Davide contro Golia.

Si potrebbe sintetizzare così la quarta edizione del Drago d’Oro, il massimo riconoscimento italiano in ambito videoludico. Almeno a giudicarlo dalle sue nomination, ufficializzate poche ore fa da Aesvi e capaci di rappresentare i blockbuster del settore quanto i progetti più piccoli ma altrettanto validi.

Mai come quest’anno sembra corretto sottolineare come la sera del 9 marzo, al Tempio di Adriano, le migliori produzioni del 2015, italiane e internazionali, grandi o piccole, si spartiranno gli “Oscar del videogame”.

Se è infatti evidente come siano i colossi a primeggiare nel numero di candidature collezionate, altrettanto significativa è la presenza (in aumento) di concorrenti “minori”, almeno in quanto a economie e volumi smossi; dimostra come il settore sia vitale e la qualità non per forza appannaggio di studi e publisher più danarosi.

Ma si vada con ordine: Nintendo, con 7 giochi, porta a casa il maggior numero di designazioni, 14, compresa quella dello sparatutto sui generis, “Splatoon”, fra i 10 finalisti al “Videogioco dell’anno”.

La seguono Microsoft, 11 candidature per 4 giochi (“Ori and the Blind Forest” e “Rise of the Tomb Raider” in lizza per il premio più ambito), Bandai Namco, 10 candidature, Ubisoft e Sony con 8. Le stesse che totalizzano Warner Bros e Konami, ma con meno titoli in concorso.

Electronic Arts e Square Enix (7 nomination), Activision Blizzard (5) e Bethesda (4) completano un panorama che non stupisce più di tanto: si tratta in ogni caso di publisher fra i più importanti dell’industry.

Per sorprendersi basterebbe però dare uno sguardo ai titoli in lizza nelle 19 categorie previste, fra cui un riconoscimento speciale del pubblico votabile online: e non tanto perché si scoprirebbe che “The Witcher 3: Wild Hunt”, l’action role playing game dei polacchi CD Projekt, è il gioco col più alto numero di statuette potenziali (7). Piuttosto perché, a insidiarlo, oltre alle 6 nomination di “Batman: Arkham Knight”, la più recente versione in pixel dell’uomo pipistrello, e alle stesse di “Metal Gear Solid V: The Phantom Pain”, l’ultimo capolavoro del maestro dello stealth Hideo Kojima, ci sono le altrettante di “Life Is Strange” e soprattutto di “Her Story”.

Il primo è un piccolo capolavoro di narrazione interattiva realizzato dai parigini DontNod Entertainment, che prima di trovare il supporto di Square Enix erano addirittura stati costretti a una pubblicazione a capitoli separati per far fronte ai costi.

L’altro, “Her Story”, è addirittura opera di uno sviluppatore singolo, Sam Barlow, capace di trasformare un full motion video, interpretato dall’ex musicista Viva Seifert, in un gioco investigativo senza precedenti. Un esempio di come un’idea semplice e ben congegnata possa trasformare risorse esigue in una fortuna.

Pur con alcuni distinguo, lo stesso vale per il già menzionato “Ori and the Blind Forest” (di Moon Studios), per “Rocket League”, esplosivo mix di calcio e automobilismo degli indipendenti Psyonix (4 nomination compresa quella fra i migliori sportivi) o, meglio ancora, per “Downwell”, titolo nato come “esperimento settimanale” di Ojiro Fumoto e diventato, grazie a un twit intercettato dal “Guardian”, un’applicazione best seller pubblicata da Devolver Digital, l’editore più punk in circolazione.

Fra i grandi delusi spiccano invece “Star Wars: Battlefront” (Ea), che nell’anno del ritorno di “Guerre stellari” al cinema conquista “solo” 3 nomination tecniche (grafica, premio speciale del pubblico e miglior sparatutto) e “Halo 5: Guardians”, icona videoludica con appena 2 statuette potenziali (sparatutto e premio del pubblico).

Difficile considerare un successo anche la presenza, anzi l’assenza, italiana nelle categorie internazionali: in attesa vengano ufficializzate le nomination circoscritte alle nostre produzioni, non è un buon segno la candidatura solitaria di un titolo Milestone, “MotoGp 15”, fra i finalisti per il premio del pubblico.

L’augurio è che in tempi brevi tanti italiani finiscano fra i pretendenti qui sotto. Foss’anche da Davide, contro Golia.

I 10 candidati al “Videogioco dell’anno”

“Batman: Arkham Knight”

“Bloodborne

Fallout 4

Her Story

“Life Is Strange”

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain

Ori and the Blind Forest

Rise of the Tomb Raider

Splatoon

The Witcher 3: Wild Hunt

 

Premio speciale del pubblico (con voto online)

“Animal Crossing: Happy Home Designer”

“Assassin’s Creed Syndacate”

“Batman: Arkham Knight”

“Battlefield Hardline”

“Bloodborne”

“Call of Duty: Black Ops III”

“Dragon Ball Xenoverse”

“Fallout 4”

“FIFA 16”

“Football Manager 2016”

“Halo 5: Guardians”

“Her Story”

“Just Dance 2016”

“Life Is Strange”

“Looney Tunes Sport Galattici”

“Metal Gear Solid V: The Phantom Pain”

“MotoGP 15”

“NBA 2k16”

“Ori & the Blind Forest”

“PES 2016”

“Rise of the Tomb Raider”

“Skylanders SuperChargers”

“Splatoon”

“Star Wars: Battlefront”

“The Witcher 3: Wild Hunt”