Lo scorso gennaio, in un Tribunale di Dallas come testimone nella causa che vedeva Oculus accusata da ZeniMax di un furto di tecnologia, Mark Zuckerberg ha rivelato sotto giuramento che l’investimento di 2 miliardi di dollari per l’acquisizione dell’azienda specializzata in realtà virtuale, nel luglio del 2014, in realtà ha superato i 3. Si è poi premurato di aggiungere che affinché la vr conquisti il grande pubblico, Facebook ipotizza un ulteriore investimento di 3 miliardi nei prossimi 10 anni.
Non ancora noto ai più, dallo scorso aprile l’obbiettivo principale di cotante spese ha un nome e un indirizzo: “Spaces”, gratis su Oculus Store. Detto altrimenti, il futuro virtuale dei social secondo Zuckerberg, un ambiente condiviso, tridimensionale e a 360 gradi in cui, indossato un visore e i due controller di movimento Touch, tutto è possibile.
Dal chiacchierare con un amico a bordo Senna senza che nessuno dei due lasci il proprio salotto, fino a una riunione di lavoro sulla Stazione Spaziale Internazionale, ogni fantasia è realizzabile nel network sociale con cui Zuckerberg ha promesso – o minacciato – di riscrivere le nostre abitudini.
Lungi dalla fantascienza, questa settimana Spaces si è arricchito della possibilità di girare video live streaming. Dall’interfaccia di controllo e posizionando una camera virtuale, è ora possibile trasmettere in diretta il proprio cartoonesco avatar, ovunque si simuli di essere.
In tempo reale il filmato è visibile in due dimensioni sulla propria pagina Facebook anche da chi non possieda un visore, ma voglia godersi la trasmissione ed eventualmente interagirci. All’interno dell’ambiente virtuale, i commenti esterni compaiono come scritte fluttuanti, trascinabili dove si preferisca.
Per molti aspetti identica ai tipici video in diretta del social network, la nuova funzione di Spaces sfoggia tre caratteristiche uniche: permette uno streaming condiviso con altri avatar virtuali, in sostanza simulando uno studio televisivo digitale, prospettiva da non sottovalutare. Consente che quella trasmissione, o se si preferisce lo “studio”, sia ovunque. Già dal suo lancio, infatti, con Spaces è possibile “immergersi” in un sempre più ricco catalogo di video e ambienti a 360 gradi.
Soprattutto, il live streaming di Spaces è un passo deciso verso l’apertura di un sistema finora blindato, la testimonianza di come secondo Facebook la realtà virtuale possa diventare un ecosistema seducente, diffuso e aperto a tutti.
«Abbiamo voluto espandere l’esperienza in modo che ognuno possa contattare chi voglia, anche all’esterno dell’ambiente virtuale – ha confermato Mike Booth, product manager del Social Vr Team di Facebook – il nostro scopo è mettere questa tecnologia a disposizione di tutti e vedere come sarà usata».
Giocando con le parole, sembrerebbe una prova tecnica di trasmissione. In realtà virtuale e della realtà virtuale, intesa come piattaforma comune.
«Più che un esperimento, preferiamo che la gente percepisca la vr come uno dei nostri servizi – ha precisato Booth – in fondo qualsiasi cosa si veda in vr può anche diventare un’esperienza in realtà aumentata. Qualcuno potrebbe preferire uno spazio reale a un ambiente del tutto sintetico».
Una sottolineatura non casuale, visti i recenti movimenti di Facebook anche in ambito ar. Sempre ad aprile, infatti, dal palco della F8 Conference, proprio Zuckeberg aveva presentato Camera Effects Platform, una piattaforma dedicata a chi voglia sviluppare progetti e app per realtà aumentata usando la nuova Facebook Camera.
Secondo il colosso social, il futuro potrebbe avere molte realtà. Si spera, interconnesse.