Penultima puntata di oggiArtigiani, esperimento di scrittura creativa e multimedia journalism, realizzato con gli studenti del 2° anno del Corso di cinema d’impresa Scuola Nazionale di Cinema-Centro Sperimentale di Cinematografia Sede Lombardia per scoprire cosa significhi essere artigiani nel ventunesimo secolo. In questa puntata la “rete” e il design della storica azienda milanese Azucena.

 

Riproducibilità d’autore al servizio del mercato globale. Questo il segreto di Azucena, azienda milanese che da sessant’anni vende complementi d’arredo, alcuni dei quali disegnati dai più grandi architetti italiani.

Una collezione artigianale che coniuga la migliore tradizione dell’architettura d’arredo con la costruzione industriale di oggetti di design.

L’idea si concretizzò nel 1947, raccogliendo quei fermenti che a Milano si erano accesi già un anno prima. Nel 1946, la Triennale aveva inaugurato Rima-Riunione Italiana per le Mostre di Arredamento che portò alla ribalta le nuove generazioni di designer italiani, protagoniste di un ripensamento degli spazi interni, a partire dall’utilizzo di un repertorio di arredi riproducibili in serie e pensati per case dai volumi minimi e razionalizzati. Furono gli anni in cui Vico Magistretti realizzò gli interventi di ristrutturazione della Casa per reduci al QT8 e, allo stesso tempo, Ferdinando Innocenti fece conoscere al mondo la mitica Lambretta.

In questo periodo di fermento culturale, Paolo Caccia Dominioni e Ignazio Gardella crearono i presupposti per un nuovo modo di arredare gli spazi, a partire dalla firma di singoli prototipi d’arredamento, che potessero essere riproducibili in modo seriale, adattabili agli spazi delle nuove case in costruzione. Per farlo, avevano bisogno di creare una “rete” di competenze artistiche e tecniche al servizio del progetto; la trovarono in Corrado Corradi dell’Acqua, Franca e Maria Teresa Tosi. Obiettivo di questa “rete di design”: affrontare i cambiamenti del tempo, proponendo versatilità industriale e collezioni d’autore. Un’idea che l’azienda milanese continua a proporre ancora oggi, anche nel mercato internazionale.

Per Marta Sala, una delle fondatrici di Azucena: «Bisogna fare leva sulle nuove generazioni di artigiani che lavorano bene, anche fuori Italia, ma che riproducano il Made in Italy». Accanto alla riproposizione della collezione storica, l’innovazione non viene pensata come distacco dalla tradizione, ma come dialogo. Un “design di pensiero” che va oltre i singoli prodotti, e che attraverso la rete di produttori, artigiani, designer, costituisce la filiera della storica azienda milanese, il suo marchio distintivo.

Secondo le ultime stime, dopo il biennio critico 2012-13 nel quale il settore dell’arredamento in Italia ha registrato vertiginosi cali del fatturato, sarà forse in quest’ultimo trimestre che il commercio conoscerà una crescita del 2-3% rispetto al 2014 (occorrerà poi vedere quanto la domanda interna verrà frenata dall’andamento dell’occupazione). Ma le crisi sono sfide nel mercato globale. Tutto sta alla risposta.

La combattuta zingarella de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, personaggio dal quale Azucena mutua il nome, è forse la metafora più pregnante di un conflitto fra tradizione e innovazione, negli intrecci di una rete tra passato e futuro. Una rete dalle maglie fitte, dalla trama universale. Come la qualità delle idee, che non conoscono tempo, tantomeno confini.