È un risultato dal sapore agrodolce quello relativo al Digital economy and society index, l’indice digitale stilato dalla Commissione europea appena aggiornato. Perché se da un lato è vero che le prestazioni italiane sono migliorate, lo è altrettanto il fatto che il nostro Paese resta in fondo alla classifica. Siamo 25simi sulle 28 nazioni dell’Unione. Peggio fanno solo Romania, Grecia e Bulgaria.
Eppure, come detto, la situazione sta migliorando. Se non si scalano posizioni è perché lo stesso sta avvenendo anche negli altri Paesi. Tornando al nostro, il rapporto segnala innanzitutto i miglioramenti infrastrutturali. Sul fronte dello sviluppo della banda larga veloce, l’Italia è passata dalla 23sima posizione dello scorso anno alla 13sima del 2018. La Nga, questa la sigla che la identifica, raggiunge l’87% delle famiglie italiane, contro una media europea dell’80%. Ma solo il 12% delle abitazioni è già dotata di un abbonamento Internet con una velocità di almeno 30 Mbps, mentre a livello continentale siamo al 33%.
La percentuale di case raggiunge dalla banda larga ultraveloce, ovvero superiore ai 100 Mbps, è più che quadruplicata, passando dall’1,1% registrato lo scorso anno al 4,8% nel rapporto appena aggiornato. Ma la distanza con il resto d’Europa, dove la media è del 15,4%, rimane ancora ampia. Da segnalare che a dicembre si sono aperti i cantieri per i primi due appalti legati alla Strategia nazionale per la banda ultralarga. Mentre il terzo ed ultimo, relativo a Puglia, Sardegna e Calabria è in fase di assegnazione. L’investimento complessivo ammonta a 3,6 miliardi.
Il nodo principale da affrontare è invece quello relativo alle competenze digitali. Che, nel nostro Paese, rimangono basse. E, come un macigno, trascinano in basso ogni altro indicatore. Il 69% degli italiani utilizza Internet, contro l’81% degli europei. La distanza più significativa riguarda l’uso della rete per accedere a servizi bancari (43% contro una media europea del 61%) e per lo shopping (44% contro 68%). In tutto questo, c’è però un elemento di estrema positività: l’Italia, sancisce Bruxelles, è tra i pionieri dello sviluppo della tecnologia mobile 5G. Per il resto, c’è tanto terreno da recuperare.