaminate di Fallout 3. A distanza di tutto questo tempo non si è ancora levato di dosso quel senso di sudicio orrore nell’attraversare deserti post atomici popolati da mostri mutanti, disperazione e insidie di ogni genere. Il nuovo gioco di Bethesda Softworks ha il limite e il pregio di riportarti là dentro, con l’accortezza di non valer cambiate più di tanto quel tipo di esperienza. E con il buon senso di voler giustificare i sette anni di attesa aggiungendo nuovi contenuti di gioco. Il senso di déjà vue è quindi piacevole ma non mancano le imperfezioni. Il motore grafico sembra quello di sette anni fa, c’è anche qualche bug di troppo che ha il merito di riportarti indietro nel tempo tanto da rendere The Witcher 3 avanti anni luce. Non è un copia-incolla. In primo luogo perché il nostro personaggio nel nuovo capitolo ha conosciuto la vita del pre-bomba. Il gioco inizia infatti il 23 ottobre 2077 pochi istanti prima del fischio che ci condurrà nel nostro rifugio anti-atomico. Verremo ibernati, ci uccideranno la moglie e rapiranno il piccolo Shaun.

Cosa ci è piaciuto. Perderci in quei luoghi, attraversare Boston, scavalcare scarafaggi radioattivi, chiacchierare con una umanità alla deriva. Fallout è un luogo dell’anima. Un circo dell’orrore con un design unico. Bethesda è forse l’unica software house capace di andare così in fondo alle sue visioni senza cercare compromessi commerciali.

Cosa non ci piace Il gioco è troppo sparatutto e meno Gdr. C’è molta azione e meno dialoghi. Che comunque restano curatissimi. Sopravvivere è più difficile ma non impossibile. La fisica dei corpi è un incubo. E l’idea di inserire una piccola Sim City nel gioco non è strabiliante. Il giudizio complessivo però non può essere che ottico. Il gioco si è solo fatto attendere troppo. Solo questo.