Davanti alla parola robot, Claudio Feltrin, numero uno della Arper di Monastier (Treviso), specializzata in componenti d’arredo per locali pubblici, uffici e in generale ambienti di lavoro, storce il naso. «La vera sfida – sostiene – è nell’introduzione di tecnologia capace di pensare come l’uomo. In grado, cioè, di interpretare le azioni da compiere su uno specifico prodotto in base alle sue caratteristiche e di replicare questo processo, in modo perfetto, per ogni ciclo produttivo». Macchine pensanti, insomma. Non a caso la Arper ha investito nell’introduzione dei cosiddetti robot collaborativi: qualcosa di più che semplici bracci meccanici per funzioni ripetitive, ma «colleghi» operanti in linea fianco a fianco con i lavoratori in carne e ossa. Una piccola, grande rivoluzione. Che ha riguardato, in primo luogo, il reparto tappezzeria: «Tra l’altro, grazie ai macchinari completamente automatizzati che si occupano della puntatura e dell’applicazione delle colle, abbiamo ridotto a zero gli incidenti ed eliminato le malattie professionali».

Feltrin, eletto da un paio di mesi anche alla presidenza nazionale di Assoarredo, è stato tra i primi a capire l’importanza dell’hi-tech e in particolare delle tecnologie digitali per la rinascita del settore del mobile-arredo. Del resto, basta guardare la crescita della stessa Arper, fondata nel 1989 e al centro di un’accelerazione fortissima negli ultimi dieci anni, alla faccia della Grande Crisi, fino agli attuali 250 dipendenti e 70 milioni di fatturato, il 94 per cento dei quali all’estero. «La strada da percorrere è chiara – spiega Feltrin -: utilizzare l’innovazione per costruire e consolidare la relazione con i nostri stakeholder. Nel contract, per esempio, questo deve tradursi nell’andare incontro alle esigenze degli architetti e dei progettisti. Così si va dal sito internet, che deve facilitare il percorso esperienziale verso le collezioni e verso il brand, ai configuratori virtuali, strumenti ormai indispensabili per favorire la progettazione, fino alla produzione, dove la digitalizzazione garantisce in un colpo solo qualità, efficienza, velocità».

Si torna allora ai robot, o come li si voglia chiamare. Un progetto, quello della Arper, studiato su misura, foriero di ulteriori (e continui) sviluppi e realizzato prendendo spunto da tecnologie già note e utilizzate in altri settori, come l’automotive, con le sue linee di montaggio di precisione, o il lusso, dove sono stati sviluppati apparecchi per le cuciture e le finiture. «Il risultato – continua Feltrin – è che le macchine non sono alternative all’uomo, ma affiancano le nostre “maestrie”, come amiamo chiamarle. Le interfacce sono immediate, l’utilizzo è semplice, al punto che si è creata una certa familiarità quotidiana». Colleghi diversi, insomma. Con un obiettivo di fondo: coniugare alta tecnologia e alto artigianato. Perché è così che si crea valore, ai prodotti e all’azienda.