Mettere in contatto i giovani designer con gli artigiani sparsi in tutta Italia. Valorizzare i materiali, i metodi di lavoro, le tradizioni locali. E creare una sorta di fabbrica diffusa, dove i prodotti nascono on demand, su un’idea innovativa, per poi essere venduti, perché no, ai cinque continenti. Sono gli obiettivi all’origine di Slow D, ovvero Slow Design, la piattaforma che vuole fare crescere una nuova filiera digitale del mobile-arredo. Una filiera corta e sostenibile, si potrebbe dire a chilometro zero, ma capace, appunto, di cavalcare le enormi potenzialità del web.

L’idea è di Andrea Cattabriga e Sebastiano Longaretti, due architetti che hanno cominciato la professione lavorando fianco a fianco in uno studio di Modena. Nel 2011 il grande salto, con il lancio di Slow D su internet. Nel 2014 il primo, importante riconoscimento: la menzione d’onore al Compasso d’oro. Oggi, tra gli iscritti, si contano 1.100 designer (il dieci per cento dei quali esteri, nordamericani compresi) e quasi 400 imprese artigiane. «Noi mettiamo a disposizione uno strumento» spiega Cattabriga. «Facciamo nello stesso tempo gli intermediari e i consulenti. Intrecciamo rapporti tra il mondo dei creativi, quello degli artigiani, quello dei maker. In conclusione connettiamo persone e competenze intorno al piacere e alla bellezza del “fare”».

In linea di massima funziona così. Se un design ha un progetto, ma in realtà dispone appena di qualche schizzo, si rivolge a Slow D per passare alla fase di realizzazione. Slow D, forte della sua community, farà da tramite verso l’impresa ritenuta più idonea al caso, oppure aprirà un contest via internet. Prima tappa, l’esecuzione di un prototipo. A quel punto sarà possibile valutare tutti gli elementi, tecnologici e di mercato, per passare all’eventuale industrializzazione. «All’inizio – continua Cattabriga – facevamo anche ecommerce, cioè vendevamo direttamente i prodotti finiti. Oggi ci concentriamo a monte della filiera, sul B2B. Se un mobile, o un qualunque componente, approda alla produzione, studiamo insieme quali potrebbero essere i canali di vendita migliori, a partire ovviamente dalle piattaforme di commercio elettronico, ma non ci occupiamo più né dell’acquisizione degli ordini né della distribuzione della merce: un passo indietro per lasciare spazio a chi, in questo campo, è davvero competente».

Fatto sta che la community si ingrandisce. E il progetto Slow D sta conquistando l’interesse pure di imprese consolidate, alla ricerca, in un settore dove il livello di concorrenza si alza ogni giorno di più, di nuove idee e giovani talenti. Leroy Merlin, per esempio, ha lanciato in collaborazione con Slow D un autentico laboratorio creativo. Scopo: studiare oggetti di arredo di qualità e design realizzabili fai-da-te, con pezzi reperibili in qualsiasi store del colosso francese. Il made in Italy che nasce dal basso. In rete.