“Le imprese digitali sono non trovano le figure professionali di cui hanno bisogno. Hanno per ora due alternative: o assumere ingegneri supertecnici che però non stanno dentro i processi. Oppure figure di preparazione umanistica senza competenze tecniche. Mentre disegnare le piattaforme richiede di comprendere entrambi gli aspetti”. Luigi Corvo è professore di Innovazione e imprenditoria sociale all’Università di Roma Tor Vergata. E si è messo in testa di colmare questo divario formativo considerando una disoccupazione giovanile alle stelle e un mondo – quello del sociale che lui conosce bene – che se non si innova rischia di grosso.

Così è nata l’idea – tramutata in una iniziativa non profit – di Ulias Academy che vuole integrare nella formazione tre aspetti: il codice, il contenuto e il business sostenibile. Dove il coding non è una competenza verticale ma un nuovo linguaggio. E dove l’enfasi è sull’impatto sociale. Per farlo si sono rivolti a piattaforme di sviluppo digitale come Bc Soft.  “Hanno espresso da subito l’interesse per assunzioni a tempo indeterminato” aggiunge Corvo. Così a dicembre partirà la formazione di Coder 360 con una trentina di studenti.

Luigi Corvo porterà  le sue competenze di costruzione di modelli di business sostenibili dal punto di vista economico, sociale e ambientale, oltre che alla valutazione di impatto. Guido Baracco si occuperà di insegnare l’importanza delle relazioni tra persone e quindi delle community. Francesco Gallo invece è l’esperto di digitale.

Intanto Corvo ha cominciato a lavorare con alcune cooperative di Roma. Si tratta di realtà del terzo settore che, negli anni passati, hanno subìto prima i colpi della crisi poi lo stallo di Mafia Capitale. “Ora chiaramente non bastano più le commesse pubbliche – aggiunge Corvo – è giunto il tempo anche per loro di innovare”. Dove il suo obiettivo è non fare la piattaforma della cooperativa ma trasformare la coperativa in una piattaforma. Un programma ambizioso che coinvolge organizzazioni significative come la Cooperativa Capodarco, che fattura 40 milioni l’anno e impiega 80 disabili.

Nell’ambito di welfare l’impatto delle piattaforme è recente. “Il primo aspetto significativo di innovazione è che i soggetti che useranno le piattaforme, penso per esempio ai disabili, siano coloro che le disegnano. E poi le piattafrome aperte stanno svolgendo un ruolo significativo di welfare sostitutivo”. Corvo, in particolare, ha studiato l’impatto sociale di AirBnb a Roma che ha consentito alle persone di fare microimprenditorialità: “Che cosa succederebbe se le istituzioni pubbliche, lo Stato usassero Airbnb per valorizzare il proprio patrimonio immobiliare inutilizzato?” si chiede Corvo, prefigurando un futuro in cui il digitale moltiplicare il valore inespresso della società.