114 FINLAND UTO sauna and boats at sunset (1)

Che suono può avere piazza Tienanmen a Pechino? O di un porticciolo finlandese al crepuscolo? O, ancora, un finale di serata by the river a Buenos Aires? Un nuovo progetto collaborativo a cura di una piattaforma americana denominato “Sound photography”, sta raccogliendo contributi in tutto il mondo da parte di fotografi e musicisti per creare un database di immagini e suoni geolocalizzati su una mappa del globo: è il più grande finora mai realizzato e al momento ci sono 166 artisti coinvolti da 34 diversi Paesi. Alle spalle c’è l’idea di un compositore inglese di stanza a Oxford, Stuart Fowkes intenzionato a rivalutare il suono, a suo dire ingiustamente ignorato dalla nostra civiltà delle immagini: “L’udito è il senso più trascurato ma è un grave errore visto che si tratta del primo ad attivarsi mentre siamo ancora nella pancia della mamma: è fondamentale perché attraverso di lui cogliamo appieno l’intimità delle persone e degli spazi, cosa fondamentale per potersi relazionare”. Fowkes sta chiedendo a fotografi e artisti visuali di caricare sulla piattaforma contributi da ogni Paese possibile: in un secondo momento sono chiamati in causa i compositori e sound designer, che compongono una melodia a partire dalla foto di un luogo e in stretta correlazione. Attenzione, avete letto bene, non si tratta di video ma di suoni associati a delle fotografie statiche: l’idea è quindi di trattarle quasi come fossero un quadro “aumentato” con una traccia sonora. Sound Photography è solo l’ultimo progetto che Fowkes ha ideato e caricato sulla piattaforma open source “Cities and memory” -www.citiesandmemory.com-, nata qualche anno fa per remixare tramite tracce audio registrate sul campo con altre tracce di sound art in modo da ospitare un database di suoni legati ai luoghi e rintracciabili attraverso una mappa sul sito. Al momento sono oltre duemila le tracce ospitate con 34 nazioni coinvolte mentre sono cinquecento gli artisti che hanno aderito, ma l’obiettivo è ancora più ambizioso, arrivare a raccogliere i suoni della memoria di quasi ogni angolo della terra. Lo scopo, oltre che di rivalutare l’importanza dei suoni per la nostra vita e di agire come una libreria-museo virtuale, è di esplorare i confini, le contaminazioni e il funzionamento della memoria audio-visiva umana: “La cosa che abbiamo notato è che se assegni a venti artisti la stessa identica traccia audio registrata in maniera oggettiva in un luogo, otteniamo venti master audio diversi, e ciò significa che la memoria è davvero diversa per ogni persona”. Il nome della piattaforma, sorpresa ma non troppo, rivela un’ispirazione italiana: “Il nome deriva dal libro di Italo Calvino, Le città invisibili, in particolare dalle pagine in cui Marco Polo descrive a Kublai Khan tutte le città che ha visitato, e ogni volta la diversità della descrizione fa capire che ognuno di noi ha esperienze diverse dei luoghi in cui vive, e ho voluto raccogliere il più possibile di questa radicale singolarità nell’esperire il mondo da parte dell’uomo”. L’altro punto di riferimento è il lavoro semiotico sulla fotografia di Roland Barthes, che indica come nel guardare o scattare una fotografia l’occhio sceglie istantanemante e randomicamente un punto, per Fawkes “lo stesso avviene con il suono, non esiste una modalità oggettiva ma ognuno si aziona a suo modo”. Tra gli altri progetti accolti sulla piattaforma, ci sono “Protest and Politics”, la prima mappa globale con i suoni della protesta, “Sacred Spaces”, collezione di suoni dal mondo presi in chiese, templi, mosche e luoghi di preghiera, e “The Next Station”, una mappa sonora collettiva “reimmaginata” della rete della metropolitana di Londra.