Condividi questo articolo:

 
Chip

Computer
ambidestro

Sasa Marinkovic, Head of Technology di Amd spiega è in cosa consiste l' Ambidextrous computing, la strategia di rilancio che si è data il produttore di microprocessori

di Gianni Rusconi 22 Giugno, 2014
Amd
chip
Computer
microprocessori
semiconduttori

Incrementare di 25 volte, entro i prossimi sei anni, l’efficienza energetica dei processori destinati a computer, server, apparati embedded e device mobili. L’asticella fissata da Advanced Micro Devices, esaltando le capacità delle sue Apu (Accelerated Processing Units, le unità che combinano in un unico processore la componente grafica e quella di elaborazione), che peso può avere nell’economia dell’industria del silicio e di quella del computing? Tante le possibili risposte, perché tante sono le possibili applicazioni dei semiconduttori in un’era che sarà segnata dall’esplosione del numero di device e oggetti connessi a Internet e dalla corsa in avanti quasi esasperata delle funzionalità intelligenti delle macchine, dal linguaggio naturale al riconoscimento di voce e gesti. Se guardiamo a un aspetto puramente numerico, il fatto che negli ultimi sei anni (2008-2014) la stessa Amd sia riuscita ad aumentare l’efficienza dei propri prodotti “solo” di circa 10 volte ci rivela come il salto in avanti (tecnologico) di cui sopra sia potenzialmente enorme. E probabilmente in grado di cambiare i paradigmi alla base della progettazione e dell’ingegnerizzazione dei prodotti di computing.

 

Ma dove sta il segreto di una riduzione così eclatante dei consumi dei chip? In estrema sintesi in tre fattori: l’ottimizzazione a livello di design dei chip stessi, nuove tecnologie per abbattere in modo intelligente la dispersione di energia e un’architettura di “heterogeneous” computing. Mettendo insieme queste tre risorse, questa almeno la convinzione di Amd, si potrà superare di almeno il 70%, tra il 2014 e il 2020, il trend di miglioramento dell’efficienza energetica dei semiconduttori definito dalla Legge di Moore. Quanto potrà impattare tale innovazione sulle logiche di “power management” di grandi multinazionali, enti governativi e grandi produttori di device? La risposta, anche questa volta, può essere nei numeri: i circa tre miliardi di pc oggi in attività sul pianeta utilizzano più dell’1% di tutta l’energia consumata a livello globale nel corso di un anno. E più dei computer consumano i 30 milioni di server in esercizio H24, pesando per circa l’1,5% del fabbisogno energetico mondiale.

 

Per i produttori di chip, il mantra di soddisfare il doppio obiettivo di raggiungere significativi incrementi prestazionali riducendo i consumi non è certo nuovo; la rivoluzione digitale ha accelerato il corso dell’innovazione per realizzare dispositivi più piccoli e che richiedono l’utilizzo di un quantitativo minore di materiale. LHeterogeneous system architecture di Amd è la risposta a questa sfida: combinare cioè i core di calcolo seriali della Cpu e quelli paralleli della Gpu, i processori di segnali digitali e gli encoder video sullo stesso chip, riducendo i cicli di elaborazione e destinando i carichi di lavoro all’unità di elaborazione più indicata per svolgerli. Nella forma di un’Apu per l’appunto, le cui capacità computazionali raggiungono sin d’ora la soglia dei 750 gigaflops, sfiorando il campo d’azione dei supercomputer.

 

Ma come può cambiare il modo di pensare, sviluppare e utilizzare i device di natura personale (gli smartphone, i tablet, i pc ibridi 2-in-1, i notebook ultraleggeri, i desktop per il gaming e pure gli home server) e le applicazioni se i produttori hardware abbracciassero piattaforme di computing capaci di supportare simultaneamente chip ad architettura x86 e Arm? È la domanda che Nòva ha condiviso con Sasa Marinkovic, Head of Technology di Amd ed evangelizzatore della strategia di ambidextrous computing della casa californiana. Il paradigma, sulla carta, è semplice: un mondo informatico dove gli ecosistemi x86 e Arm lavorano insieme in armonia per elevare le capacità di calcolo eterogeneo. “Internet delle cose, wereable e smart device, machine to machine, cloud, big data, tool predittivi e di analytics, sensoristica: tutte le tecnologie che guidano la nuova era del computing non solo stanno influenzando come i dispositivi operano e collaborano e le modalità di controllarli e di interagire con loro ma dipendono anche da un nuovo livello di stretta collaborazione e cooperazione tra le due principali architetture hardware. Qual è la buona notizia per gli utenti? Che questa unione sta già accadendo”. Se l’occhio del consumatore medio cade sull’eleganza o sull’orginalità dei cosiddetti fattori di forma dei nuovi pc ultra-portabili e quello dell’appassionato tecnologo sulla valenza delle nuove interfacce utente votate all’esperienza immersiva della realtà virtuale e della realtà aumentata, la portata del cambiamento a livello di architetture di processore è forse ancora più radicale.

 

L’Ambidextrous computing, come sua missione, si prefigge di semplificare lo sviluppo di applicazioni per entrambe le tecnologie al silicio più diffuse, utilizzando framework di sviluppo comuni e strumenti e software aperti. Il progetto SkyBridge, disponibile a partire dal 2015, sarà la prima famiglia di Apu e System on chip a 20 nanometri al mondo a sfruttare congiuntamente processori Arm e x86 “pin-compatible”. La sfida da vincere per gli hardware vendor, invece, è quella di generare esperienze utente praticamente identiche, indipendentemente dal dispositivo utilizzato. “La componente a cui fare riferimento – precisa in merito Marinkovic – è l’esperienza d’uso, che è cambiata e sta cambiando ancora”. Si parla non a caso di visual computing, con i device che via via abbracciano le tecnologie 2K e 4K, e alla ribalta si affacciano nuove tipologie di macchine, come il prototipo di pc desktop grande quanto un hard disk portatile sviluppato proprio da Amd. Per ora un “esercizio” applicativo di come la tecnologia del silicio può cambiare il computing. In futuro potrebbero avere fra le mani simili oggetti milioni e milioni di persone.

 

 

 

Gianni Rusconi

Gianni Rusconi

Giornalista professionista freelance

Amd
chip
Computer
microprocessori
semiconduttori