Si fa presto a dire «volante». Ma un conto è pensare a un cerchio di acciaio, altra cosa realizzare un componente hi-tech da montare su un’auto da corsa. Basta chiederlo ai ragazzi dell’Its Maker dell’Emilia Romagna, per l’esattezza ai 25 allievi che a Fornovo (Parma) frequentano il secondo anno del Corso tecnico superiore per i materiali compositi e l’addictive manufacturing. Loro hanno pensato bene di rivolgersi a chi questa «piccola differenza» la conosce alla perfezione, la Dallara di Varano de’ Melegari, azienda che da più di quarant’anni trionfa con le sue vetture su tutti i circuiti del mondo.

Il rapporto tra Its Maker – 250 studenti divisi nelle quattro sedi di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Fornovo – e Dallara – impresa che investe in ricerca & sviluppo il 17 per cento dei suoi 77 milioni di fatturato – mostra chiaramente le potenzialità dei piani sperimentali messi in campo dal Miur, il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, in ottica di rivoluzione 4.0. Nel caso specifico, gli studenti erano stati chiamati in causa (o se si preferisce, avevano ricevuto una commessa) dal team dell’Università di Parma impegnato a preparare la monoposto per le gare della Formula Sae (Society of automotive engineers). Uno dei punti deboli era il volante, appunto. Non all’altezza del resto del prototipo per ergonometria, materiali, funzionalità. Per tutta risposta, i ragazzi di Fornovo hanno avviato un progetto ad hoc con la Dallara, sotto la supervisione di Enrico Giuliani, che all’interno della casa automobilistica ricopre il ruolo di responsabile di programma (per intenderci è uno che segue lo sviluppo di una vettura dal foglio bianco alla sua messa in pista).

Insomma, quel volante s’aveva da fare. Ed è stato fatto. Gli studenti sono stati divisi in cinque gruppi, ognuno dei quali doveva lanciare un’idea, affiancata da un primo studio di fattibilità. Scelto il progetto migliore, è iniziato il lavoro concreto. «Applicando il metodo del design thinking – spiega Filippo Di Gregorio, responsabile delle risorse umane dell’impresa emiliana – si è passati dalla progettazione alla simulazione, alla realizzazione finale». Il prodotto è un volante che utilizza materiali compositi: fibra di carbonio, leghe di alluminio, parti resinose sfornate da stampanti 3D. Sulla struttura è stata quindi integrata l’elettronica necessaria a favorire la guida, stando ovviamente attenti all’ottimizzazione delle caratteristiche fisico-meccaniche. In breve, ne è uscito un volante ad alte prestazioni, adatto a una vera vettura da competizione.

Maddalena Suriani, direttrice della Fondazione Its Maker (77 soci di cui 46 aziende, in rappresentanza del gotha della meccanica emiliana, da Ferrari a Ducati, dalla stessa Dallara alla Ima), si mostra orgogliosa: «Quando i giovani vengono in contatto con realtà produttive di eccellenza, gli effetti sono sempre entusiasmanti – assicura -. Per giunta, oggi, c’è il mondo delle tecnologie digitali ancora tutto da esplorare. Dal punto di vista formativo esperienze di questo genere sono impagabili. Ma l’obiettivo è persino più ambizioso: creare prodotti ad alto tasso di innovazione che possano essere industrializzati». Arrivare sul mercato, perché no? Di Gregorio sorride: «Intanto ci creiamo da soli quelle nuove competenze di cui tanto si favoleggia. Abbiamo smesso da tempo di lamentarci della scuola, piuttosto le diamo una mano a cambiare, a stare al passo con i tempi».

A proposito: sei studenti sono già stati opzionati e a settembre verranno assunti a Varano de’ Melegari. Non è di per sé un ottimo risultato?